Bitcoin continua la sua strada al centro della scena cripto, noncurante di qualsivoglia opinione su di lui. In verità, però, ci sono altisonanti nomi della finanza che riescono ad influenzare la comunità bitcoiniana, al punto da incidere sugli andamenti di valore.

I nuovi investitori hanno bisogno di conferme: Bitcoin andrà a zero? Arriverà a valere zero dollari in futuro? Facciamo il punto della situazione per mettere chiarezza su questo concetto ed avere la risposta!

In allegato a questo articolo troverete il video dell’esperto Tiziano Tridico dal titolo “Bitcoin è una questione di prospettiva”, nel quale potrete prendere visione di una recensione che incarna una fotografia della condizione attuale di Bitcoin. 

Prima di iniziare il nostro approfondimento vogliamo ricordarvi che questo contenuto ha carattere puramente informativo e non costituisce in alcun modo un invito all’investimento. 

Ray Dalio si esprime su Bitcoin e fa la sua confessione 

Probabilmente il nome di Ray Dalio è già passato sotto i vostri occhi, soprattutto in relazione alle sue opinioni su Bitcoin. Nato a New York nel 1949, Raymond Dalio, chiamato Ray, è il fondatore del Bridgewater Associates: il più grande hedge fund esistente al mondo, per intenderci! Si tratta dunque di un imprenditore statunitense che, secondo Bloomberg, ricopre la 58esima posizione nella lista delle persone più ricche al mondo. 

In una intervista registrata con Coindesk per la conferenza Consensus 2021 ha ammesso:

“Ho un po' di Bitcoin!”, ma non ha specificato quanti. Ad ogni modo, la sua confessione ha fatto impennare l’intero mercato cripto del quasi il 30% di media generale.

Ecco alcuni dati aggiornati al 24 Maggio, forniti da Borse.it:

Criptovalute in forte recupero oggi. Il bitcoin segna +12% a 37.615 dollari dopo che ieri aveva toccato dei minimi in area 31mila. Meglio fanno le altre cripto: +27% a 2.450 dollari l’Ethereum, +19% XRP, +24,5% il Cardano e +32% Stellar.

Cosa pensa Ray Dalio di Bitcoin

La chiacchierata con Ray Dalio si è spinta ben oltre la sola confessione dei suoi possedimenti cripto e si è lanciata verso affermazioni oltremodo chiare sulle sue preferenze. 

Come leggiamo su Cointelegraph, nell’articolo di Martin Young, Dalio afferma:

"Più creiamo risparmi in Bitcoin, più ha senso dire 'Preferisco avere Bitcoin piuttosto che obbligazioni'. Personalmente, preferirei BTC piuttosto che un'obbligazione."

Dietro questa affermazione si cela la previsione sul denaro tradizionale dell’imprenditore statunitense: man mano che le persone sceglieranno le criptovalute come Bitcoin, preferendole al denaro tradizionale, i governi perderanno potere su di loro e sui loro capitali. Secondo il suo parere in un tempo non molto lontano la crescente popolarità delle criptovalute stravolgerà l’intero settore monetario.

Queste le parole di Ray Dalio:

“Una delle mie maggiori preoccupazioni è che i governi abbiano la capacità di controllare Bitcoin o altre valute digitali. [...] Sanno dove si trovano, sanno cosa sta succedendo”.

Parole che spingono ad una riflessione su quanto sta accadendo intorno a noi negli ultimi anni. Il mondo delle criptovalute sta prendendo sempre più piede, portando dietro di sé investitori colossi e progetti realmente rivoluzionari. 

Bitcoin andrà incontro a seri rischi secondo Dalio

Quando una innovazione bussa alla porta sbagliata rischia di schiantarsi contro una serrata rigida e impenetrabile: lo stesso vale per Bitcoin. Da dieci anni a questa parte ci ritroviamo a convivere con un sistema monetario indipendente, privo di una terza parte fiduciaria, utilizzabile da chiunque ovunque e resistente alla censura.

Tali caratteristiche, per quanto incredibilmente positive, però, rischiano di far insorgere i governi nel tentativo di pregiudicarne l’uso. Nella stessa intervista condotta per Coindesk, Ray Dalio ha ricordato quanto accaduto negli anni ‘30, nel momento in cui il possesso, la vendita e più in generale lo scambio dell’oro poteva rappresentare una minaccia per i buoni del Tesoro.

In quella circostanza il governo degli Stati Uniti vietò ai propri cittadini il commercio dell’oro, al fine di salvaguardare un bene che riteneva più prezioso. 

Sul punto, Ray Dalio ha affermato:  

“Sospetto che il più grande rischio di Bitcoin sia che abbia successo; perché se avrà successo il governo proverà ad ucciderlo, ha il potere di farlo”, allundendo alla possibilità concreta di vedere presto applicate delle regolamentazioni talmente rigide da sopprimerlo. 

E se questo accadesse, che fine farebbe Bitcoin?

Bitcoin e il contesto di regolamentazione europea

Il tema delle restrizioni a cui potrebbe andare incontro Bitcoin, e tutte le altre criptovalute, è affrontato in modo vario nelle diverse legislazioni del mondo. Diciamo che in linea di principio il contesto attuale, salvo alcuni casi, sembra essere quello di una pacifica tolleranza delle criptovalute, inclusa una pianificazione d’uso che ne agevola la presenza. 

Il contesto europeo, con riferimento alle criptovalute, appare impegnato nella creazione di una coltre regolamentativa che possa abbracciare gli Stati membri senza intoppo.

A testimonianza di questo accoglimento, la Commissione Europea ha avviato l’anno scorso una consultazione generale in merito alla Proposta di Regolamentazione Bitcoin, sfociata poi nel Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio del 29 Aprile 2020, relativo ai mercati delle cripto-attività e che modifica la direttiva (UE) 2019/1937. In un frammento del documento si legge:

La maggior parte dei partecipanti alla consultazione pubblica ha sottolineato che la creazione di un regime specifico per le cripto-attività attualmente non disciplinate dalla legislazione dell'UE in materia di servizi finanziari, compresi gli stablecoin non regolamentati, sarebbe utile per l'instaurazione di un ecosistema di cripto-attività sostenibile nell'UE.

La maggioranza dei partecipanti ha confermato la necessità di garantire certezza del diritto e armonizzazione tra le legislazioni nazionali e molti portatori di interessi si sono dichiarati a favore dell'insieme esemplificativo di requisiti che potrebbero essere fissati per i fornitori di servizi per le criptoattività”.

Un messaggio che non lascia spazio ad equivoci: l’Europa vuole Bitcoin e sta lavorando per la sua concreta integrazione economica. 

Bitcoin e il difficile rapporto con la Cina

Di diverso avviso appare il governo cinese teso, a differenza del contesto occidentale, a blocchi e restrizioni via via crescenti. Come racconta il Post

“Il 18 maggio tre associazioni finanziarie cinesi facenti capo allo Stato hanno avvertito i loro membri (cioè banche, società di pagamenti e altre istituzioni finanziarie cinesi) di evitare qualsiasi attività di finanziamento legata alle criptovalute attraverso un comunicato diffuso sulla piattaforma WeChat.

Le associazioni sono la National Internet Finance Association of China, che riunisce società cinesi fornitrici di servizi finanziari via Internet, la China Banking Association, che riunisce le banche, e la Payment and Clearing Association of China, che comprende aziende attive nell’industria dei pagamenti.

Il comunicato aveva l’obiettivo di chiarire alcune prescrizioni della banca centrale cinese in materia di criptovalute già in vigore, che vietano una lunga lista di attività, tra cui accettare criptovalute come mezzo di pagamento, prezzare i propri prodotti in criptovaluta, scambiare criptovaluta con valuta legale (il renminbi), sviluppare borse di criptovalute, fornire servizi legati al trading di criptovalute, alla loro custodia o al loro prestito, nonché creare fondi d’investimento indicizzati all’andamento dei prezzi delle criptovalute”. 

Queste scelte non possono che influire sull’andamento del prezzo di Bitcoin e di tutte le altre criptovalute ad esso correlate. Impostazioni restrittive come questa potrebbero portare all’azzeramento del valore di Bitcoin?

Bitcoin potrà arrivare a valere zero dollari? 

Inutile negare che i tentativi di estromissione di Bitcoin dal sistema economico della Cina, o di altre potenze finanziarie, possono incidere negativamente sul prezzo della criptovaluta. Risulta noto che tutte le dinamiche monetarie si legano a quelle politiche, non può che dirsi lo stesso per il denaro digitale. Proviamo, però, a ragionarci su accantonando per un attimo il contesto economico.

Sotto il profilo tecnico, Bitcoin vive con internet. Internet da quando è nato ha rivoluzionato l’esistenza umana, permettendo la nascita di fenomeni che non avremmo mai immaginato ai tempi della sola carta e penna.

Internet si può “spegnere”? Possiamo subire alcune restrizioni, vederci limitare il numero di siti o di pagine online, ma nessuno può bloccare internet. Per farlo bisognerebbe spegnere tutti i computer del mondo contemporaneamente. Ipotesi assai improbabile per non dire impossibile.

Ora, se Bitcoin vive con internet ha la stessa possibilità di sopravvivenza di quest’ultimo, pertanto, sotto il profilo concreto la criptovaluta c’è e ci sarà sempre. Prima di pensare a quanta parte del suo valore economico potrebbe perdere, proviamo a pensare a quante persone detengono Bitcoin, a quanto vale per loro al di là dei soli termini economici.

Bitcoin ci ha aperto una finestra su un nuovo modo di pensare al denaro e all’intera politica monetaria, consegnandoci quell’idea di libertà che era impensabile prima della sua nascita.

Quanto conta tutto questo in termini economici? Il valore che la comunità attribuisce a questa innovazione è talmente alto che non sarà facile soppiantarlo, neppure di fronte ad una restrizione o negazione.

Bitcoin continuerà ad essere nelle nostre vite che piaccia o meno, perché ha dimostrato di essere il motore di un avanzamento tecnologico come pochi nella storia dell’uomo!

Pertanto, quella ipotesi che possa un giorno valere zero dollari ci sentiamo di smentirla, seppure non possiamo averne la certezza. Del resto siamo sicuro che, in ogni caso, se anche dovesse valere zero dollari dal punto di vista economico, continuerebbe ad avere un valore rappresentativo immenso.