Nella loro disperazione di trovare una ragione per cui Bitcoin è terribile-cattivo-distruttivo-orribile e moralmente riprovevole, gli autori del blog del Financial Times, Alphaville – Jemima Kelly, Jamie Powell, Izabella Kaminska – stanno rapidamente esaurendo gli argomenti.

Il loro ultimo è il "FUD ambientale", un classico nel nostro mondo di élite ossessionate dall'ambiente, dove qualsiasi cosa lontanamente associata al Clima garantisce una sorta di supremazia morale. Se tutto il resto fallisce, c'è sempre la colpa per associazione. Quindi ecco le lamentele per l'impatto ambientale derivante dall'energia utilizzata dai nodi e dai minatori della rete Bitcoin.

La cosa così strana di questa obiezione è che, in primo luogo, l'impatto è globalmente piccolo e, in secondo luogo, a chi importa? Qualcuno, da qualche parte, sta usando l'energia in modi che voi disapprovate (scioccante, lo so) e a cui l'unica risposta ragionevole deve essere "Sì, e?"

Poche società libere (o che dicono di esserlo) si preoccupano di controllare l'uso dell'energia, lasciando che i giornalisti dell'establishment decidano cosa è consentito, cosa è dannoso e cosa deve essere eliminato. Le persone guidano auto, a volte solo perché vogliono, a volte solo per competere per vedere chi è il più veloce; le persone vanno in vacanza, soprattutto perché lo vogliono; la gente compra roba, costruisce cose, si diverte con le cose, quasi tutte consumano energia e quasi mai richiedono fogli di autorizzazione dai loro padroni moralmente superiori. Almeno non ancora...

Gettare Bitcoin nella mischia in qualche modo pare cambiare tutto. Qualcuno, da qualche parte, sta usando il proprio hardware specializzato per sostenere la rete, quando invece avrebbe potuto utilizzarlo per, non so, gestire una sala server ed ospitare tutte le vostre incredibili immagini su Instagram. Qual è il fabbisogno energetico di Bitcoin che innesca davvero queste persone? Se pensate che Bitcoin sia un terribile meccanismo di pagamento, una valuta scadente, o solo una grande moda finanziaria, questi sono argomenti basati sul merito: cosa c'entra l'energia?

Ad un'osservazione superficiale è perfetto per dire "beccato!": se pensate che il valore aggiunto di Bitcoin sia zero o negativo, Kelly lo definisce "una asset class distruttiva", qualsiasi quantità di energia sarebbe uno spreco, un incubo climatico, una catastrofe ambientale. Dopotutto, sentiamo spesso che questa presunta truffa monetaria consuma elettricità al pari di Paesi di piccole o medie dimensioni. Quando il New York Times usa parole come "fattorie enormi" e "scaffali infiniti di computer" sappiamo che deve essere un male.

Come al solito quando i giornalisti parlano di cose terribili, dobbiamo scavare un po' più a fondo e sondare un po' di più: porre quelle domande fastidiose – quanto? È molto? Rispetto a cosa?

Le stime per l'utilizzo dell'elettricità da parte dell'intera rete Bitcoin sono dappertutto, in parte perché nessuno sa davvero quanti minatori ci siano e quale attrezzatura stiano utilizzando (e per questioni ambientali quale fonte di elettricità alimenta le loro strutture). Le stime basse si aggirano intorno ai 40 TWh all'anno, un po' meno di quanto il Massachusetts ha utilizzato nel 2019; le stime alte invece riportano fino a 100 TWh all'anno, all'incirca la produzione di elettricità della Carolina del Sud o della Louisiana. Prendiamo come punto di riferimento quest'ultimo caso.

Parliamo del 2,5% dei 4.000 TWh di elettricità utilizzati nell'anno record americano del 2018, o meno dello 0,4% della produzione mondiale di elettricità nel 2019. Inoltre se l'uso mondiale di elettricità è diminuito dell'1% lo scorso anno a causa delle misure contro il virus C, i "risparmi" potrebbero alimentare l'uso presente dell'intera rete Bitcoin fino al 2024 (o 2028 secondo la stima più bassa). Se Bitcoin non fosse esistito, si può dire con certezza che la nostra brigata di Alphaville avrebbe trovato qualcun altro di cui lamentarsi: forse l'illuminazione natalizia (7 TWh), le stazioni sciistiche (2-5 TWh) o il gioco online (75 TWh). Forse le reti bancomat del sistema bancario mondiale (25 TWh)?

Ricordate che stiamo ancora parlando dell'uso dell'elettricità; il gioco di prestigio della brigata di Alphaville è quello di equiparare l'uso a "davvero dannoso per l'ambiente". Ma questa stessa obiezione può essere mossa per la produzione di elettricità utilizzata per alimentare i computer di questi giornalisti, o il riscaldamento dei loro appartamenti (combustibili fossili?) o l'elettricità che illumina le loro case buie e fa funzionare i loro elettrodomestici. Sebbene minuscolo in proporzione a migliaia e migliaia di minatori che sostengono una rete monetaria decentralizzata, il valore aggiunto di Alphaville è chiaramente inferiore a zero e quindi sicuramente un orribile spreco di elettricità.

Se vivete in ​​un mondo di medie e aggregati, allora non sarete sorpresi di Kelly quando scrive che poiché la maggior parte delle attività minerarie è in Cina, dove "i due terzi di tutta l'elettricità è generata dal carbone", l'estrazione di Bitcoin deve essere davvero sporca.

L'estrazione di Bitcoin è un'attività concorrenziale, quasi interamente determinata dai prezzi locali dell'elettricità (anche se i costi di finanziamento ed i rischi legali contano). Pertanto i minatori di Bitcoin sono in una posizione eccellente per cercare e trovare energia bloccata, energia che non riesce a trovare la sua strada sul mercato, energia che non ha costi di opportunità: gas naturale che altrimenti sarebbe stato bruciato, capacità idroelettrica che sarebbe stata svuotata, turbine eoliche che altrimenti sarebbero state spente o staccate dalla rete.

Quando ARK Invest e Square hanno pubblicato una relazione sulle prospettive di energia rinnovabile per i minatori di Bitcoin, hanno parlato di strutture minerarie accanto all'energia bloccata come supplemento per superare il problema dell'intermittenza. "Intermittenza", ringhia Kelly, ridicolizzando gli autori per non aver capito che Bitcoin consuma elettricità senza poi riportarla indietro: non è il meccanismo di stoccaggio che risolve il problema irrisolvibile delle energie rinnovabili.

Un breve promemoria dei tre problemi fondamentali delle energie rinnovabili:

  • non producono molta elettricità quando ne abbiamo bisogno: notte, sera e nell'emisfero settentrionale, inverno;
  • producono molta elettricità quando non ne abbiamo molto bisogno: di giorno e d'estate;
  • producono questa elettricità geograficamente lontano da dove ne abbiamo bisogno: pianure rurali, offshore, isole.

Per ognuno di questi problemi, quello che finiamo per fare nelle reti elettriche con abbondanza di energia solare ed eolica è:

  1. avere una costosa alimentazione di backup, per lo più a gas naturale o centrali a carbone, pronta per iniziare a produrre elettricità quando il vento o il sole non saranno sufficienti. Questo è il motivo per cui i costi dell'elettricità aumentano, non diminuiscono, quando vengono aggiunte più energie rinnovabili alla rete.
  2. Quando il sole e l'energia eolica stanno per spegnere le loro reti a causa della sovrapproduzione, di solito accade una di queste due cose: i piccoli Paesi come la Danimarca possono esportare la loro elettricità a vicini più grandi come la Germania e la Svezia (scaricando il problema a qualcun altro), o le energie rinnovabili vengono semplicemente spente. L'anno scorso i prezzi all'ingrosso dell'elettricità sono addirittura scesi sotto lo zero per indurre i consumatori industriali a prendere l'elettricità in eccesso dai produttori.
  3. Le nostre linee di trasmissione sono piene di capacità: nel breve termine torniamo a spegnere le fonti intermittenti e nel lungo termine attraversiamo la nostra campagna con più linee di alluminio per accogliere la condivisione trans-continentale dell'elettricità in eccesso.

I sostenitori istituzionali di Bitcoin come Cathy Wood di ARK Invest o Jack Dorsey, contro i quali la brigata di Alphaville dirige il suo attuale FUD ambientale, non hanno pensato a questi problemi. I produttori di energia bloccata, come gli impianti idroelettrici sovradimensionati nelle quattro province cinesi dove apparentemente è localizzata la maggior parte del mining di Bitcoin, non possono portare i loro beni sul mercato, ma possono compensare alcuni dei loro costi fissi vendendoli ai minatori di Bitcoin. Wood, Dorsey e Brett Winton (direttore della ricerca presso ARK) hanno discusso il caso in modo goffo, implicando che Bitcoin potrebbe aiutare l'energia solare ad alimentare l'intera rete elettrica? Sì. Hanno quindi torto a dire che vendere elettricità in eccesso ai minatori aiuta a finanziare la produzione di elettricità rinnovabile (o non rinnovabile)? No.

Al contrario Nic Carter, maestro nello smontare il FUD ambientale, scrive:

Il gas naturale completamente fuori rete non ha nulla a che fare con il consumo energetico domestico o commerciale. Non sarebbe mai stato monetizzato, consumato o consegnato alle famiglie. Il suo destino era semplicemente quello di essere bruciato o sfiatato.

Se parte dell'elettricità in eccesso – del tipo sbagliato, nel posto sbagliato, nel momento sbagliato – può essere utilizzata per estrarre Bitcoin e finanziare le operazioni del fornitore di elettricità, non è un miglioramento dell'efficienza? I minatori di Bitcoin aspirano l'energia inutilizzata, bloccata e sprecata del mondo, fornendo quattrini extra per il produttore di elettricità marginale, rinnovabile o meno. Se per voi è un male, dovreste ripassare l'ABC del fare affari.

Dovremmo essere scettici sulle mode finanziarie, su tutto ciò che è nella cosiddetta Everything Bubble e dovremmo discutere sui molti attributi monetari di Bitcoin, soprattutto perché mette in evidenza come funzionano gli altri sistemi monetari. Ma le accuse ambientali nei confronti delle operazioni di mining di Bitcoin sono come sbattere la testa contro un muro di mattoni, cosa non molto utile da fare. Il problema non è il fabbisogno energetico di questi prodotti.

Di Joakim Book

Traduzione di Francesco Simoncelli