In sintesi, secondo il socio Vivendi e il Consigliere de Puyfontaine, il Consiglio avrebbe:

(i) attuato un *indebito processo di impairment *da cui sarebbe conseguita l'altrettanto indebita svalutazione dell'avviamento per complessivi Euro 2 miliardi nel resoconto intermedio di gestione al 30 settembre 2018;

(ii) utilizzato le circostanze che hanno portato all'impairment per revocare le deleghe attribuite al Consigliere Amos Genish;

(iii) violato le regole di governance nel processo che ha portato alla suddetta revoca;

(iv) violato le regole di governance nel processo di attribuzione *delle deleghe *al Consigliere Luigi Gubitosi;

(v) *violato la normativa vigente in occasione della richiesta di Vivendi di convocare l'Assemblea *degli azionisti di TIM per:
(a) il conferimento dell'incarico di revisione per il periodo 2019-2027;
(b) la revoca di cinque Amministratori nelle persone dei Consiglieri Fulvio Conti, Alfredo Altavilla, Massimo Ferrari, Dante Roscini e Paola Giannotti de Ponti, nonché
(c) la nomina di cinque Amministratori nelle persone dei Signori Franco Bernabè, Rob van der Valk, Flavia Mazzarella, Gabriele Galateri di Genola e Francesco Vatalaro, in sostituzione di quelli revocati;

(vi) violato la normativa vigente in occasione della comunicazione al mercato di risultati preliminari 2018 inferiori al consensus e di stime prudenti per il primo semestre 2019, asseritamente così provocando un deprezzamento del titolo, oltre che una perdita di fiducia degli investitori.

Tutti gli episodi di cui sopra si sarebbero verificati in un contesto caratterizzato - secondo Vivendi e il Consigliere de Puyfontaine -da una serie sempre più evidente di conflitti di interesse, acuiti dal fatto che il Consiglio di Amministrazione si sarebbe avvalso dell'*advisor legale di Elliott *nella preparazione delle decisioni consiliari.