Spagna, l’elefante nella stanza

Dalla Grecia si è arrivati alla Spagna. E all'Italia. E' verosimile l'ultima minaccia?

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Le ultime settimane sono state una vera sofferenza per gli investitori che non si siano rifugiati nella attività più difensive come l’oro e i bund tedeschi.L’incertezza sui periferici della zona e assommata alla catastrofe giapponese e al forte rialzo delle commodities hanno provocato un evidente rallentamento ciclico.Il primo fattore rimane purtroppo ben attivo ed esacerbato dalle continue titubanze politiche sulle scelte da compiere.Ricordiamo come il rischio maggiore sia un default disordinato sul debito pubblico greco con devastante contagio sui due “elefanti nella stanza”, ovvero Spagna ed Italia.Nel caso iberico stiamo parlando di un debito pubblico netto che è stato prossimo ai 518 mld€, quasi doppio rispetto a quello greco, ma a sua volta un terzo di quello del vero “big elephant in the room” ovvero l’Italia.Ovviamente oltre al macigno pubblico occorre assommare le risorse necessarie ad evitare la crisi dei rispettivi sistemi bancari.Il caso spagnolo non è riconducibile a quello greco. Infatti fino al 2007 il bilancio dello stato era considerato tra quelli più floridi della zona euro, in quanto registrava un avanzo e non solo sulla parte primaria (escludendo quanto è necessario per pagare gli interessi sul debito) e presentava un passivo sul PIL pari ad appena il 36%.La bolla immobiliare aveva fatto correre le entrate fiscali, i redditi delle persone che operavano per imprese non orientate all’export e conseguentemente la bilancia delle partite correnti evidenziava un disavanzo vicino al 10% del PIL proprio nel 2007.Purtroppo i “numeri” della Spagna attualmente sono molto diversi: il rapporto deficit/PIL, nonostante l’austerity che sta portando in piazza migliaia di persone, dovrebbe rimanere superiore al 6% quest’anno e il rapporto debito/PIL attorno al 64%.