Ebbene sì, il governo del Regno Unito estraeva illegalmente Bitcoin senza saperlo. Nel corso di un’operazione antidroga gli ufficiali di polizia del West Midlands hanno fatto irruzione in un magazzino di un'area a ovest della città di Birmingham, conosciuta come Black Country. 

All'esterno dell'edificio erano visibili strani e numerosi sistemi di ventilazione e un drone aveva misurato alti livelli di calore sorvolando la struttura, tutti quelli che per le forze dell’ordine erano i classici segnali di una coltivazione illegale di cannabis.

Ma al momento di fare irruzione, la polizia si è trovata davanti una bella sorpresa: invece di lampade alogene e marijuana, c’erano circa 100 computer che estraevano Bitcoin a spese del comune.

Come ha sottolineato il Sergente Jennifer Griffin, che ha partecipato all’operazione, di per sé estrarre Bitcoin non è un’operazione illegale, ma il problema è che i computer erano collegati illegalmente alla rete elettrica cittadina, cioè sfruttavano l’elettricità pubblica per la loro attività di mining. Secondo la polizia sono state consumate migliaia di sterline di elettricità.

Che cos’è il mining di Bitcoin e come viene effettuato

Il mining, cioè l’estrazione di nuovi Bitcoin, viene realizzato mediante l’utilizzo di una serie di computer che concorrono a risolvere enigmi matematici.

L'estrazione di criptovalute è notevolmente salita quest’anno in proporzione all’aumento del valore dei Bitcoin. 

Inoltre, quando un computer risolve con successo l'enigma e le criptovalute vengono estratte, si possono allora elaborare alcune transazioni sulla rete e addebitare delle commissioni per tali servizi. Stando ai dati raccolti da CoinDesk, il 15 aprile le entrate giornaliere del mining a livello globale hanno raggiunto il record di 77,8 milioni di dollari. Il medesimo giorno, il prezzo dei Bitcoin ha raggiunto il picco di 63.381,20 dollari.

Tuttavia, questo processo così redditizio è anche enormemente dannoso per l’ambiente, poiché il mining di Bitcoin consuma e inquina in modo davvero notevole.

Il processo per ottenere Bitcoin è ad alta intensità energetica. Più persone competono per estrarre la criptovaluta, più difficili diventano gli enigmi matematici e più energia è necessaria per risolverli. 

Tiziano Tridico nel suo video YouTube spiega dettagliatamente in cosa consiste l’attività di mining:

Quanta elettricità consuma l’attività di estrazione di Bitcoin?

Per dare un’idea di quanto il governo inglese può aver consumato a sua insaputa, si tenga presente che qualche giorno fa l’Iran ha sospeso il mining di criptovalute per quattro mesi dopo una serie di blackout imprevisti nelle varie città. Il presidente Hassan Rouhani ha infatti dichiarato durante una riunione di gabinetto che l'estrazione di criptovalute consuma ogni giorno 2 gigawatt di elettricità dalla rete elettrica iraniana.

In totale il mining di criptovalute consuma a livello mondiale circa 114 terawattora all'anno, che è più del fabbisogno annuale di elettricità delle Filippine, secondo i dati raccolti dai ricercatori del Centre for Alternative Finance della Judge Business School dell'Università di Cambridge.

Ancora, l’International Energy Agency e la Cambridge University hanno calcolato che durante il 2019 per l’estrazione di Bitcoin è stata usata la stessa quantità di energia che serve a far andare avanti i Paesi Bassi per un anno. 

Un consumo eccessivo di energia che presentano anche le coltivazioni illegali di cannabis e che ha tratto in inganno in un primo momento le forze dell’ordine del Regno Unito.

Le coltivazioni di cannabis indoor impiegano infatti grandi quantità di elettricità per alimentare lampade, ventilatori e sistemi di riscaldamento e irrigazione. Secondo uno studio del Lawrence Berkeley National Laboratory, nel 2012 le fattorie di cannabis statunitensi hanno consumato circa l'1% dell'energia elettrica nazionale. Oggi, ciò equivarrebbe a quasi 40 terawattora all'anno.

Il danno ambientale causato dalle criptovalute e la possibilità di un Bitcoin green

L’enorme consumo energetico dell’attività di estrazione di Bitcoin ha un fortissimo impatto ambientale. Secondo i dati raccolti da vari istituti di ricerca l’attività di mining avvenuta in un anno non solo consuma più energia di una nazione intera, ma inquina anche di più. 

Come si è detto infatti il processo di estrazione è ad alta intensità energetica e per esso si impiegano combustibili fossili inquinanti, come il carbone.

La rivista Joule ha pubblicato uno studio secondo cui il mining di Bitcoin rilascia ogni anno circa 23 milioni di tonnellate di CO2 nell’aria, cioè la stessa quantità prodotta insieme da Sri Lanka e Giordania.

L’enorme danno ambientale causato dall’estrazione di criptovalute è spesso a centro di dibattiti internazionali. Sono infatti molte le aziende green impegnate nel tentativo di rendere i Bitcoin meno inquinanti. Ricerche in questo senso vengono condotte dagli studiosi di tutto il mondo. 

Il caso Tesla è le criptovalute verdi

Qualche mese fa aveva fatto scalpore l’annuncio da parte di Elon Musk, che Tesla, l’azienda green per eccellenza non solo aveva investito un miliardo e mezzo di dollari nella criptovaluta, ma aveva anche intenzione di accettare pagamenti in Bitcoin dai suoi clienti.

All’inizio di maggio Musk ha però ritrattato annunciando che Tesla avrebbe smesso di accettare i Bitcoin per gli acquisti di auto poiché questi inquinano troppo. A seguito dell’affermazione il prezzo dei Bitcoin è crollato del 5% in cinque minuti.

Il 24 maggio con un Tweet il CEO di Tesla annunciava di essersi riunito con i principali miners del Nord America per stabilire una strategia green di estrazione. Il prezzo della criptovaluta è aumentato di circa il 4% subito dopo questo tweet.

Gli esperti di mining e Bitcoin hanno però accusato Musk di mentire o di ignorare quali siano i metodi di estrazione, che al momento non prevedono strategie green.

Sono infatti scettici sul fatto che le affermazioni di Musk siano reali in quanto non vi è alcun vantaggio finanziario per i minatori o gli investitori a cambiare i loro modi di estrazione. È persino nata una nuova criptovaluta per prendere in giro Musk, chiamata "FuckElon".

Alex de Vries, economista e fondatore del sito web Digiconomist, ha affermato davanti ai microfoni di Euronews che i miners non hanno nessun interesse a prendersi cura dell'ambiente perché quello delle criptovalute è un mercato estremamente competitivo. Tutti i minatori sono in forte competizione gli uni contro gli altri e l’interesse economico è troppo alto.

De Vries ha anche detto che per il mining l'energia solare non è un'opzione, in quanto è una fonte di energia meno stabile rispetto ai combustibili fossili e puoi far funzionare le macchine solo per mezza giornata.