Quante volte abbiamo letto o sentito notizie come questa?

"Schiacciato dalla sua auto mentre ordina al McDonald's, Tony muore al Drive-Thru lasciando due figli."

La notizia, di pochi giorni fa, è riportata dal sito fanpage.it. Non capita di rado, anzi. Succede molto più spesso di quanto possiamo immaginare.

Il primo pensiero va subito a chi resta e al dolore che lo accompagna.

C'è però un altro aspetto della vicenda, decisamente più materiale ma di non secondaria importanza: spesso, il destino, si porta via l'unica o almeno la principale fonte di sostentamento della famiglia. Oltre al danno, la beffa. Ci sono le possibilità di scongiurare tutto questo, almeno dal punto di vista economico.

Fondamentale risulta imprimersi bene nella mente poche parole, come quelle riportate da geniallife.it:

"Tutelare i propri cari da un evento negativo può rivelarsi una scelta necessaria per quelle famiglie che possono contare solo su una fonte di guadagno o che, pur avendo più redditi in entrata, devono provvedere al sostentamento economico di figli piccoli o genitori anziani."

Assicurazioni e gli italiani: un rapporto difficile

Diceva il conduttore radiofonico belga Wiet Van Broeckhoven:

"Non faccio un'assicurazione sulla vita perchè conosco qualcuno che sta pagando da oltre trent'anni e non è ancora morto."

Non è che un aforisma tanto crudo quanto veritiero, riportato dal sito frasicelebri.it. Quante volte abbiamo sentito proferire parole simili da persone che conosciamo.

Il "sentiment" più diffuso, invece, almeno nel nostro Paese, è ben scolpito nelle parole dello scrittore americano Arthur Bloch, estratte sempre dal sito frasicelebri.it:

"Una polizza assicurativa copre tutto, tranne quel che accade."

Il comune pensiero in Italia, è spesso questo. Oltre la demagogia, però, c'è la realtà. E ci sono gli strumenti assicurativi per cercare di prendere le contromisure al destino avverso.

Assicurazioni sulla vita: di cosa si tratta

Assicurazioni sulla vita, a chi servono?

Come ben evidenziato da geniallife.it:

"Un'assicurazione sulla vita che copre il rischio morte è indicata principalmente alle famiglie con figli o genitori anziani a carico o che hanno sottoscritto un mutuo per l'acquisto della casa."

Ci sono quindi più modalità per tutelare i nostri cari.

La prima è costituita dall'assicurazione sulla vita, o a vita intera. Di cosa si tratta? Di una polizza con premio unico o ricorrente, stipulata sulla vita dell'assicurato e che, in caso di morte dello stesso, verrà liquidata al beneficiario (o ai beneficiari) indicati in polizza. Fino a quando l'assicurato è in vita, può invece disporre delle somme come meglio crede (fatte salve le condizioni relative a tempi e costi per il riscatto).

Il beneficiario o i beneficiari caso morte non necessariamente devono far parte dell'asse ereditario: è una scelta che spetta al contraente (colui che stipula la polizza che, di norma, è anche l'assicurato, ovvero la persona sulla cui vita è stipulato il contratto).

A chi è adatta questa tipilogia di polizza? A chi dispone di un capitale di base o a chi, tramite versamenti periodici, vuole accumulare un capitale nel tempo. Le somme versate possono essere investite in modo differente a seconda delle tipologie di contratto previste. Dall'investimento più tranquillo e a rischio zero nelle gestioni separate (che garantisce un incremento lieve ma costante negli anni) a quello più rischioso nei prodotti che prevedono una più o meno ampia diversificazione e ripartizione nei mercati azionari o valutari.

Cosa occorre per stipulare la polizza? Documento e codice fiscale innanzitutto, oltre ad una serie di risposte ad un questionario basato su domande inerenti l'attività svolta, l'esposizione o meno a livello politico, la provenienza dei fondi e la sostenibilità di quanto dichiarato. Insomma, ci deve essere congruità tra lo stile di vita del sottoscrittore e l'importo del premio versato. Non occorrono visite mediche, nè tanto meno questionari sanitari. Le condizioni di salute dell'assicurato non sono rilevanti, ai fini della polizza stessa.

E se non ho un capitale di partenza? Se volessi tutelare ugualmente la mia famiglia sin da subito?

Assicurazioni caso morte: un atto di puro amore

Chi non ha a disposizione un capitale di base o non può (o non vuole) attendere che questo si costiuisca in seguito a versamenti periodici (operazione che necessita di un numero più o meno cospicuo di anni), può stipulare una cosiddetta polizza temporanea caso morte (TCM).

Di cosa stiamo parlando?

Vediamo la definizione che ne fornisce altroconsumo.it

"Si chiamano temporanee caso morte quelle polizze vita con cui una compagnia si impegna a corrispondere un capitale ai beneficiari del contratto, scelti da voi al momento della sottoscrizione, nel caso in cui l'assicurato muoia entro un periodo di tempo definito."

La TCM non è una polizza a vita intera, bensì a scadenza definita (la durata del contratto arriva ad un massimo di 25 o 30 anni). In poche parole, quindi, con questa tipologia di tutela, l'assicurato mette al riparo la propria famiglia (o chi per essa) dall'eventualità che, la propria morte, possa creare uno sconquasso economico alla stessa. Essendo stabilito un capitale di riferimento, la Compagnia assicurativa, nel caso di morte dell'assicurato, liquiderà agli eredi, quanto previsto dal contratto stesso. Questo a partire da subito o dopo il periodo di carenza se l'assicurato non si è sottoposto a visita medica.

Quali sono i parametri che vengono presi in considerazione per la determinazione del premio da pagare?

Assicurazioni caso morte: quali parametri entrano in gioco

Sono diversi i fattori che sono determinanti ai fini della determinazione del premio di polizza.

Innanzitutto, l'età dell'assicurato. Più si è giovani e meno si è a rischio morte, almeno statisticamente.

In secondo luogo, la professione dell'assicurato. Chi svolge un'attività impiegatizia, ha sicuramente meno possibilità di morire rispetto a chi lavora sui ponteggi tutti i giorni.

Terzo fattore: il luogo di residenza dell'assicurato: ci sono luoghi che, per trascorsi storici e ambientali, presentano fattori di rischio morte maggiori rispetto ad altri. Ergo, è chiaro che le compagnie assicurative tengano conto di questo aspetto.

Un altro aspetto fondamentale riguarda le condizioni di salute dell'assicurato, a partire dalla distinzione basilare tra "fumatore" e "non fumatore". Patologie o valori al di fuori della norma, sono fattori che comportano un aumento del rischio. Alcune compagnie assicurative, per una maggior tutela comune, prevedono la possibilità di fare tutta una serie di esami utili (pagati dalle compagnie stesse) alla determinazione dello stato di salute dell'assicurato. Nel caso di valori o condizioni al di fuori del normale range di stato di buona salute, può essere richiesto un sovrappremio, oppure la Compagnia può anche decidere di non procedere alla stipula del contratto (ritenendolo troppo rischioso). La visita medica elimina inoltre il periodo di carenza (ovvero il tempo che decorre dalla stipula della polizza all'effettiva entrata in vigore della garanzia).

Il quinto elemento è la durata della polizza che, come detto precedentemente, può arrivare a 25 o 30 anni. In poche parole, se chi sottoscrive un contratto trentennale, al termine dello stesso è in vita, si può dire che abbia pagato "invano" per 30 anni. Nulla infatti gli è dovuto da parte della compagnia assicurativa.

Il sesto elemento da tenere in considerazione è l'importo del capitale da assicurare: maggiore è il capitale, maggiore sarà il premio da pagare (ovviamente anche in riferimento alla durata).

Assicurazioni caso morte: come pagare il premio di polizza

Dalla combinazione di tutti i fattori indicati in precedenza, viene determinato il premio che occorre pagare per poter usufruire della copertura assicurativa. Quali sono le modalità di pagamento?

Innanzitutto, sia le TCM che le assicurazioni sulla vita, non consentono il pagamento dei premi in contanti. Gli unici strumenti di pagamento utilizzabili sono quelli tracciabili: bancomat, carte di credito, assegni bancari e circolari, bonifici e pagamento tramite SDD (Sepa Direct debit) ovvero addebito sul conto corrente.

Il premio di polizza può essere pagato con cadenza annuale, semestrale, trimestrale o anche mensile. Il frazionamento (ovvero il pagamento da forme diverse da quello annuale) prevede di norma una maggiorazione del premio stesso.

E se smetto di pagare il premio, cosa succede?

Nel caso delle TCM, il mancato pagamento del premio nel corso della durata del contratto, determina il venir meno della garanzia prevista dallo stesso. Tendenzialmente non occorre nemmeno inviare disdetta alla compagnia assicurativa (anche se, è comunque preferibile comunicare alla stessa anche via mail, la mancata volontà di proseguire coi pagamenti). Nulla sarà dovuto al contraente (assicurato) dalla compagnia stessa.

Quindi, se ad esempio avete sottoscritto una TCM trentennale e dopo cinque anni decidete di non voler più pagare il premio, semplicemente da quel momento cesserà la copertura assicurativa. Nulla vi sarà dovuto e nulla sarà dovuto agli eredi in caso di vostro decesso.

Nell'ipotesi di assicurazioni sulla vita a premi ricorrenti e prestazioni definite invece, la prestazione finale sarà rivista sulla base dei premi comunque versati in ottemperanza alle condizioni generali di polizza. Agli eredi, in caso di morte dell'assicurato, spetterà comunque la liquidazione del capitale maturato alla data del decesso.

Assicurazioni vita e morte: liquidazione in caso di sinistro

Quando l'assicurato decede, l'erede (gli eredi) devono fare denuncia di sinistro alla compagnia assicurativa. Non sempre però, gli eredi, sono a conoscenza di contratti stipulati in loro favore dal de cuius. Ecco perchè, attualmente, in fase di stipula del contratto (sia vita che morte) le compagnie assicurative chiedono più dati poibili relativi al beneficiario di polizza, a differenza di quanto accadeva in passato (dove veniva richiesto solo nome e cognome, al limite codice fiscale e data di nascita).

Oggi, viene richiesto l'indirizzo del beneficiario, nonchè un recapito telefonico e un indirizzo mail dello stesso. Queste informazioni servono alle compagnie soprattutto in ambito "assicurazioni vita" per evitare il prolificare di polizze dormienti (polizze per le quali, morti gli intestatari, nessuno ha mai chiesto il riscatto). L'IVASS, in tal senso, ha intrapreso, negli ultimi anni, una vigilanza sempre più stringente.

Il beneficiario che è a conoscenza della polizza vita o della TCM intestata al de cuius, deve quindi contattare la compagnia che ha emesso la polizza e presentare tutta la documentazione da essa richiesta. Se la documentazione è presentata correttamente, i tempi per la liquidazione delle somme spettanti all'erede (o agli eredi) possono anche essere decisamente ristretti (a volte anche meno di un mese).

Un caso a parte, è quello relativo al suicidio dell'assicurato. Se si verifica tale evento, infatti entra in gioco l'art. 1927 del Codice Civile, che recita

In caso di suicidio dell'assicurato, avvenuto prima che siano decorsi due anni dalla stipulazione del contratto, l'assicuratore non è tenuto al pagamento delle somme assicurate, salvo patto contrario.

Lo stesso articolo 1927 del Codice Civile precisa ancora che

L'assicuratore non è nemmeno obbligato se, essendovi stata sospensione del contratto per mancato pagamento dei premi, non sono decorsi due annidal giorno in cui la sospensione è cessata.

 Assicurazioni vita e morte: altri benefici e peculiarità

I premi versati a fronte di assicurazioni sulla vita non consentono alcuna detrazione ai fini fiscali.

Per ciò che concerne invece le polizze TCM ovvero caso morte, il contraente ha diritto da una detrazione fiscale del 19% del premio versato.

Le polizze caso morte possono inoltre prevedere delle casistiche particolari come, ad esempio, l'incremento del capitale liquidato agli eredi a fronte di determinati eventi che causino la morte dell'assicurato.

Giova inoltre ricordare che, sia nel caso delle assicurazioni sulla vita che in quelle che coprono il caso morte, il beneficiario (o i beneficiari) può essere modificato dal contraente in qualunque momento, senza limitazioni di sorta.

Infine, per ciò che concerne le assicurazioni sulla vita, le somme da esse scaturite sono impignorabili ed insequestrabili, come riporta l'art. 1923 del Codice Civile

"Le somme dovute dall'assicuratore al contraente o al beneficiario non possono essere sottoposte ad azione esecutiva o cautelare".

Lo stesso articolo, però , afferma anche che

"Sono salve, rispetto ai premi pagati, le disposizioni relative degli atti compiuti in pregiudizio dei creditori e quelle relative alla collazione, all'imputazione e alla riduzione delle donazioni".

L'impignorabilità e l'insequestrabilità quindi, possono venire meno in caso di premi provenienti da attività illecite o che configurino comunque responsabilità di natura penale da parte del contraente.