Il Bonus-Malus è antiquato, lo sostengono l’Ania (l’Associazione delle Imprese Assicuratrici) e l’Ivass (l’Istituto per la vigilanza delle assicurazioni).

Il sistema che quindici anni fa con la riforma Bersani ha subito le ultime modifiche, non ha più ragione di esistere perché ha raggiunto il suo scopo e oggi appare vetusto rispetto alle esigenze di copertura delle polizze assicurative Rc Auto.

Come funziona il Bonus-Malus

Il Bonus-Malus è il sistema maggiormente utilizzato in Italia tra le formule assicurative, copre la responsabilità civile in caso di incidente automobilistico.

Il contraente paga un prezzo differente ogni anno in base al merito del suo livello di guida. In assenza di incidenti il prezzo della rata assicurativa cala, in caso di sinistro sale.

E’ un sistema meritocratico che premia i guidatori virtuosi e penalizza quelli indisciplinati. 

Si fonda generalmente su 18 classi di merito dove la diciottesima è la più alta e costosa mentre la prima è la più bassa ed economica. Il dislivello tra le fasce è triplicato tra una fascia e l’altra.

In caso di incidente, l’automobilista vede scalare verso l’alto 2 classi di merito, incrementando notevolmente il costo della rata annuale e penalizzando il valore di merito raggiunto sino a quel momento.

Non tutte le compagnie hanno la medesima classe di rischio, ogni compagnia assicurativa ha il proprio meccanismo di calcolo interno che si può chiamare classe di merito contrattuale in funzione del contratto in essere con l’automobilista. Mediamente per ovviare al problema ci si basa su una classe definita “di conversione”, basata su tabelle universali stabilite dall’Ivass (ex Isvap).

L' introduzione della classe CU risale al 2005 ed è stata emanata dall'ISVAP per permettere ai consumatori di cambiare assicurazione annualmente passando da una all’altra senza particolari spese se non quelle di scegliere l’offerta più conveniente. 

Non solo, la soluzione permette anche a chi ha una moto di abbinare la stessa classe di rischio dell’automobile, e a chi discendeva da una formula a franchigia, di convertire la stessa in una classe di rischio più attuale ed avere una storia assicurativa personale facilmente ricostruibile.

Perché il Bonus-Malus è antiquato

La formula del Bonus-Malus, non raggiunge più secondo le compagnie l’intento di educazione alla guida per cui è nato originariamente.

L’Ivass ha indicato la necessità durante il confronto in Commissione Finanze della Camera di valutare la proposta di legge sull’Rc Auto presentata dal Movimento 5 Stelle.

"La legge Bersani – spiega la prima firmataria Maria Soave Alemanno – ha prodotto inizialmente una diminuzione dei premi, con le classi di merito che sono quasi sparite. Ma subito dopo le compagnie si sono riparametrate. In Commissione tutte le forze politiche hanno convenuto sulla necessità di lavorarci".

Le tempistiche non saranno rapide, ma è necessario metterci mano.

 "La riforma del bonus-malus, a nostro avviso - ha spiegato il consigliere dell'Ivass Riccardo Cesari - non è più procrastinabile. Oggi si basa su un unico indicatore, il numero di sinistri, ma dobbiamo passare quanto prima ad un sistema multidimensionale che renda effettiva la misurazione del rischio. Oggi è assolutamente priva di capacità informative". 

I bonus-malus, nel momento in cui viene calcolato, non tiene in considerazione l’intero anno assicurativo di copertura per dare un voto positivo o negativo all’assicurato. Sfrutta un periodo di analisi definito “di osservazione” che restituisce un quadro degli ultimi due mesi della polizza in essere. 

Quando si entra nella 14° classe, che corrisponde alla tariffa base, se ci si sposta verso l’altro o verso il basso, e si ha la sfortuna di avere un sinistro con colpa, la riduzione di due classi, viene calcolata nel periodo dell’anno successivo.

E’ chiaro che essendo le classi di merito unificate come metro di valutazione, anche cambiando assicurazione, il meccanismo viene applicato sempre e comunque.

Questa modalità di gestione dei sinistri e dei premi derivanti dalla buona condotta alla guida è però ormai obsoleto.

La proposta sulla riforma della CARD

Lo stesso Cesari ha osservato che andrebbe contemporaneamente analizzata anche la possibilità di riforma della cosiddetta “Card” la Convenzione tra Assicuratori per il Risarcimento Diretto che permette in caso di incidente, il rimborso assicurativo di coloro che risultano non responsabili o parzialmente responsabili attraverso il risarcimento diretto da parte del proprio assicuratore. 

La procedura esiste dal 1° febbraio del 2007 ed è nata per snellire le procedure burocratiche riducendo i tempi del risarcito a fronte di una collaborazione da parte delle due assicurazioni coinvolte. 

Spesso incolpata di comportamenti opportunistici tra le compagnie il tema della riforma della Card oltre ad essere al vaglio di fronte al Parlamento nella Commissione Finanza della Camera, è anche oggetto di un ragionamento da parte dell’Antitrust.

Secondo l’Ania ha spiegato la presidente Bianca Maria Farina

"il sistema attuale non è più efficace nel distinguere i clienti secondo la propria effettiva rischiosità e non svolge quindi più la propria funzione educativa e premiante dei comportamenti virtuosi"

La legge Bersani del 2007 ha permesso di accedere alla classe di merito migliore all'automobilista più virtuoso, ma lo ha fatto all'interno della stessa famiglia. Chi era all’inizio in prima classe era pari al 50%, nel 2019 si conta che il numero fosse salito all’84%.

Ai fini tariffari la quota è divenuta meno significativa, quindi ha perso il suo obiettivo originario ovvero quello di ridurre il numero di incidenti.

Il contenimento all’evasione dell’RC Auto

C’è anche un aspetto legato all’evasione dell’Rc Auto. 

I veicoli che circolano liberamente senza una assicurazione in Italia sono 2,6 milioni, pari al 5,9% del totale dei veicoli circolanti un numero altissimo e in termini di sicurezza pericolosissimo.

Oltre a causare un mancato incasso di premi stimato dalle assicurazioni per un valore pari a 1 miliardo di euro

"Se un veicolo non assicurato causa un sinistro - afferma ancora Alemanno - a pagare è il Fondo vittime della strada, rimpinguato ogni anno dalle compagnie, che però ne spalmano il costo su ogni polizza. Riuscire a limitare il traffico dei veicoli non autorizzati, significa poter da una parte limitare il contributo delle compagnie e quindi il peso sugli assicurati, ma anche destinare più risorse alle vittime". 

Molti di questi veicoli sono fermi in un garage o magari circolanti, usati da bande malavitose che vendono polizze false, scoprire dove si nascondono rientra nella proposta parlamentare che si avvale dell’idea di identificare i veicoli non assicurati incrociando i numeri delle banche dati dell'Ania con quelli della Motorizzazione così da fare un doppio check tra gli immatricolati e quelli senza assicurazione.

Alla luce anche di sperimentazioni effettuate in passato Ivass e Ania suggeriscono per finalizzare il risultato, l'uso di rilevatori a distanza come Telepass, Autovelox, telecamere delle aree ZTL e Tutor per monitorare il territorio al fine di poter rilevare, in tempo reale e con certezza di prova, la violazione dell’obbligo assicurativo.

La riforma non sarà a breve termine ma c’è già un ragionevole interesse da parte di tutti i partiti politici di esaminare la faccenda. 

Per chi volesse avere maggiori informazioni sulle ”Disposizioni in materia di trasparenza nel settore dell'assicurazione obbligatoria per i veicoli a motore e per il contrasto dell'evasione dell'obbligo assicurativo" (Proposta di Legge A.C. 2104) alla Commissione VI (Finanze) della Camera dei Deputati dell’11 marzo 2021, segnaliamo di scaricare il testo completo dell’Audizione del Consigliere dell’IVASS Prof. Riccardo Cesari alla Commissione VI (Finanze) della Camera dei Deputati.