Bitcoin e altre criptovalute potrebbero creare problemi a chi non segnala tutte le transazioni. In Corea del Sud, le nuove normative sull'informativa finanziaria prevedono infatti fino a 5 anni di carcere e 50 milioni di won (pari a 44.000 dollari Usa) nel caso in cui i fornitori di servizi di criptovalute non dovessero adeguarsi entro il 24 settembre.

Bitcoin e criptovalute più regolamentate in Corea del Sud

Aumenta la regolamentazione del settore criptovalute grazie all'imminente  introduzione di nuove normative sull’informativa finanziaria per le società che trattano criptovalute nel paese asiatico.

La Financial Services Commission sudcoreana (FSC) ha infatti approvato nuove leggi in materia di informativa finanziaria includendo il settore delle criptovalute. La misura, che entrerà in vigore il 25 marzo, prevede che tutte le società del settore criptovalute (tra cui exchange, asset manager, fornitori di wallet e piattaforme custodia) trasmettano i registri di tutte le transazioni eseguite alla Financial Intelligence Unit (FIU), un ramo della FSC che si occupa di sorveglianza e antiriciclaggio.

Bitcoin: Regole più strette e tasse su plusvalenze 

I fornitori esistenti di servizi per asset virtuali nel paese avranno sei mesi per adeguarsi al nuovo modello normativo.

Per rispettare i protocolli di conformità, i fornitori di servizi di Bitcoin e altre criptovalute dovranno implementare solide procedure di identificazione dei clienti entro 6 mesi dall'entrata in vigore della nuova disposizione, quindi entro il 24 settembre 2021, con l'obbligo di segnalare qualsiasi transazione sospetta alla FIU affinchè possa avviare indagini sull'antiriciclaggio.

Inoltre, dal 25 marzo, sarà necessaria la registrazione alla FIU per tutti i nuovi fornitori di servizi di criptovalute che intendano operare in Corea del Sud.

I fornitori che non dovessero adeguarsi alle norme rischiano sanzioni fino a 50 milioni di won (44.000 dollari Usa) o cinque anni in carcere.

Da gennaio 2020 entrerà in vigore una nuova normativa fiscale che introdurrà imposte sulle plusvalenze per i profitti generati dalle attività di trading di criptovalute superiori ai 2.300 dollari.

Bitcoin e Regolamenti. Come funziona in Italia

Per il momento in Italia dobbismo dichiarare quanti Bitcoin o altra criptovaluta si possiedono in portafoglio nel quadro RW della dichiarazione dei redditi, cioè nel quadro che riguarda i beni posseduti all’estero. Si tratta di un mero adempimento formale, che non comporta il pagamento di tasse o imposte. 

Occorre tuttavia fare chiarezza in relazione alle plusvalenze. 

Nel caso di operazioni eseguite con piattaforme di trading tradizionali, quelle dove si scambiano anche le principali valute, lo scambio si configura come attività di trading, quindi speculativa, e si dovrà versare allo Stato il 26% sui guadagni se, durante il corso di un anno, per almeno 7 giorni consecutivi si è superata la soglia di possesso di Bitcoin per un controvalore pari a circa 51.645 Euro e nel momento in cui i Bitcoin vengono venduti (ma non è chiaro se la vendita di cui parla l'Agenzia delle Entrate si riferisca ai prelievi dal wallet o alla vendita per l'acquisto di altra criptovaluta o valuta).

(Claudia Cervi)