Tutte le criptovalute che adottano una metodologia Proof of Work come meccanismo di consenso per validare gli scambi di monete virtuali sono state pesantemente attaccate dal mondo scientifico. Infatti negli ultimi mesi sono stati pubblicati numerosi articoli riguardo il terribile impatto ambientale che stanno generando.

Analizzando in dettaglio questo picco di consumo di energia elettrica, che è lo stesso di una nazione come la Svezia, si nota che più una criptovaluta cresce di valore e più il picco di consumo si impenna. Per questo la prima moneta virtuale oggetto di critiche è stata proprio il bitcoin.

Con la svolta della Cina dello scorso anno verso politiche più attente all'ambiente, le miniere di criptovalute sono migrate massivamente e questo ci fa capire come il lavoro dei minatori sia determinato da due fattori: le politiche ambientali e il costo dell'energia elettrica necessaria per alimentare le miniere di criptovalute.

Come sta rispondendo bitcoin all comunità scientifica? È certo che bitcoin non sta optando per un cambiamento del meccanismo di consenso verso il Proof of Stake, come invece sta facendo Etherem, però secondo il Bitcoin Mining Council sta facendo piccoli passi verso un maggior uso di energia rinnovabile... Ma quanto sono attendibili questi dati?

Bitcoin e sostenibilità: l'attacco mediatico

Da pochi mesi bitcoin ha ricevuto un attacco mediatico da diversi fronti: prima fra tutte Tesla con la voce di Elon Musk che ha pubblicamente dichiarato un anno fa di non voler più ricevere bitcoin finchè non si sarebbe ridotto il loro impatto ambientale.

Dopo poche ore dal suo annuncio, le azioni di bitcoin sono precipitate del 14%. Ma in realtà come scrive infobae, quella tra bitcoin ed Elon Musk è "una relazione amore-odio" dal momento che dopo l'annuncio dello scorso anno, il signor Musk è ritornato sui suoi passi.

Altri oppositori non sono così flessibili, per esempio la Svezia resta una delle nazioni più attiviste contro il blocco dei bitcoin in circolazione. La pressione è giunta fino al Parlamento Europeo che alla fine ha deciso di non approvare il divieto delle monete digitali che utilizzano il Proof of Work come meccanismo di consenso.

Anche la campagna di Greenpeace e dell'Environmental Working Group (EWG) ha trovato il consenso di molte altre organizzazioni non governative e ha contribuito al flusso mediatico di propaganda riguardo la contaminazione dell'ambiente e l'insostenibilità di bitcoin.

Bitcoin e sostenibilità: la grande migrazione

Bitcoin esiste oramai da 14 anni. Come mai solo adesso si sono mossi gli ambientalisti? Perchè fino a prima della pandemia, secondo uno studio della società di analisi di criptovalute CoinSharesnel 2019 almeno il 74% del consumo energetico globale di bitcoin proveniva da fonti rinnovabili.

La maggior parte delle miniere di bitcoin si trovava in Cina, dove veniva sfruttata l'energia idroelettrica cinese a basso costo. Questo non significa che l'impatto ambientale si riduca a zero, ma che l'impronta ecologica sicuramente sia molto meno significativa rispetto all'uso dei combustibili fossili.

Dallo scorso anno, quando la Cina ha dichiarato di voler rafforzare la sua politica ambientale, molti minatori di criptovalute hanno dovuto migrare perchè i costi erano diventati insostenibili. E qui arriva il problema perchè la soluzione è stata di dirigersi verso Paesi con politiche ambientali scarse e dove l'energia elettrica è economica.

Bitcoin e sostenibilità: perchè si parla di impatto ambientale

Sia il concetto di criptovalute che il meccanismo di consenso Proof of Work garantiscono una serie di benefici e questo non lo si può negare. Infatti l'unico punto in discussione riguardo la sostenibilità è come sta operando bitcoin, indirettamente spingendo i minatori verso la ricerca di "soluzioni convenienti".

Infatti la competizione per ottenere La ricompensa, perchè stiamo parlando di grosse cifre, per aver decriptato il complesso calcolo matematico, spinge i minatori a comprare supercomputer veloci e con una grande potenza di calcolo che consumano energia elettrica pari a nazioni intere.

Una grande fonte di energia è utilizzata per il raffreddamento dei componenti, ed è per questo che troviamo miniere giganti nei posti più freddi del mondo, anche nel circolo polare artico. In questo video di Bloomberg Quicktake: Now potrai farti un'idea di com'è fatta la miniera di bitcoin siberiana.

Bitcoin e sostenibilità: l'uso di energia rinnovabile

Una delle realtà più dirette per mantenere sott'occhio l'andamento di bitcoin è il Blockchain Mining Council (BMC), un forum volontario e aperto di minatori di Bitcoin impegnati nella rete e nei suoi principi fondamentali dove si promuove la trasparenza e la condivisione delle migliori pratiche del mining.

Secondo Forbes, dal recente rapporto del Blockchain Mining Council, il mining di Bitcoin si è rapidamente allontanato dalle risorse non rinnovabili dallo scorso anno. Tuttavia:

l'industria del mining di criptovalute ha adottato una fonte di energia più verde e sostenibile e ha registrato negli ultimi mesi un aumento del 59% su base annua del suo utilizzo per estrarre bitcoin e proteggere la più grande blockchain di criptovaluta.

Questi dati rappresentano la realtà di ben 44 società minerarie di bitcoin che sostengono di:

rappresentare la metà delle strutture minerarie esistenti della rete globale di Bitcoin. Il gruppo è guidato dal noto Bitcoin Maximalist e CEO di Microstrategy Michael Saylor.

Bitcoin e sostenibilità: quali sono le miniere green di bitcoin

Secondo Forbes, dal sondaggio che è stato effettutato riguardo il consumo di energia, e la percentuale di energia rinnovabile utilizzata, il BMC dichiara che:

il mix di energia verde per l'industria mineraria globale di bitcoin si attesta al 58,4% nel primo trimestre del 2022, un calo marginale dello 0,1% rispetto al trimestre precedente. La crescita è considerata significativa rispetto alla cifra stimata del 36,8% nel primo trimestre del 2021.

Il rapporto mostra anche un aumento dell'efficienza energetica di queste operazioni minerarie. Mentre il consumo di elettricità è diminuito del 25% nell'ultimo anno, l'hash rate è aumentato del 23%, da 164,9 a 202,1. Ciò mostra un aumento dell'efficienza del 63 percento rispetto allo scorso anno e del 5.814 percento rispetto a otto anni fa.

Bitcoin sta tornando piano piano alle stesse percentuali di energia rinnovabile che utilizzava prima della pandemia ma c'è da dire che la sua crescita esponenziale non aiuta. Il consumo di energia richiesto è sempre maggiore e non è così facile quadrare i conti.

Bitcoin e sostenibilità: l'affidabilità di BMC

A bitcoin non conviene attualmente cambiare il proprio codice e nonostante la normativa internazionale si stia muovendo verso una regolamentazione più chiara, il mondo cripto è ancora nell'etere. Infatti nonostante la presa di posizione contro il proof of Work di alcuni Paesi europei, dalle ultime notizie sappiamo che il bitcoin non verrà fermato, almeno per ora.

Il rapporto BMC è la voce di molti minatori di bitcoin ma ovviamente noi lettori andiamo sulla fiducia... E infatti è meglio cercare di comparare queste informazioni con altre fonti. Secondo il rapporto pubblicato a febbraio di quest'anno sulla rivista Joules  i dati non tornano.

Il rapporto affermava che il mining di criptovalute ha contribuito a un aumento del 17% delle emissioni di carbonio prodotte dalle operazioni svolte per sostenere la rete Bitcoin.

Il rapporto della rivista ha presentato una ripartizione per settore del consumo energetico affermando che le operazioni di mining di Bitcoin hanno consumato 247 terawattora (TWh) di energia a livello globale. Questa cifra è meno della metà dell'energia consumata dalle operazioni di estrazione dell'oro e lo 0,16% del consumo totale di energia nel mondo.

Bitcoin e sostenibilità: esistono dei dati oggettivi?

È molto difficile calcolare esattamente quali sono i consumi delle miniere di bitcoin. Per questo quando leggiamo degli studi pubblicati sempra si parla di stime e approssimazioni. Tuttavia i dati comunicati dal furum dei minatori e quelli di Joules sono così diversi tra loro che non possono non insorgere dubbi.

I minatori seguendo i loro interessi, continueranno a cercare la migliore soluzione su una bilancia costi-benefici e saranno fermati principalmente se avranno alti costi da sostenere o se verranno rafforzate le politiche ambientali internazionali.

Per parlare di sostenibilità è importante fare riferimento a tutta la catena delle criptovalute che inizia con la produzione dei componenti, l'assemblaggio, l'uso e il loro smaltimento. Finchè la globalizzazione creerà dei ponti per evadere le politiche ambientali non si potrà mai parlare di sostenibilità.

Quindi gli unici dati che abbiamo a disposizione sono le stime degli accademici, i forum di condivisione dei dati dei miners e le tendenze dei Paesi più appetibili per i miners. Questo è più che sufficiente per avere una chiara idea di come potrebbe procedere bitcoin e degli impatti che genererà.

Bitcoin e sostenibilità: quali sono le alternative?

Uno degli aspetti fondamentali delle criptovalute è il libero accesso e l'equità, quindi la vera e propria decentralizzazione della ricchezza. Il Proof of Stake sebbene potrebbe essere una soluzione dal punto di vista ambientale, non garantisce questa equità perchè favoreggia una centralizzazione del denaro.

Bitcoin per ora non dimostra di avere un interesse nel cambiare il suo meccanismo di consenso ma dovrà fare qualcosa per limitare il consumo energetico se non vorrà subire pesanti restrizioni, per lo meno in Europa. Il fatto che non sia stata approvata la proposta di legge per il blocco del PoW non significa che non ci saranno conseguenze.

Il Parlamento Europeo deve sempre attingersi ai grandi pilastri europei che si basano sui i principi di sviluppo sostenibile, tra cui delle buone politiche ambientali. Quindi quasi sicuramente presto ci saranno delle nuove direttive che limiteranno la circolazione di alcune criptovalute.