Sterlina dollaro segna qualche linea di febbre, il baratro si avvicina. Il cambio sterlina dollaro e' sceso nelle ultime ore in area 1,2875/80 dai massimi di settimana scorsa a 1,30 circa, a meta' strada del rialzo partito dai minimi del 15 gennaio, giorno della bocciatura del piano di attuazione della Brexit in Parlamento. Il comportamento della Premier May del resto inizia a destare qualche preoccupazione, il "piano B", che doveva sostituire il "piano A" alla ricerca di nuovi consensi, e ne servirebbero moltissimi per ribaltare il risultato della scorsa settimana, e' di fatto una fotocopia del precedente. Per dare un'idea di quanto il piano B e il piano A si assomiglino, basti pensare che il capo dei Laburisti Jeremy Corbyn ha citato nella sua replica alla presentazione della May il film "ricomincio da capo" ("This really does feel a bit like Groundhog Day"). Per Theresa May il suo piano e' l'unico che puo' evitare il "no deal", l'uscita del Regno Unito senza accordo, un evento che tutti concordano come potenzialmente catastrofico per l'economia. Tanto catastrofico che fino a ieri in molti pensavano che a quella eventualita' non si sarebbe mai arrivati.

Oggi devono essere stati in molti a guardarsi negli occhi e a domandarsi "ma allora non sta scherzando?". Come sempre il punto nodale e' il "backstop", lo speciale regime previsto per l'Irlanda del Nord, il cui confine resterebbe aperto nei confronti dell'Irlanda, lasciando quindi di fatto un varco con la Ue, e che l'Europa pretende rimanga aperto, senza che Londra possa decidere da sola di chiuderlo, fino a quando non verra' trovata una soluzione, indipendentemente dal tempo che ci vorra'. Gli "hard brexiteers" non vogliono il confine aperto, di fatto infatti annullerebbe la possibilita' del Regno Unito di proporre una sua politica doganale, e il Partito Unionista, che supporta i Tory, non lo vuole perche' teme possa essere un cavallo di Troia per unire le due Irlande (gli Unionisti infatti sono protestanti che voglio stare con il Regno Unito). L'Unione europea fa la voce grossa ma resta ancora da capire quanto si sia effettivamente spaventata dopo la valanga di settimana scorsa. L'entita' delle ripercussioni di una "hard Brexit" sono quantificate, almeno per l'Italia, da uno studio di Duff & Phelps: le nostre esportazione del 2017 verso il Regno Unito sono state di 23 miliardi. Il solo ammontare di nuovi dazi potrebbe essere di 1,3 miliardi, ma considerando anche le barriere non tariffarie (Non-Tariff barriers, NTB), l'ammontare dell'export italiano verso il Regno Unito nel medio termine potrebbe calare, nello scenario peggiore, di un importo compreso tra un terzo e la meta', quindi per un valore compreso tra 7,5 e 11 miliardi di Euro annui circa.