Ancora una seduta molto difficile per Stm *a Piazza Affari: il titolo della società franco-italiano del circuito integrato segna un ribasso del 4,51% a 18,51 euro e invia un forte segnale di debolezza dopo la violazione (con un gap dow in avvio di seduta) dei supporti di area 19,0 euro e l'affondo fino ai minimi di quota 18,455 euro che pongono le basi per ripiegamenti fino ai sostegni di quota 17,47 euro (bottom del 2 marzo scorso). Ieri l'indice *SOX di Philadelphia dei semiconduttori ha chiuso la seduta con un ribasso del 2,77% e le vendite sul comparto dei tecnologici scatenate dal caso Facebook *si sono allargate con il sentiment decisamente negativo portato sull'azionario globale dai *nuovi dazi USA sulle importazioni cinesi.

Da notare che proprio la tecnologia *è stata indicata da Washington come uno degli ambiti di maggiore attrito con la politica commerciale della Cina e durante la sigla dell'ordinanza sui nuovi dazi ieri *Robert E. Lighthizer,* rappresentante USA al commercio internazionale (USTR U.S. Trade Representative), ha accusato la Repubblica Popolare di forzare il trasferimento tecnologico fuori dagli Stati Uniti, di richiedere licenze a prezzi inferiori al proprio valore, di capitalismo di stato nonostante l'acquisizione di tecnologia statunitense con sistemi non economici e di furti informatici (cyber theft).
Da evidenziare che Trump, durante il discorso per la firma sui dazi, ha affermato "Abbiamo perso in un breve periodo 60.000 imprese nel nostro Paese- chiuse, spente, andate. Sei milioni di posti di lavoro, almeno, andati. E ora stanno cominciando a tornare. Guardate cosa sta accadendo con Chrysler (la controllata di FCA ha annunciato un nuovo impianto nel Michigan), con *Foxconn
(l'assemblatore di cellulari di Taiwan e fornitore chiave della statunitense Apple ha annunciato con la riforma fiscale USA nuovi impianti nel Wisconsin), e con tante altre imprese che vogliono tornare negli Stati Uniti".