Vendite sul petrolio nei mercati internazionali. Il future sul *Brent *cede il 2,03% e si porta a 72,87 dollari al barile, mentre il derivato sul *WTI *passa di mano a 64,02 dollari con uno svantaggio di 1,86 punti percentuali sul riferimento.

Secondo alcuni osservatori l'*Opec *potrebbe aumentare la produzione per bilanciare i tagli all'esportazione iraniana imposti dalla Casa Bianca.

Come noto lo scorso lunedì Donald Trump ha annunciato l'intenzione di portare a zero l'export di greggio di Teheran e ha annunciato che non rinnoverà il prossimo 2 maggio le esenzioni che finora ha concesso a diversi Paesi (tra i quali l'Italia).

La Cina, che è tra i Paesi finora esentati dal blocco imposto da Washington al greggio iraniano, ha però ribadito che la propria collaborazione con Teheran rimane aperta e legale. Lo stesso ha fatto la Turchia, rigettando le sanzioni unilaterali e aggiungendo che non aiuteranno la pace e la stabilità nella Medioriente. Malumori si registrano anche in India e il prossimo maggio sarà dunque da tutto da vedere l'effetto dell'attivazione delle sanzioni Usa per i Paesi finora esentati.

Nel frattempo già alcuni osservatori, come detto, ipotizzano che l'Opec+, che finora ha tagliato la produzione per mantenere più elevati i prezzi e scoraggiare (senza successo) l'impatto della crescita costante dello shale oil statunitense, potrebbe decidere di aumentare l'output per bilanciare l'effetto Teheran.

Nel mezzo di questa storia si pongono le sanzioni Usa al Venezuela e il durissimo impatto sulla già provata economia sudamericana oltre alla crisi libica.

A Milano, in queste ore, i titoli del settore petrolifero continuano a perdere quota: Eni *cede lo 0,93%, *Saipem *il 3,06% e *Tenaris *il 2,86%. Un cattivo sentiment che percorre il comparto a livello europeo come dimostrato dall'EURO STOXX Oil & Gas* in calo dell'1,05 per cento.