La pandemia ha avuto un fortissimo impatto su aspettative, preoccupazioni e priorità della popolazione mondiale.

Nella prima fase l’emergenza è stata affrontata con la speranza che se ne potesse uscire nel giro di pochi mesi, ma quando si è compreso, dalla seconda ondata in poi, che le cose non sarebbero cambiate tanto facilmente, le preoccupazioni e le tensioni sono aumentate.

Mancando la possibilità di pianificare, di mettere in cantiere progetti, ciò che di fatto alimenta la speranza, è venuta meno la fiducia nel futuro.

Da questo scenario parte una recente ricerca realizzata da BNP Paribas Cardif in collaborazione con Ipsos

Lo studio, finalizzato a comprendere come il comparto assicurativo possa orientare i suoi sforzi per supportare un percorso di ritorno alla normalità una volta che l’emergenza sanitaria sarà rientrata, ha coinvolto un campione di 21mila persone, in 21 paesi e 3 continenti (Europa, America Latina e Asia) ed ha evidenziato su quali temi si è spostata l’attenzione e la tensione della popolazione con ripercussioni su comportamenti di consumo e conseguente approccio agli investimenti anche in campo assicurativo.

Gli effetti della pandemia a livello mondiale

A livello mondiale l’emergenza sanitaria ha accentuato preoccupazioni già consolidate negli anni precedenti, in particolare malattia e perdita di reddito con effetti negativi su qualità della vita e sulla percezione della vulnerabilità. 

Ad essere colpiti maggiormente i giovani nella fascia di età compresa tra i 18-24 anni.

A subire di più la crisi sono stati i latino-americani il 79% dei quali ha visto ridurre le sue entrate, seguiti dagli asiatici (76%) e dagli europei (58%). 

In Europa, nonostante l’impatto della pandemia, alcuni paesi hanno mantenuto un discreto livello di fiducia sia in materia di salute che sul fronte economico. Si tratta di realtà come Francia, Germania, Scandinavia dove adeguate politiche di sostegno statali sono riuscite a contenere l’incremento della disoccupazione mitigando così gli effetti della crisi.

Nel mondo se da un lato è cresciuta la quota di chi si sente protetto dagli imprevisti, è cresciuto contestualmente il desiderio di maggiore tutela rispetto alla disoccupazione, alle gravi malattie e agli incidenti in particolare in Asia e in America Latina. 

Per quanto riguarda il credito si è ridotta la propensione ad acquistare immobili attraverso mutui ( -13%). Nonostante ciò viene rilevata una buona conoscenza degli aspetti assicurativi, in particolare il 69% è al corrente dell’esistenza di polizze per assicurare il credito e il 18% ne ha già sottoscritta una.

Gli effetti della pandemia in Italia 

Nell’ultimo anno per gli italiani è cresciuta la paura relativa all’occupazione, alla sua continuità, è aumentata la percezione del rischio di poter perdere il lavoro in un contesto socioeconomico caratterizzato più che mai da una forte instabilità.

Non a caso il presidente del consiglio Mario Draghi nel presentare il suo programma di governo è partito proprio da questo punto sottolineando la consapevolezza di come la diffusione del virus abbia comportato gravissime conseguenze sul tessuto economico e sociale del nostro Paese con rilevanti impatti sull’occupazione, specialmente quella dei giovani e delle donne. Un fenomeno destinato ad aggravarsi nelle sue previsioni con il venir meno del divieto di licenziamento.

È cresciuta anche la preoccupazione per la salute propria e per quella dei familiari, con una percezione del rischio di ospedalizzazione, anche per un eventuale contagio da coronavirus, che nei mesi non ha mai arrestato la sua crescita. 

Questi timori hanno determinato di riflesso la percezione di un bisogno di maggiore protezione verso la propria famiglia, con particolare attenzione alla sfera economica. 

Va detto che in generale la pandemia ha avuto anche un effetto di riduzione dei guadagni per molte famiglie che hanno dovuto rinunciare a progetti messi in cantiere che richiedevano investimenti al di fuori delle spese ordinarie.

Il confronto tra Italia ed Europa

Uno degli elementi emersi chiaramente dalla ricerca di BNP Paribas Cardif è che in Europa ad essere i più pessimisti sono proprio gli Italiani che hanno idee confuse sul futuro e sulle prospettive ma denotano maggiore consapevolezza circa i rischi rispetto ai quali muoversi e attuare meccanismi preventivi. 

Se da un lato la crisi ha infatti ridimensionato il potere di spesa, andando ad incidere soprattutto sul tenore di vita e sulle finanze di lavoratori precari, donne, e giovani acuendo la percezione dell’incertezza rispetto al futuro e determinando il conseguente congelamento di progetti che erano stati messi in calendario, dall’altro, soprattutto le categorie più colpite dagli effetti dell’emergenza sanitaria hanno avuto la possibilità di toccare con mano quanto siano importanti la prevenzione e la protezione specie per quanto attiene la salute e l’occupazione.

In questo, come più volte sottolineato anche dall'Istituto di vigilanza sulle assicurazioni (IVASS), hanno giocato un ruolo importante le soluzioni che le compagnie di assicurazione hanno messo in piedi in tempi molto rapidi durante l’emergenza come:

• l’estensione gratuita e in via temporanea di garanzie e servizi presenti nelle polizze sanitarie con riconoscimento agli assicurati affetti da Covid19 e in quarantena domiciliare di diarie giornaliere o indennizzi in caso di ricovero in terapia intensiva; 

• la creazione di polizze a sostegno degli esercizi commerciali costretti al fermo dalle disposizioni per il contenimento dei contagi; 

• nel settore viaggi l’ampliamento delle garanzie per il rimborso di costi e penali per la perdita del viaggio; 

• l’integrazione dei servizi assicurativi tout court con attività a supporto della gestione dell’emergenza come ad esempio l’istituzione di teleconsulto medico e di sportelli legali.

Ma in che misura sono diffuse le paure raccontate dagli italiani rispetto alle quali gli assicuratori sono chiamati ad individuare nuove soluzioni in termini di protezione e prevenzione che ne soddisfino i bisogni emergenti?  

L'indagine conferma che la paura di una riduzione delle entrate ha coinvolto il 75% degli italiani contro il 70% europeo, la preoccupazione di ammalarsi gravemente e perdere la propria indipendenza riguarda invece il 68% degli italiani contro il 60% europeo. 

Il timore di perdere il lavoro riguarda il 65% degli italiani contro il 58% europeo.

La percezione del ruolo dell’assicurazione 

La pandemia ha fatto toccare con mano quanto sia importante tutelarsi da eventi imprevisti. 

Per questo motivo è cresciuta tra gli italiani la percezione del valore della protezione di una polizza, 7 italiani su 100 in più rispetto al periodo precedente la pandemia ritengono strategica la copertura assicurativa, con un passaggio dal 55% al 62%.

Solo il 7% degli italiani ritiene di essere molto ben protetto contro l’11% a livello europeo ma è aumentata la percentuale di chi si sente “abbastanza protetto” (55%; +6 p.p.) e diminuita quella di chi si sente “non molto protetto” (30%; -7 p.p.).

L’emergenza sanitaria ha poi determinato nuove priorità nell’ambito del bisogno di protezione, in primo luogo si presta particolare attenzione all’ipotesi di malattia grave (nel nostro paese per il 40% degli intervistati mentre per es. in Germania solo il 26%).

A seguire si pone l’accento sul tema tutela in caso di perdita di lavoro (36%, +7 p.p.; il 19% in Germania). Infine attenzione rispetto alle perdite finanziarie/riduzioni delle entrate (35%; +6 p.p.). 

Gli effetti sulle entrate degli italiani e la propensione al credito

Come abbiamo detto la pandemia in Italia ha avuto conseguenze sulle entrate delle famiglie che sono state interessate da una importante contrazione.  

Il 64% degli intervistati ha infatti dichiarato di aver subito o che probabilmente subirà una loro riduzione: la situazione è ben più critica rispetto alla media europea che è pari a 58% e a quanto emerso in paesi come Germania (45%) e Francia (48%).

La causa alla base del ridimensionamento delle entrate è stata individuata dal 35% degli intervistati nella riduzione del salario temporanea, per il 24% nel taglio delle ore di lavoro e per il 21% nell’interruzione dell’attività lavorativa. 

Sempre in seguito all’emergenza sanitaria più della metà degli italiani (il 56%, contro il 53% a livello europeo e il 33% in Germania) dovrà posticipare o rinunciare del tutto ad un acquisto importante. 

Se si guarda alle aspettative legate al futuro la maggioranza degli italiani ritiene che per tornare ai livelli di disoccupazione dell’epoca pre-Covid ci vorranno 3 anni o più (contro il 48% europeo, il 45% in Germania). 

Tutto ciò ha avuto un forte impatto anche sulla propensione a ricorrere al credito dove l’attenzione non è più come in passato focalizzata sull’acquisto di beni mobili o immobili (casa, automobile, ecc.) ma principalmente sull’accesso alle cure mediche (il 54% degli italiani contro il 35% europeo) e sul finanziamento degli studi per i figli (il 47% degli italiani contro il 34% europeo). 

Gli italiani (69%) hanno consapevolezza che esistono coperture assicurative del credito e il 16% ne ha già attivata una. Le considerano una valida protezione per il proprio patrimonio e quindi per la propria famiglia.

Quale impegno futuro per il comparto assicurativo

L’emergenza sanitaria ha determinato uno sconvolgimento della vita quotidiana a tutti i livelli che ha messo in luce rischi che prima non erano stati mai toccati con mano e per questo non compresi fino infondo andando ad incidere sulla definizione di aspettative e priorità. 

Il sistema economico del nostro come degli altri paesi si è dimostrato fragile rispetto a un evento di questa portata evidenziando la necessità di rafforzare le capacita di gestione della crisi e nonostante tutti i governi abbiano profuso il massimo sforzo per gestire sia gli aspetti sanitari che quelli finanziari, è emerso altrettanto chiaramente che tutto ciò non basti. 

In questo contesto l’industria assicurativa è chiamata dunque a svolgere un ruolo importante come  ribadito dal Presidente dell'Associazione Nazionale delle Imprese assicuratrici (ANIA) Maria Bianca Farina già a seguito del primo incontro con il presidente del consiglio Mario Draghi e le cui considerazioni sono rappresentate nel video che segue.

Il settore assicurativo potrà quindi affiancare e integrare l’intervento pubblico sia in fase di gestione dell’emergenza, come in parte accaduto negli ultimi mesi, sia attraverso lo sviluppo di soluzioni che siano di supporto all’azione dei governi, con l’obiettivo di sostenere e ricostruire la fiducia del tessuto sociale inevitabilmente compromessa in particolare su temi come tutela del lavoro, della salute e del reddito.