Tenaris accelera al ribasso con calo prezzo greggio. Il cda di quest'ultima ha convocato l'assemblea per il delisting dalla Borsa di Buenos Aires. Martedi' le stime API sulla variazione delle scorte Usa hanno mostrato un'altra crescita di ben 4,85 milioni di barili degli stock di greggio. L'EIA (Energy Information Administration) ha comunicato mercoledi' che, nella settimana terminata lo scorso 7 giugno, le scorte di petrolio negli USA sono aumentate di 2,206 mln di barili a 485 milioni di barili. Le stime degli analisti erano fissate su un decremento pari a 0,481 mln di barili. Nella settimana precedente le scorte di petrolio greggio erano aumentate di 6,771 milioni di barili. L'EIA ha anche ridotto le stime sui prezzi del greggio (sia Brent che WTI) nel 2019. Nell'edizione di giugno del suo Short-Term Energy Outlook (Steo),l'ente di Washington ha infatti ridotto del 5,6% la stima di prezzo medio del Wti a 59,29 dollari il barile per quest'anno e del 4,2% a 66,69 dollari quelle relative al Brent (confermato invece l'outlook 2020 rispettivamente a 63 e 67 dollari il barile). Tagliate anche rispetto allo Steo di maggio le previsioni di produzione di greggio in Usa dell'1,0% a 12,32 milioni di barili al giorno per il 2019 e dello 0,9% a 13,26 milioni per il 2020. Pesano sui corsi del petrolio anche le rinnovate tensioni commerciali tra Usa e Cina che si traducono in forti vendite e la notizia delle forniture extra concesse dall'Arabia Saudita ad alcuni compratori cinesi. Il future sul Crude Oil quota 52 dollari circa, in calo del 2,35% (minimo di seduta a 51,48$). Tenaris ha toccato un minimo intraday a 10,725 per poi rimbalzare poco sopra quei livelli. La chiusura di martedi' era stata a 11,245 euro, il calo e' quindi del 4% circa. Il massimo dell'11 giugno di Tenaris si colloca sul 38,2% di ritracciamento del ribasso dal top del 20 maggio (che a sua volta aveva ritracciato solo il 50% circa del ribasso dal massimo del 23 aprile), la reazione vista nelle ultime sedute non e' riuscita quindi ad invertire la precedente tendenza ribassista. Se i prezzi dovessero scendere al di sotto dei minimi del 31 maggio e del 3 giugno allineati in area 10,36 diverrebbe molto probabile un ulteriore scivolamento verso i minimi di dicembre 2018 a 9,06 euro con unico supporto intermedio a 10 euro. Per inviare un segnale di forza le quotazioni dovrebbero recuperare oltre gli 11,30 euro. In quel caso target a 11,95, lato alto del canale ribassista che contiene le oscillazioni dai massimi di fine aprile. Sopra quella resistenza indicazioni positive per il trend, il canale citato si dimostrerebbe un "flag", figura di continuazione del rialzo precedente, quello visto dai minimi di dicembre, che potrebbe riprendere con obiettivi anche sui massimi di aprile a 13,54 euro.