Fabio Panetta non ha dubbi. Intervistato dal Financial Times, il membro dell'executive board della Banca centrale europea (Bce) ha sottolineato come uno degli obiettivi principali dell'euro digitale sia contrastare la diffusione di criptovalute e asset digitali creati da aziende ma anche da altri Paesi. A suo parere, oltre tutto, l'euro digitale potrebbe aumentare la privacy dei consumatori.

Dal Bitcoin anonimato ma euro digitale aumenterà privacy

D'altronde la consultazione pubblica condotta lo scorso autunno sull'euro digitale dalla Bce (i risultati sono stati comunicati in gennaio) aveva rivelato che la maggiore preoccupazione della gente è proprio la potenziale erosione della privacy. Panetta ha ricordato che la Bce ha testato modi per separare l'identità delle persone dai dettagli dei pagamenti. "Il pagamento andrebbe a buon fine ma nessuno nella catena di pagamento avrebbe accesso a tutte le informazioni", ha precisato. "Se la banca centrale viene coinvolta nei pagamenti digitali, la privacy sarà protetta meglio. Perché non siamo un azienda privata. Non abbiamo alcun interesse commerciale ad archiviare, gestire o monetizzare i dati degli utenti", ha notato.

Per Panetta (Bce) riservatezza e privacy altro da anonimato

Va considerato che uno dei punti di forza delle criptovalute è proprio l'anonimato. "Per importi molto piccoli, potremmo consentire pagamenti davvero anonimi", ha spiegato Panetta al quotidiano finanziario britannico. "In generale, però, riservatezza e privacy sono cose diverse dall'anonimato", ha sottolineato. Per Panetta alcuni controlli sulla maggior parte delle transazioni sono inevitabili per scongiurare riciclaggio di denaro, finanziamento del terrorismo o evasione fiscale. “Naturalmente c'è la potenziale minaccia che potrebbe derivare da altri pagamenti digitali. Se la gente vuole pagare in digitale e noi non offriamo uno strumento, qualcun altro lo farà", ha aggiunto.

L'euro digitale potrebbe anche essere "programmabile"

Panetta ha ammesso quanto sia difficile regolamentare e supervisionare le criptovalute, visto che non hanno un'entità legale responsabile. “Sono decentralizzate. Potrebbero essere in Cina. Potrebbero essere in Svizzera o in Sudamerica, ma nella misura in cui gli intermediari sono coinvolti nella fornitura di tali monete digitali, allora dovremmo fare sì che ci siano egolamentazione e supervisione", ha detto. Panetta è convinto che un euro digitale condurrebbe a un cambiamento fondamentale nel modo in cui funzionano i pagamenti, il sistema finanziario e la società in generale. Potrebbe, per esempio, essere "programmabile" per consentire pagamenti automatizzati, come i pedaggi stradali o i biglietti di cinema e teatro. Cruciale, però, è che l'euro digitale non comprometta il sistema bancario commerciale, sostituisca il denaro contante, escluda l'innovazione o soprattutto diventi una valuta ombra nei Paesi più piccoli. 

Euro digitale inevitabile. Sarà pronto in cinque anni

Proprio i Paesi più piccoli potrebbero essere quelli più interessati a spostarsi su Bitcoin e simili, come recentemente annunciato da El Salvador, anche per liberarsi dalla dipendenza di valute forti come il dollaro Usa. La strada è comunque segnata ed era stato lo stesso istituto di Francoforte a spiegare che non ci sono alternative. La Bce a inizio giugno aveva addirittura lanciato l'allarme sul fatto che le banche centrali che decideranno di non introdurre versioni digitali delle loro monete dovranno mettere in conto il rischio di perdere il controllo dei sistemi di pagamento. Non solo. Minacce potrebbero arrivare per i sistemi finanziari nel loro complesso e per l'autonomia monetaria degli istituti. La Bce si riunirà in luglio per affrontare il dossier ma secondo Panetta l'euro digitale potrebbe essere pronto per l'uso in cinque anni.

(Raffaele Rovati)