Il mondo delle assicurazioni è tra i più complessi. Spesso per il consumatore non è facile districarsi tra i tanti prodotti offerti dalle compagnie nazionali e internazionali. Tra le varie opzioni esistenti, però, c’è un tipo di polizza che potrebbe rivelarsi molto utile per i lavoratori. 

Le imprese assicurative o anche le banche offrono l'assicurazione per il rischio d’impiego, che permette a chi ha contratto un mutuo di tutelare se stesso o la propria famiglia in caso di licenziamento. Con questa polizza assicurativa, il lavoratore può continuare a garantire il pagamento delle rate mensili, anche se non percepisce più alcuna retribuzione. Inoltre, può servire nell’ipotesi in cui il lavoratore riceve meno soldi in busta paga.  

In generale, il costo della polizza dipende da molteplici fattori, il principale è il tipo d’impiego che si svolge. A garantire l’estinzione del debito contratto con la banca è dunque la compagnia assicurativa per il tempo stabilito dal contratto oppure fino a quando il lavoratore non ha trovato un nuovo impiego.   

Assicurazione per chi perde il lavoro, di cosa si tratta?

Con l’assicurazione per il rischio d’impiego, la compagnia garantisce il pagamento delle rate mensili del mutuo contratto dal lavoratore che nel frattempo è stato licenziato. Questo tipo di polizza vale sia per il mutuo bancario ipotecario sia per quello contratto con società finanziarie. In questo modo, il lavoratore tutela se stesso e i propri familiari dal rischio di non potere pagare il mutuo, non avendo più una fonte di reddito. 

La polizza per il rischio d’impiego è generalmente volontaria. Nel caso in cui il lavoratore, ma anche un pensionato, scelga un finanziamento personale, la cosiddetta cessione del quinto, l’assicurazione per il rischio d'impiego è obbligatoria, dal momento che il rimborso mensile del prestito da parte dell'azienda o dell'Inps avviene tramite trattenuta dalla retribuzione oppure dalla pensione. Questo tipo di polizza è ancor più indispensabile, perché l'estinzione del prestito dipende dallo stipendio dal quale attingere per le rate mensili.  

La cessione del quinto riguarda i lavoratori dipendenti assunti con un contratto a tempo indeterminato in un’azienda privata o pubblica oppure i collaboratori a progetto che però devono estinguere il prestito entro la scadenza del contratto a tempo determinato. Sono esclusi i lavoratori autonomi

Al di là di questo caso specifico, chiunque è libero di stipulare una assicurazione che lo tuteli nel caso in cui venga licenziato. Anche la banca o la società finanziaria che erogano il mutuo possono proporre al lavoratore questo tipo di polizza da inserire nel contratto come spesa accessoria

Assicurazione per chi perde il lavoro, come funziona e il costo

La compagnia assicurativa può prevedere la copertura parziale o integrale del pagamento delle rate mensili nel caso il lavoratore perda l’impiego. Come le altre polizze assicurative, è possibile pagare con cadenze diverse – mensile, trimestrale, semestrale, annuale – oppure in una unica soluzione. 

Le banche generalmente offrono l’assicurazione per il rischio d’impiego in convenzione con le compagnie assicurative. In alternativa, è possibile stipulare la polizza in modo indipendente scegliendo da sé la società a cui rivolgersi. 

Ciascuna impresa assicurativa propone una polizza che il lavoratore può personalizzare. L'assicurazione copre sia la perdita del posto di lavoro sia la riduzione del reddito. Il licenziamento per giusta causa o per motivi disciplinari sono invece due ipotesi che fanno saltare la copertura.   

La compagnia paga le rate mensili del mutuo per minimo sei mesi fino a un anno e mezzo. A differenza della polizza obbligatoria nel caso di cessione del quinto, oltre ai dipendenti pubblici e privati, sono liberi di assicurarsi contro il rischio d’impiego anche i liberi professionisti e i lavoratori autonomi

I costi della polizza per il rischio d’impiego cambiano da compagnia a compagnia. Ci sono però una serie di fattori che influiscono sempre sul prezzo finale, il principale è il tipo di lavoro che si svolge. Un dipendente pubblico è meno probabile che perderà il posto di lavoro perché gode di maggiori tutele contrattuali. In questo caso, il rischio è più basso. Diversamente, per un dipendente privato che è più esposto al licenziamento, soprattutto oggi, con la crisi economica innescata dalla pandemia. 

Le voci che influsicono sul costo della polizza sono: il reddito, la durata della copertura, il valore del debito, l’età anagrafica – una persona con tanti anni di servizio alle spalle è difficile che venga licenziato rispetto a un lavoratore giovane o neo assunto – infine l’importo del premio. 

Assicurazione per chi perde il lavoro, attenzione alle pratiche commerciali scorrette 

La polizza sul rischio d’impiego può essere abbinata ai mutui o ai finanziamenti come spesa accessoria dalla banca o dalla società finanziaria. Il consumatore deve sapersi difendere e fare attenzione a frodi, truffe e pratiche commerciali scorrette.

Il mondo assicurativo è finito nel mirino dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) perché 18 imprese tra società di comparazione di prezzo e compagnie assicurative avrebbero creato un cartello scambiandosi per nove anni informazioni sensibili – dati sui consumatori e sui concorrenti – per offrire polizze Rca più salate. Anche durante la pandemia di Covid-19. 

A tutela dei consumatori non sono mancati altri interventi da parte dell’Agcm, dell’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (Ivass) e della Banca d’Italia nel mondo assicurativo e bancario. Lo scorso anno infatti l’Agcm ha multato alcuni Istituti di credito per milioni di euro, colpevoli di avere costretto i clienti a firmare delle polizze per poter accedere al mutuo o al finanziamento. 

Queste assicurazioni sono note come payment protection insurance (Ppi) tra le quali c'è anche l’assicurazione per il rischio d’impiego.

Le Ppi tutelano chi contrae il prestito, compresi i familiari, da tutta una serie di altri eventi, morte, invalidità permanente, infortunio, malattia. Una prassi generalizzata, condannata dall’Antitrust che ha poi spiegato perché ha sanzionato le banche:  

  1. Il consumatore è la parte contrattuale debole. Infatti, l’erogazione del mutuo e del prestito dipende dalla decisione unilaterale della banca, sottoporre quindi ulteriori condizioni rende il cliente ancor più vulnerabile. 
  2. Commercializzare le polizze payment protection insurance a ogni mutuo e a ogni prestito erogato è una pratica commerciale aggressiva; non importa che l’Istituto di credito abbia inserito delle informazioni sul prodotto assicurativo nel modulo.  
  3. Il danno delle pratiche commerciali scorrette può essere anche solo potenziale. Aggiungere spese ulteriori alle rate mensili (compresi gli interessi) del mutuo o del finanziamento può scoraggiare il consumatore. 

Dall’indagine dell’Ivass, Agcm e Banca d’Italia è emerso che tra il 75-85% dei contratti di mutuo e di finanziamento contenevano questo tipo di polizze assicurative.

Il codice del consumo vieta le pratiche commerciali scorrette, fornendo una definizione precisa all’articolo 20: 

«Una pratica commerciale è scorretta se è contraria alla diligenza professionale, ed è falsa o idonea a falsare in misura apprezzabile il comportamento economico, in relazione al prodotto, del consumatore medio che essa raggiunge o al quale è diretta o del membro medio di un gruppo qualora la pratica commerciale sia diretta a un determinato gruppo di consumatori».