Una settimana fa 100 Bitcoin, per il valore di 5 milioni dollari, sono stati trasferiti da due wallet inattivi dal 2010.

Whale Alert, un account Twitter dedicato al monitoraggio in tempo reale delle grandi transazioni di criptovaluta, ha individuato per la prima volta il trasferimento e diffuso la notizia nella notte, pochi minuti dopo che fosse effettuato il prelievo.

La transazione ha attirato l’attenzione degli analisti, non tanto perché il numero di Bitcoin trasferiti rappresenta un capitale cospicuo, da quando il prezzo della valuta si aggira sui 50.000 dollari a moneta. Ma quanto, perchè una transazione anonima da un wallet inattivo da molti anni, che risale al 2010, è una cosa piuttosto rara.

I ricercatori stimano che nel 2021 i trasferimenti di criptovaluta da fondi così vecchi siano stati solo 18. Quando questo evento si verifica le ipotesi dei cripto-esperti si rivolgono inevitabilmente ad un attacco hacker.

Un pirata delle cripto che si è impossessato della password di un vecchio wallet dimenticato!

Alcuni cripto-esperti, però, credono che in questo caso dietro l’operazione possa nascondersi l’inventore dei Bitcoin Satoshi Nakamoto.

Cerchiamo di capirci qualcosa!

Una transazione di Satoshi Nakamoto o un furto?

I 100 Bitcoin provenivano da due blocchi estratti a giugno 2010 a poco tempo di distanza l’uno dall’altro.

Più di metà delle monete sono state trasferite in un wallet di Bitcoin.de, noto peer-to-peer exchange tedesco fondato nel 2011.

L’altra metà dei Bitcoin prelevati sono invece custoditi in un cosiddetto legacy address, appena creato anonimamente.

I cripto-analisti hanno analizzato nel dettaglio la transazione avanzando la teoria che dietro questo trasferimento ci sia il misterioso fondatore dei Bitcoin, conosciuto con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto.

Secondo gli analisti che si occupano di monitorare i blocchi estratti e i Bitcoin di proprietà di Satoshi, il cripto-fondatore detiene 1.125.150 BTC estratti, con un valore totale stimato attualmente a 10,9 miliardi di dollari.  

Lo scopo di Satoshi con il suo mining è difendere la giovane rete di criptovaluta dagli attacchi. Più miners attivi vogliono infatti dire una rete Bitcoin più sicura, più affidabile e più resistente agli attacchi. 

Tuttavia, la maggioranza degli esperti, tra cui Whale Alerts, scarta questa ipotesi e ritiene piuttosto che i blocchi trasferiti, cioè il 60365 e il 60385, non appartengano affatto a Satoshi Nakamoto.

Questa teoria, in effetti, è la solita speculazione che si crea quando una grossa quantità di Bitcoin viene trasferito da un wallet vecchio e rimasto inattivo per molti anni. La stessa cosa è accaduta in passato più volte.

Altri ipotetici responsabili, quando avviene un trasferimento da wallet inviolati da tempo, sono in genere gli hacker, che da anni cercano di decriptare la password di vecchi portafogli inattivi.

Un furto degli hacker?

Quando vi sono transazioni anonime di un grosso quantitativo di Bitcoin, prelevati da wallet inattivi da moltissimi anni, la prima ipotesi che spunta è sempre un attacco hacker.

Del resto, che per molto tempo gli hacker abbiano cercato ripetutamente di violare un wallet che custodiva 69.370 BTC, è cosa veritiera. 

Questo sarebbe il wallet con la settima quantità più alta di Bitcoin in circolazione, secondo un sito che tiene traccia delle quantità di portafogli, quindi, se decifrato, sarebbe certo un bel colpo.

Sin dal lancio dei Bitcoin nel gennaio del 2009, molte persone hanno perso le password dei loro wallet o buttato via i dischi rigidi in cui stavano conservando i loro Bitcoin, impedendosi di fatto l’accesso ai soldi digitali duramente guadagnati. 

Con il valore del Bitcoin in continua fluttuazione molte persone hanno cercato disperatamente di sbloccare questi portafogli. Al punto da arruolare hacker per accedervi. Nel 2020 un ingegnere della sicurezza di Google fu assoldato in un epico tentativo di sbloccare un wallet del valore di 300.000 dollari di valuta digitale. 

C'è persino una rete ora, chiamata All Private Keys, dove le persone possono acquistare, scaricare e tentare di hackerare wallet Bitcoin dimenticati, che possono essere violati.

Ad ogni modo, fino adesso nessuna prova che i responsabili della transazione da 100 BTC, del valore di 5 milioni di dollari, siano degli hacker. 

Il giallo Bitcoin del 2019

Questa non è la prima volta che i Bitcoin sono protagonisti di un giallo. A settembre 2019 una mega transazione da un miliardo di dollari era avvenuta anonimamente.

Dopo pochi minuti dalla super operazione del valore di un miliardo, si sono susseguite decine di transazioni più piccole, dell’importo variabile tra i 6,644 e i 0,07 dollari e verso il medesimo destinatario.

BitInfoCharts sostenne che i responsabili della transazione dovessero essere cercati tra i circa 100 wallet Bitcoin che detengono più di 10.000 token, pari al 14,95% di tutte le monete estratte.

Molti dei maggiori detentori sono gruppi di exchange di criptovaluta. Ci sono poi le aziende, le istituzioni e le cosiddette "whales" del mercato delle criptovalute, che hanno accumulato enormi quantità di Bitcoin tramite attività di mining o attraverso investimenti esperti.

Ad ogni modo, dopo la notizia partì, come sta accadendo oggi, una vera e propria caccia al responsabile della transazione miliardaria, che non ha risparmiato le ipotesi più originali.

Come autore della transazione anonima, Alon Gal, co-fondatore e CTO della società di sicurezza Hudson Rock, e tra i primi a segnalare l’operazione nel 2019, ritenne che il colpevole fosse un hacker.

L’autore della transazione per Gal non era il proprietario originale, ma qualcuno riuscito a realizzare l'improbabile impresa di decifrare la password del wallet.

L’ipotesi come vedremo si dimostrerà errata, ma la verità altrettanto affascinante.

Bitcoin: soldi sporchi del narcotraffico?

L'account da cui furono trasferiti i Bitcoin nel 2019 era rimasto inattivo dal 2015, quando qualcuno vi trasferì 101 BTC da BTC-e, un Bitcoin exchange il cui fondatore è stato arrestato nel 2017 con l'accusa di aver commesso 4 miliardi di riciclaggio di criptovalute.

Tom Robinson, co-fondatore e capo scienziato della società di analisi blockchain Elliptic, dichiaró su Twitter che il wallet Bitcoin in questione era il quarto più grande al mondo. 

Nel 2013, ha detto Robinson, il wallet valeva circa 350.000 dollari. Negli anni successivi, l'esplosione del prezzo del Bitcoin ha visto il suo valore salire a oltre 955 milioni di dollari nel 2019. 

Secondo la sua teoria, i fondi provenivano dai proventi di Silk Road, un sito commerciale che gestiva un mercato sotterraneo di spaccio droga, omicidi su commissione e altre attività illecite, prima di scomparire nel 2013.

L’ipotesi che il miliardo di dollari provenisse dal narcotraffico fu confermata con un comunicato stampa del 5 novembre 2020, dal procuratore degli Stati Uniti per il distretto settentrionale della California, David Anderson.

L’ufficio investigativo penale dell'Internal Revenue Service era riuscito a rintracciare i fondi di Silk Road, seguendo le tracce di 54 transazioni Bitcoin precedentemente non identificate, riguardanti denaro rubato, tra il 2012 e il 2013. Erano Bitcoin del narcotraffico!

Chi ha preso i 100 BTC del 2021?

Per quanto riguarda il nuovo giallo da 5 milioni, non sembra esserci questa volta lo zampino del narcotraffico. Che invece i blocchi possano appartenere al cripto-inventore Nakamoto, resta difficile da provare.

Fin tanto che non si traccerà il proprietario anonimo non si può dire chi ci sia dietro la transazione, nè se sia opera di un hacker.

Del resto, potrebbe anche essere solo un vecchio proprietario che ha ritrovato la sua password perduta.

Il numero totale dei Bitcoin e la data di estrazione, giugno 2010, fanno pensare ad un'attività di mining quando il prezzo della valuta era molto basso, circa 0,8 dollari. Potrebbe quindi tranquillamente essere uno dei primi wallet dimenticati e ora ritrovati. 

La spiegazione più semplice potrebbe essere la più vera!