Shutdown

Cos’è lo shutdown?

Negli Usa la fine di settembre decreta anche la fine dell’anno fiscale. Arrivato a questo punto si elabora, solitamente, un piano di bilancio nel quale si specificano tutte le voci di spesa. A farlo sono la Camera dei Rappresentanti, il Senato e il Presidente. Tre entità governate, due delle quali governate da correnti nemiche e bloccate su fronti opposti per quanto riguarda altre questioni come la riforma sanitaria, le spese militari e le aliquote fiscali. Infatti uno dei risultati meno noti ma più preoccupanti delle ultime elezioni presidenziali che hanno confermato al suo secondo mandato Barack Obama, hanno anche registrato una spaccatura politica tra i due rami del Congresso: i Democratici hanno la maggioranza al Senato, mentre alla Camera dei Rappresentanti sono i Repubblicani a governare. E qui nasce il problema. Prima di tutto i conservatori chiedono la diminuzione dei finanziamenti a favore della riforma sanitaria voluta da Obama (la cosiddetta Obamacare) che permetterebbe a oltre 30 milioni di statunitensi di avere una copertura assicurativa, alle società che forniscono le polizze di non rifiutare il contratto per determinate patologie che prima non erano coperte e altri vantaggi per la popolazione. Vantaggi che però saranno offerti dalle finanze pubbliche gravemente indebitate. Per questo motivo i repubblicani chiedevano almeno il posticipo di un anno dell’avvio della riforma, la quale, invece, ha visto la luce proprio il 1 ottobre, stessa data in cui, in mancanza di accordo con i democratici, si è giunti al blocco delle attività lavorative. Infatti. in mancanza di una politica che illustri le spese da sostenere non si è potuto far altro che chiudere gli uffici e i programmi federali. Compresi quelli medici considerati non essenziali. Mentre ospedali, pronto soccorso e forze dell’ordine continueranno a lavorare.

Le conseguenze

Le conseguenze restano piuttosto spinose perchè lo shutdown ha portato a bloccare circa 800mila lavoratori statali quasi tutti concentrati nell’area di Washington, un dato che potrebbe peggiorare le stime del Pil visto anche il conseguente blocco dell’economia che registra perdite per 300 milioni di dollari al giorno. Non solo, ma il blocco degli uffici amministrativi coinvolge anche quelli predisposti al rilevamento dei dati macro che la Federal Reserve utilizza come parametro per l’avvio del tapering: mancando dei raffronti numerici, con ogni probabilità, verrà rimandata ancora l’exit strategy scelta dalla Fed e cioè l’assottigliamento degli acquisiti di bond e mutui cartolarizzati per un totale di 85 miliardi di dollari mensili che, secondo le proiezioni degli analisti, dovrebbero vedere una calo, come primo step, di 10-15 miliardi.

Differenza tra shutdown e crisi del debito

Diverso invece il problema riguardante il tetto del debito. In questo caso si tratta di una soglia che negli Usa viene stabilita per legge, soglia di spesa che non dev’essere superata previa accordo fra le parti. E qui ritorna di nuovo lo stesso scoglio di prima. L’ultima volta il dibattito che aveva portato all’innalzamento del debito avvenne nell’estate del 2011 e portò a quei 16.700 miliardi di spesa che a metà ottobre sarà presumibilmente raggiunto. Al 17, per la precisione, secondo i calcoli del Tesoro stesso.

E in questo secondo caso si parlerà di default tecnico, perchè gli Usa non potranno più contrarre debito.



La conseguenza più inattesa dello shutdown

Negli Stati Uniti, come in effetti anche da noi, il posto come dipendente pubblico è considerato generalmente come una sorta di sicurezza. Ora potrebbe non essere più così.

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Bernanke sembra aver già deciso: tassi bassi a lungo

Wall Street e le borse asiatiche non festeggiano le dichiarazioni di Bernanke su un prolungamento del QE, perchè, ormai, dopo le tante continue rassicurazioni, la realtà di un QE praticamente infinito resta ormai un dato di fatto, già scontato, e presto potrebbe far vedere tutte le sue crepe.

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Fed: questa sera si recita a soggetto

In un mercato globale sempre più Fed-driven è lecito pensare che un battito di ciglia di Bernanke possa causare un tifone a Tokyo (il che è accaduto nella realtà). Perciò ogni parola del numero uno della Banca Centrale Usa sarà attentamente valutata. Un ottimo motivo per non dare niente per scontato, questa sera...

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Usa: il mercato del lavoro non convince. Il Tapering è rinviato

Settembre ha evidenziato un tasso di disoccupazione inaspettatamente in calo, ma un numero di nuovi occupati nel settore non agricolo inferiore alle attese. Le previsioni per ottobre sono ancora meno incoaggianti e così gli analisti non si aspettano l’avvio dell’exit strategy da parte della Fed prima di marzo prossimo.

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La Fed torna in primo piano: quando partirà il tapering?

L’accordo temporaneo raggiunto sul debito sposta nuovamente l’attenzione degli investitori sulle prossime mosse della Fed in materia di politica monetaria. Un rinvio dell’exit strategy sembra cosa certa: quali i possibili scenari?

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Usa: l'accordo scongiura il default

Il problema non è stato risolto, ma semplicemente rinviato, con la sospensione dell’innalzamento del tetto del debito fino al 7 febbraio 2014 e l’interruzione dello shutdown fino al 15 gennaio 2014.

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L’America è salva, per ora! Quali gli scenari post-accordo?

In extremis è arrivata ieri l’intesa tra Repubblicani e Democratici che ha permesso di evitare il default degli Stati Uniti. I problemi però non sono risolti, ma solo spostati in avanti e i mercati a breve potrebbero accorgersene.

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Fino a quando i mercati si fideranno di Washington?

Si susseguono le proposte bipartisan: quelle avanzate dalla Camera (a maggioranza repubblicana) non passano al Senato (a maggioranza democratica), mentre per approvare una legge ci vuole la maggioranza su entrambi i rami più la firma del presidente. E siamo a -24 ore.

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Bravi solo a perdere tempo

La litigiosità americana continua a paralizzare il paese e impedisce il raggiungimento di un accordo decente per evitare il default.

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Partito countdown per il default Usa: attese giornate intense

In mancanza di un accordo sull’innalzamento del tetto del debito, tra due giorni ci sarà il tanto temuto default degli Stati Uniti.

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Tornano le tensioni a Wall Street. Ancora nessuna intesa

I futures sugli indici anticipano una partenza tutta in discesa a soli tre giorni dalla scadenza per l’innalzamento del tetto del debito. Diversi i titoli da seguire.

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Flirtare con l’Italia

L’enormità delle conseguenze del fallimento USA è tale che anche il G20 ha ritenuto di fare un appello agli USA a fare in fretta, ma nessuno lo ritiene realisticamente possibile.

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