Una volta appurata la natura delle criptovalute, potrebbe sorgere spontaneo chiedersi a cosa servano queste fantomatiche monete digitali nell'utilizzo quotidiano.

Questo è un dibattito che infiamma ogni giorno moltissime persone, poiché vi sono due schieramenti di pensiero molto contrastanti tra loro a urlarsi contro.

Da un lato vi sono coloro i quali pensano queste monetine siano indispensabili per la vita quotidiana, dall'altra ovviamente persone che le ritengono completamente inutili.

Come al solito il mondo non è né bianco né nero ma in scala di grigi, con una verità che è individuabile da qualche parte in mezzo a questo gran vociare.

Per una persona che si affaccia solo ora al mondo delle criptovalute però, potrebbe risultare difficile non farsi prendere dalla foga di una di queste fazioni, finendo con avere un pensiero fuorviante.

Fare un po' di chiarezza in questo ingarbugliato tema è davvero necessario per permettere a tutti gli investitori di poter prendere decisioni in modo autonomo e giusto.

Una volta compresi limiti e potenzialità delle cripto, si è pronti per acquistarle investendo nel settore o lasciarle dove sono e buttarsi su qualcosa di più affermato.

In questo video Michael Pino spiega come investire in criptovalute partendo da zero, evitando rischi e massimizzando le opportunità.

Perché nascono le criptovalute

Non tutte le criptovalute nascono con i medesimi scopi, affatto. Vi sono tutta una serie di progetti che hanno creato la moneta digitale per servire il loro sistema e quello soltanto.

Va da se che ognuna di esse avrà funzioni ben specifiche relazionate alle operazioni che la piattaforma ha intenzione di svolgere, quindi non si può fare di tutta l'erba un fascio.

Anche vero però è il fatto che molte sono nate sulla falsa riga di Bitcoin, quindi spiegare a cosa serve Btc darà risposta all'utilizzo della fetta più grande del panorama cripto.

L'idea di fondo è quella di creare una tecnologia decentralizzata che permetta il trasferimento di valori senza la necessità di servirsi delle banche.

Il punto era quindi di dare alla luce un sistema decentralizzato, che potesse funzionare in autogestione e senza la necessità di qualche amministratore delegato senza scrupoli in grado di fare il bello e il cattivo tempo.

Con questi presupposti è stata creata la blockchain, una specie di rete chiusa e cifrata gestita da nodi validatori che mandano avanti e operazioni attraverso potenti computer.

La democraticità sta nel fatto che ogni persona da qualunque angolo del mondo può diventare nodo validatore, quindi vengono abbattute le classiche barriere geopolitiche.

Essendo però una rete chiusa, non si potevano inviare i classici Euro o Dollari, altrimenti ci si sarebbe dovuti appoggiare nuovamente alle banche, facendo crollare il castello di carta.

Per questa ragione è stato creato Bitcoin, la unica moneta che si può inviare e ricevere sulla sua blockchain nativa e che negli anni ha acquisito un valore enorme.

Il secondo scopo di Bitcoin e delle criptovalute

Quello di dare una valuta da scambiare sulla chain è stato sicuramente il primo scopo per cui sono state create le criptovalute, ma non certo l'unico.

In realtà sarebbe giusto includere sia il secondo che il primo in un unico calderone, in quanto estremamente interconnessi tra loro tanto da essere conseguenziali.

Per facilitare un po' la digestione dell'argomento però, è meglio trattarli separatamente e con la dovuta calma, cercando di andare a fondo nel discorso.

Una volta creata la blockchain e la moneta utilizzata sopra di essa, non la si poteva mica generare da zero in quantità illimitate, altrimenti il suo valore nel tempo sarebbe stato nullo.

Quindi occorreva trovare un metodo che desse valore alla medesima, ma questo era solo uno dei due problemi che Satoshi Nakamoto si trovava ad affrontare.

L'idea di un network completamente democratico e che contrasta lo strapotere delle banche è certamente poetico, ma non avrebbe mai attirato grandi quantità di persone.

Serviva un incentivo per impegnare il proprio PC per mandare avanti la baracca, ed è qui che la soluzione si è presentata quasi come logica conseguenza.

Bitcoin non è stato creato all'alba dei tempi, ma viene generato ogni giorno dai nodi validatori nello svolgere quotidiano delle operazioni necessarie.

In pratica, chi aiuta a far funzionare il network, si prende delle ricompense in Btc che quindi viene rilasciato sul mercato lentamente e in piccole quantità.

Tali ricompense negli anni scendono mentre il valore della moneta sale, mantenendo un equilibrio che ha fatto le fortune di Bitcoin e di tutti i suoi investitori del primo giorno.

In questo modo la blockchain funziona, si ha una moneta da scambiare e la stessa diventa via via più preziosa man mano che il modo fa la sua conoscenza.

Tanti stati ma una sola criptovaluta

Per gli europei che vivono all'interno dell'Euro-zona, il problema dei trasferimenti di denaro e del cambio di valute generalmente non si presenta.

Si potrebbe facilmente dire che l'uomo medio europeo ha ormai perso memoria di quanto potesse essere problematico l'invio di denaro all'estero, ammesso che ne abbia mai dovuto mandare.

Per le persone che vivono in stati poveri con monete traballanti però, questo è un problema serissimo che gli costa vere e proprie fortune con il cambio.

Se una persona del Vietnam volesse inviare del denaro in Turchia per pagare delle merci, non potrebbe farlo con i Dong vietnamiti perché non vi sarebbe una banca nel paese di destinazione in grado di gestirli.

Quindi l'operazione diventerebbe da Dong a Dollari, bonifico internazionale e conversione da Dollari a Lire turche, con la felicità dei banchieri che incassano grosse spese per tali transazioni.

L'intero processo richiederebbe poi giornate intere, in quanto le banche sono pachidermi lenti che necessitano di tempo per mettersi in moto.

Grazie alle criptovalute si bypassa immediatamente la cosa, con trasferimenti praticamente istantanei e a costi praticamente nulli (a meno di non utilizzare la blockchain Ethereum).

In un mondo che fa della globalizzazione la sua parola chiave e che non accetta di perdere tempo inutile, il problema di un sistema macchinoso e poco pratico non ha più spazio per esistere.

Anche in questo settore, le criptovalute offrono una piccola grande rivoluzione che è destinata a cambiare molti scenari di potere.

Altri utilizzi delle criptovalute

Da qui in avanti ogni singola moneta andrebbe trattata caso per caso, ma si può comunque fare qualche esempio in più per dare un'idea più chiara agli interessati.

Alcune cripto, sebbene differenti dai classici asset azionari, ne richiamano comunque l'essenza poiché sono metodi in cui l'investitore può sovvenzionare il progetto.

Nella maggior parte dei casi non danno diritto di voto o ai dividendi dell'azienda (anche se molte si stanno organizzando per offrire qualcosa di simile) ma il concetto di base rimane.

Ovviamente questo vale per quelle che fanno capo a un organo centralizzato, come potrebbero essere la moneta di Binance o una delle tante DAO che stanno nascendo in questi tempi.

Cosa molto diversa per Bitcoin o Ethereum, i quali sono privi di centralizzazione e i profitti derivati dalla moneta vanno nelle casse dei miners, i quali fanno funzionare la rete.

Più soldi per i miners significano una maggiore probabilità che altre persone si buttino nel business, portando il network a una migliore efficienza.

Altre invece sono poi state create con lo scopo di diventare la valuta di corso legale all'interno dei videogiochi, o il metodo per offrire ricompense agli utenti di una determinata piattaforma.

Ogni creatore di una cripto generalmente le trova anche un caso d'uso pensato appositamente per la piattaforma alla quale si appoggia, quindi andrebbero esaminate una per una.

Le criptovalute servono davvero?

Dopo aver parlato a lungo degli utilizzi pratici, è tempo di dare voce anche all'altro lato della medaglia e parlare anche di quanto possono essere poco utili le criptovalute.

Effettivamente un metodi di pagamento globale è assolutamente necessario e difficilmente si può sindacare su questo, ma ad oggi si contano quasi 14.000 cripto sul mercato.

La domanda è se servano davvero tutte visto che per soddisfare questa necessità ne basterebbero un paio o poco più.

Escludendo Bitcoin che è diventata valuta di corso legale di una nazione e che può essere utilizzata per pagare diverse cose, le altre sembrano ancora brancolare un po' nel buio.

Ovviamente ognuna di esse ha il suo specifico caso d'uso, ma quanto effettivamente questo possa poi essere rilevante sul lungo periodo non sempre è così chiaro.

Vi sono criptovalute utili, altre che hanno uno scopo interessante ma anche un sacco di paccottiglia che sta li solo per partecipare a un mercato su cui sono stati puntati i riflettori sopra.

Di tutte queste solo una parte ha effettivamente un futuro, mentre molte altre sono destinate a sparire nell'oblio non appena vi sarà un mercato ribassista, per questa ragione è bene prestare molta attenzione su quali monete si sceglie d'investire.