Produrre Bitcoin (BTC) richiede un'enorme quantità di energia e un altrettanto grande quantità di calore. Recentemente uno studio aveva evidenziato come per estrarre un singolo Bitcoin fosse necessaria l'energia consumata da una famiglia media americana in due anni.

Bitcoin entità energivora

Una voracità che spesso è stata oggetto di accuse di inquinamento proprio perché in alcune parti del mondo, Cina in testa, la produzione di questa energia è affidata a centrali che vanno ancora a carbone. Per questo motivo ai dubbi sulla sostenibilità finanziaria delle criptomonete (molte, ma non tutte) si aggiunge anche quello riguardante la sostenibilità ambientale. Anche perché logica vuole che quando una valuta come appunto il Bitcoin aumenta di valore, aumenta anche la sua richiesta e, di conseguenza, il numero di macchine collegate per crearne di nuovi. A tutto discapito della salute ambientale e anche nostra. Ma a volte ciò che la natura regala è possibile anche averlo indietro.

Ottimizzare le risorse

Il caso è quello del progetto chiamato "Agritechture" e lanciato dal cofondatore dell'exchange della Repubblica Ceca NakamotoX che sfrutterà il calore creato dal mining per coltivare appezzamenti di terreno.

La conferma arriva via Twitter da Kamil Brejcha secondo cui sarebbero già disponibili spazi per alloggiare i server che faranno (letteralmente) il lavoro di minare i bitcoin mentre, dall'altra parte, apposite strutture veicoleranno il calore prodotto verso alcune serre. Le prime di queste hanno già dato vita ad alcuni raccolti di pomodori (inizialmente si pensava a della marijuana a scopo terapeutico) prodotti dal calore derivante dal mining e perciò ribattezzati scherzosamente "Cryptomatoes".