La nascita e l'evoluzione di Bitcoin ha creato uno sconvolgimento senza precedenti a più livelli all'interno della società. Su queste pagine avete avuto la possibilità di leggere come suddetti sconvolgimenti abbiano modificato il settore finanziario, economico e sociale, permettendo agli individui di adattare le proprie esigenze alla nuova realtà. Inutile dire che anche il campo intellettuale è stato invaso dal cambiamento di paradigma introdotto nel 2009 col white paper di Satoshi. In particolar modo il mondo intellettuale, il quale piuttosto che analizzare la mutevolezza dell'ambiente di mercato s'è voluto trincerare nelle proprie teorie difendendole a spada tratta nonostante le evidenze empiriche. Purtroppo in questa categoria sono ricaduti anche diversi commentatori ed economisti Austriaci, i quali hanno sfoggiato il Teorema della Regressione di Mises per invalidare la soundness monetaria di Bitcoin. Secondo loro non sarebbe mai potuto diventare mezzo di scambio perché non soddisfa adeguatamente le linee teoriche che in passato ogni merce ha seguito rigorosamente prima di diventare merce più commerciata e quindi denaro. È un peccato assistere, ancora oggi dopo 11 anni, ad un dibattito che è tenuto vivo solo dall'ignoranza da parte di chi l'alimenta. Proprio così, perché arrivati a questo punto è manifesta la realtà che chi lo alimenta lo fa perché non ha affatto capito le basi teoriche dell'economia Austriaca.

L'obiettivo di Mises, quando formulò il Teorema della Regressione, non era spiegare l'origine della moneta, né quali particolari merci potessero e non potessero emergere spontaneamente come denaro, ma fornire esclusivamente una spiegazione soggettivista del potere d'acquisto presente del denaro. Per adempiere a questo scopo era necessario che la merce in questione fosse valutata e scambiata soggettivamente dagli individui prima del suo utilizzo come mezzo di scambio, non che avesse un uso oggettivo pre-monetario.

Nella sua spiegazione Mises sfruttò la teoria soggettiva e l'utilità marginale del valore sviluppate da Menger e, sebbene fosse consapevole di poter finire in un loop a causa del fatto che il potere d'acquisto del denaro è determinato dal valore imputato dagli individui ma questi ultimi lo valutano così perché quella particolare forma di denaro ha potere d'acquisto, vi aggiunse la sua brillantezza intellettuale: la dimensione temporale. Infatti la genialità fu quella di enunciare che gli individui ricercano oggi potere d'acquisto perché si aspettano che esso sia valido anche domani, basando fondamentalmente le proprie decisioni sulla storia passata dello stesso potere d'acquisto. La critica successiva sarebbe stata quella di puntualizzare la discesa in una regressione infinita, ma Mises aveva pensato anche a questo sottolineando che la ricerca può fermarsi nel momento in cui la merce che viene presa in considerazione non viene più scambiata semplicemente con le altre merci, bensì diventa talmente commerciata da fungere da mezzo di scambio. Anche qui una precisione è dovuta, il mezzo di scambio non è ancora denaro a tutti gli effetti denaro perché tale è un processo in divenire, una spirale auto-rinforzante che porta quel determinato mezzo di scambio, sempre in base alle valutazioni soggettive degli individui, a diventare più comunemente accettato.

In base a questo background iniziale possiamo vedere come Bitcoin ricada perfettamente nel Teorema, visto che inizialmente era "solamente" un numero o una cifra su Internet cui nessuno dava importanza. Sebbene lo scopo con cui sia stato concepito fosse quello di diventare denaro un giorno, ciò non toglie che sarebbe potuto rimanere nell'oblio. Ad essere rigorosi, Bitcoin in realtà ha una storia molto più complessa alle spalle e la sua origine non è affatto nel 2009 bensì molto più indietro. Infatti la spontaneità del libero mercato ha lavorato nel sottobosco sin dal 1971 per far emergere quella merce che davvero fosse selezionata dalle scelte soggettive degli attori di mercato. Qualcosa che fosse più resistente della censura statale e si adattasse ogni volta che quest'ultima provava un attacco. Il punto è proprio questo e che alcuni Austriaci non capiscono: visto che il processo di selezione naturale di una merce come denaro è stato alterato artificialmente dall'interventismo attivo dello stato, il libero mercato ha risposto concentrandosi su qualcosa che potesse aggirare efficacemente questo veto.

Molti hanno tentato con l'oro, l'ultima merce selezionata dal mercato come denaro, ma hanno fallito data la censurabilità facile del metallo giallo; altri hanno tentato la via del digitale, ma anche qui problemi tecnici di protocollo hanno impedito il successo di quei progetti. Bitcoin ha rappresentato la summa di tutti i suoi predecessori che hanno fallito, incarna infatti le qualità migliori dell'oro ed i vantaggi presenti nell'essere nel mondo digitale. La visione imprenditoriale di Satoshi gli ha permesso di mettere insieme tutti i "pezzi del puzzle" che ognuno dei tentativi del passato ha rappresentato e creare un protocollo che fosse in grado di superare la censura statale, oltre ovviamente fornire una potenziale merce di valore. Bitcoin, quindi, non nasce ex nihilo come invenzione partorita dalla singola mente di Satoshi, invece incarna un mosaico molto più complesso evolutosi nel tempo per soddisfare un desiderio di valore degli attori di mercato: aggirare il sistema statale del denaro fiat e, in particolar modo, far sì che il potere d'acquisto di oggi non fosse derubato domani attraverso il proverbiale Effetto Cantillon incorporato nell'attuale monopolio sul denaro da parte delle banche centrali.

Sebbene la teoria Austriaca si distingua dalle altre scuole di pensiero economico per la trattazione della dimensione temporale, è la parte che più sfugge alla maggior parte dei critici di Bitcoin. Infatti, così come il white paper di Satoshi non è stato l'origine di nulla bensì il proseguimento di un processo in costante divenire, il Teorema della Regressione di Mises non voleva affatto condensare la teoria presentata in esso in qualcosa che potesse essere considerata l'origine del denaro. Sono due cose ben distinte. Non è un caso infatti che in The Theory of Money and Credit Mises ponga la trattazione del Teorema e dell'origine del denaro in capitoli diversi a distanza di circa un centinaio di pagine; lo stesso accade in Human Action dove sottolinea che il Teorema della Regressione è un dispositivo per spiegare il potere d'acquisto del denaro, non uno "per capire" quale merce sul mercato possa diventare in futuro denaro. Se fosse vero che il Teorema della Regressione richiedeva che la merce avesse avuto un uso oggettivo prima del suo utilizzo come mezzo di scambio, si potrebbe sostenere che Bitcoin lo possa invalidare indipendentemente dall'obiettivo originale del Teorema. Inutile dire che le cose non stanno così, visto che Mises sottolinea ripetutamente ed esplicitamente che il punto di partenza del valore del denaro non è altro che il risultato di valutazioni soggettive. Ancora una volta, quindi, l'idea che Bitcoin abbia acquisito potere d'acquisto perché gli individui lo hanno scambiato direttamente in base alle loro preferenze individuali, piuttosto che per un uso oggettivo, non solo non solo non invalida il Teorema, ma si allinea del tutto con esso.

Se si dovesse spezzare una lancia a favore di chi è rimasto confuso dall'ascesa di Bitcoin e ha fallito nell'inquadrarlo da un punto di vista Austriaco, si può dire che l'aggettivo "industriale" usato da Mises in Human Action può essere stato in qualche modo fuorviante. Tuttavia una lettura più attenta rivela che tale aggettivo, per quanto possa trasmettere un senso di "oggettività", maschera una definizione decisamente soggettiva: “[...] usarla a fini industriali, cioè o per il consumo [la diretta soddisfazione delle proprie preferenze soggettive] o per la produzione”. Ciò sottolinea ulteriormente che il valore è soggettivo ed il Teorema non richiede che una determinata merce abbia originariamente posseduto un qualche uso oggettivo al fine di spiegarne il potere d'acquisto. L'obiettivo del Teorema della Regressione non era delimitare quali merci particolari possono e non possono emergere come denaro, ma spiegare il potere d'acquisto di quest'ultimo utilizzando la teoria soggettiva dell'utilità marginale del valore. Ciò richiede solo che una determinata merce sia valutata dagli individui e quindi scambiata direttamente, senza che avesse un uso "oggettivo" pre-monetario. Alla luce di ciò dovrebbe essere chiaro che la presunta invalidazione del Teorema misesiano da parte di Bitcoin non ha senso.

Le persone continuano ad effettuare scambi con Bitcoin in cambio di beni e servizi "reali" e coloro che li ricevono, almeno una parte di loro, intendono utilizzare i proventi per acquistare a loro volta altri beni e servizi "reali" con esso; non c'è dubbio, quindi, che Bitcoin sia attualmente un mezzo di scambio, anche se non ancora denaro. In conclusione, il Teorema della Regressione di Ludwig von Mises non è affatto un ostacolo al processo attraverso il quale Bitcoin andrà eventualmente oltre e diventerà denaro, né Bitcoin invalida in qualche modo la scoperta geniale di Mises. Se pensate che la teoria soggettiva del valore non dimostri che una valuta digitale possa diventare una merce più commerciata e comunemente accetta negli scambi, perché nessuno avrebbe esperienza con cui valutarla, allora vi sbagliate: è accaduto nel 2010 e adesso il prezzo spot è una guida più che adeguata.

IL VERO “EFFETTO DISRUPTION” DI BITCOIN

Avendo avuto cura di inquadrare il fenomeno Bitcoin dal punto di vista teorico, e soprattutto avendo visto come esso vi si include egregiamente senza attriti, adesso possiamo spostarci al lato pratico ed osservare quali sono i motivi per cui infrastruttura e protocollo rappresentano non solo una fonte di valore, ma addirittura la prima possibilità concreta dopo tempo immemore di colpire in modo incapacitante la struttura statale, i criminali che la utilizzano e tutti i parassiti che vi orbitano attorno per sfruttare la ridistribuzione della ricchezza grazie al denaro fiat. Sebbene negli ultimi anni la comunità Bitcoin sia stata in qualche modo trascinata nel mondo della finanza, la possibilità di usarlo come mezzo di scambio è sempre presente. Non scompare perché in un determinato momento esiste una tendenza a vederlo e considerarlo in una determinata ottica. E anche se il mondo finanziario ha attratto le attenzioni della comunità Bitcoin, esso non è più volatile di altri asset speculativi. Da questo punto di vista, infatti, non c'è alcuna caratteristica esclusiva che renda Bitcoin tanto diverso da operazioni di istituzioni finanziarie rischiose; basta vedere un qualsiasi prospetto informato sugli investimenti dove c'è anche il rating del rischio.

Ma diversamente da essi offre un mezzo attraverso il quale evadere dalle pratiche totalitariste ed inflazioniste: trasferire valore senza preoccuparsi di intermediari che possano bloccare la transazione e farlo solo in base a dinamiche di domanda/offerta. Pensate al Venezuela e a come il governo socialista abbia devastato il Paese con le sue politiche deliberatamente distruttrici della valuta nazionale. Grazie a Bitcoin i poveri disgraziati investiti dall'iperinflazione hanno avuto un modo per conservare potere d'acquisto e commerciare con l'estero, accedendo a beni e servizi che in caso contrario sarebbero stati inaccessibili. Lo stesso discorso lo possiamo fare per l'Iran, dove determinate cose sono bandite, o per tutti quei Paesi che mettono al bando il denaro contante, spingendo la popolazione verso un Grande Fratello finanziario. Tutte queste motivazioni sono visibili e spiegano perché Bitcoin continua ad attrarre le attenzioni del mondo.

Infatti la semplicità d'uso dello stesso permette a chiunque di poter gestire un wallet ed effettuare/ricevere transazioni. È utile guardare ad un esempio concreto come il wallet Melis per farsi un'idea di come si possa essere neofiti ma allo stesso tempo essere in grado di accedere alle funzionalità basilari del suo uso. La bellezza di questo wallet, comunque, è il fatto che accompagna l'utente verso un percorso di maturazione tecnologica progressiva, permettendogli di apprendere nuovi modi di personalizzare le transazioni grazie alla grande varietà di opzioni presenti. Bitcoin è user-friendly e soprattutto business-friendly, caratteristica questa che spiega il crescente fascino che esso continua ad attrarre. Ma al di là di ciò il fatto che la blockchain di Bitcoin sia pubblica è un fattore che avalla i fatti. Detto in parole semplici, se MicroStrategy afferma di aver comprato X BTC ciò è verificabile da tutti andando a vedere un qualsiasi explorer della blockchain di Bitcoin. In questo senso Bitcoin rappresenta un incentivo non indifferente all'onestà e alla verificabilità dei fatti, oltre al fatto di consentire un "servizio" di timestamp indelebile all'interno dei suoi blocchi rafforzando ancora di più l'onestà nella comunità.

Esiste la stessa verificabilità nel mondo finanziario canonico? Assolutamente no. E un esempio spesso riportato su queste pagine è il mercato manipolato dell'oro, il quale ormai è scollegato non solo dal mondo monetario ma anche da dinamiche di domanda/offerta di mercato. Ma anche se Bitcoin può essere inondato di ETF e altri derivati simili, la sua natura trustless e permissionless permette ancora di utilizzarlo senza il bisogno di far intervenire terze parti di fiducia. Bastano pochi clic ed è possibile utilizzarlo per aggirare norme liberticide o pratiche di mercato di dubbia onestà. Con l'oro, invece, questo non è possibile perché esiste il minus rappresentato dalla sua fisicità e questo è un vantaggio per i manipolatori che possono rimanere nell'ombra e farla franca. Su Bitcoin, invece, è tutto verificabile e si può "identificare" "chi" sta vendendo, "chi" sta acquistando e "chi" sta risparmiando. E questo aspetto ci porta direttamente alla motivazione legata alla trasparenza: immaginate se le stesse whale nel mondo dell'oro fossero traslate al mondo Bitcoin.

Innanzitutto ci sarebbe la pistola fumante che potrebbe essere riconducibile ad un particolare soggetto, ovvero le grandi banche d'investimento; in secondo luogo sarebbero pubblicamente visibili le quantità spostate e soprattutto si potrebbero verificare le quantità fisiche con quelle sintetiche; i "pesci piccoli" invece risulterebbero quelli che si lanciano sul metallo fisico, lo accumulano e cercano di preservare in questo modo la propria ricchezza. Inutile dire che diventerebbe palese a tutti che esistono una manciata di big player che stanno facendo di tutto per mantenere soppresso il prezzo dell'oro sfruttando il mercato scam dell'oro sintetico. Ma questo discorso può essere generalizzato e traslato anche allo stato, e verrebbero inchiodate tutte le menzogne che sono state accumulate nel tempo per frodare la popolazione. Sarebbe principalmente visibile e tracciabile la rete di clientes che sfruttano la coercizione statale per proprio tornaconto, oltre a seguire il flusso dell'Effetto Cantillon. Tutte le chiacchiere starebbero a zero.

Provate ad immaginare l'apparato statale che utilizza Bitcoin e faccia passare tutte le sue operazioni attraverso un singolo hash della sua chiave pubblica. Inutile dire che in tal modo si potrebbe risalire a tutte le transazioni fatte in passato e capire cosa è stato acquistato. In questo modo non avrebbe più carta bianca come accade adesso con il calderone delle tasse e soprattutto non potrebbe sventolare il feticcio dei "controllori" che in realtà sono manovrati dal controllato, ovvero lo stato. Pensate, ad esempio, alla recente affermazione della Banca d'Italia riguardo presunte irregolarità negli appalti riguardanti materiale sanitario. Nel contesto attuale c'è disinteresse e pressapochismo da parte della popolazione in generale perché tutto rimarrà nella foschia e nella nebulosità, senza poter identificare puntualmente i responsabili. Con Bitcoin l'aggettivo presunto non esiterebbe. La trasparenza della blockchain di Bitcoin farebbe emergere tutte quelle truffe e quei raggiri che ancora oggi vengono perpetrati alle spalle dei contribuenti e che sono ordite per trattarli come schiavi e parassitare gran parte dei frutti del loro lavoro. In un mondo in cui Bitcoin fosse ampiamente diffuso, nessuno investirebbe più nel mercato dell'oro sintetico e altresì nessuno parteciperebbe più ad una gara d'appalti pubblica. Sono la trasparenza e l'immutabilità della blockchain di Bitcoin ciò che terrorizza l'establishment finanziario e statale.

Quindi che sia tramite Lightning Network o tramite Bitcoin Cash, ad esempio, usatelo ogni giorno e fate in modo di vivere quanto più possibile attraverso il mondo delle criptovalute, perché è la chiave di volta reale per eliminare definitivamente le varie mafie statali che poggiano sul denaro fiat e l'Effetto Cantillon.

CONCLUSIONE

Economisti Austriaci e libertari dovevano essere i primi a carpire il netto cambiamento di paradigma introdotto da Bitcoin, eppure alcuni di essi ancora fanno fatica. Soprattutto quando si tratta di inquadrare questo fenomeno sotto la lente d'ingrandimento della teoria. I cosiddetti gold bug per anni hanno sostenuto la rilevanza e l'importanza dell'oro nel mercato monetario, grazie in particolar modo all'immutabilità del metallo giallo. E l'hanno fatto a ragion veduta per due motivi: non c'erano alternative migliori ed il valore storico dell'oro "garantiva" che avrebbe conservato il suo valore anche cent'anni dopo.

Ineccepibile dal punto di vista fisico, ma non da quello economico. Infatti esiste ancora un rischio latente: il risparmiatore che punta sull'oro "scommette" sul fatto che le caratteristiche fisiche dell'oggetto in questione saranno talmente influenti da condizionare a suo favore la componente economica. Non va alla ricerca di qualcosa che sia fisicamente lo stesso in un certo punto nel futuro, ma qualcosa che sia economicamente lo stesso. Infatti le economie, essendo costituite da attori di mercato i cui valori e desideri sono mutevoli, non potranno mai garantire qualcosa al 100%.

Quindi, dal punto di vista teorico, Bitcoin soddisfa tutti i "requisiti" per essere considerato inizialmente un mezzo di pagamento, ed è sulla strada per diventare denaro a tutti gli effetti. Non rappresenta un'eccezione alla teoria Austriaca o qualcosa che la va ad invalidare. Non rappresenta un'alternativa assoluta all'oro, ma relativa visto che anch'esso non è avulso dalle stesse leggi sopra spiegate: fisicamente immutabile, ma economicamente variabile. Rischio di cambio ed incertezza sono due componenti economiche insite nella natura umana, e, diversamente dalle altre scuole di pensiero, la Scuola Austriaca le accetta per quelle che sono e non le vuole annullare. Anzi, le studia e le analizza in modo da individuare quegli elementi che le possano minimizzare.

Bitcoin fa esattamente questo: nel lungo periodo minimizza rischio di cambio ed incertezza meglio dell'oro. Ecco perché è stato premiato economicamente dagli attori di mercato. Adesso arriva la vera sfida: riportare in primo piano la questione della privacy e smantellare, pezzo per pezzo, le truffe erette dall'apparato statale attraverso il raggiro del denaro fiat e lo schiavismo della tassazione. Trasparenza, immutabilità e meccaniche di prezzo basate sul libero mercato (es. domanda/offerta) rendono Bitcoin il peggiore degli incubi per burocrati, parassitume statale di vario tipo e totalitaristi illusi di poter esercitare la loro tirannia per sempre.