Elon Musk, patron di Tesla Inc., da bravo visionario guarda avanti e senza badare agli allarmismi della Federal Reserve (FED) sulla possibilità che le criptovalute possano destabilizzare il "sistema dollaro", decide di investire quattro spiccioli e compra Bitcoin per la modica cifra di 1,5 miliardi (in linea col suo modus operandi, o tutto o niente).

Non solo! L'imprenditore sudafricano con cittadinanza canadese e naturalizzato statunitense ha inoltre deciso di sostenere pubblicamente e una volta per tutte la regina delle criptovalute, aggiungendo l'hastag #bitcoin alla sua bio su Twitter e ipotizzando che gli acronimi BTC & TBC (The Boring Company, una delle aziende di cui Elon Musk è fondatore) formino un anagramma frutto della non-casualità (conoscendolo immaginiamo che interpreti la cosa come frutto di una congiunzione astrale): come si dice, ci ha messo la faccia.



 

Rivoluzione Bitcon-Tesla: da "criptovaluta" a "moneta reale" 

Quindi un vero e proprio pubblic endorsement di Tesla per Bitcoin, in quella che ormai non sembra più solamente una scommessa vincente ma una vittoria reale.

Talmente reale che la casa delle auto elettriche inizierà a trattare la moneta alla stregua dei verdi dollaroni, reali e tangibili, accettandola come forma di pagamento.

A questa notizia, il valore del Bitcoin, già in massima accelerazione in questi mesi, è balzato a un nuovo primato, favorito della spinta e dall'iniezione di fiducia di Tesla.

Matrimonio Bitcoin-Tesla: uno spartiacque storico

Al di là degli aspetti economici, il matrimonio fra la "regina" delle cripto e il "re" delle stelle delinea uno solco storico, uno di quelli da cui non si può più tornare indietro.

Siamo di fronte a un evento destinato a rivoluzionare gli asset dell'economia mondiale, bancaria e non, e il segnale arriva anche dalla finanza tradizionale, dubbiosa fino a poco tempo fa a considerare l'ecosistema della criptovalute ma ora pronta a spingere il mercato in questa direzione per trar profitto dal cripto-boom in atto, non più ignorato e non più trattato come una non entità, ma anzi corteggiato come un cavallo vincente.

Bitcoin: la corsa degli investitori istituzionali

La value deflagration del Bitcoin non è ovviamente solo riconducibile alle mosse di Tesla: va ricercata fra il mondo degli investitori istituzionali, Michael Saylor di MicroStrategy in primis, che ha annunciato l’acquisto di ulteriori Bitcoin per un controvalore di oltre 15 milioni. 

La società di business intelligence è da tempo attiva su questo segmento di business e detiene circai 91.326 unità di Bitcoin, che equivalgono a un valore di mercato di circa 5,35 miliardi. 

Non solo MicroStrategy ma anche JP Morgan, che ha immesso sul mercato un prodotto “crypto-exposure” che permette agli investitori di puntare sui titoli del debito emessi dalle società legate al Bitcoin, come la stessa MicroStrategy e Square Inc..

Una chiave di lettura alternativa? La corsa all’acquisto potrebbe giustificarsi anche con il timore diffuso tra gli investitori che vedrebbero nel "riscaldamento" dei tassi d’inflazione mondiali una conseguenza dei maxi-stimoli fiscali e monetari rispettivamente inaugurati da governi e banche centrali. 

Il parere dei maggiori analisti di mercato è chiaro: la mossa di Tesla è il classico evento che cambia il corso della storia della valuta virtuale, e che, secondo Eric Turner di Messari (società di ricerca specializzata sulle criptovalute alla Reuters) da il via a una serie di allocazioni da parte di aziende che investiranno risorse sul Bitcoin, ora che Tesla ha aperto le danze: dal momento che Tesla ha in portafoglio Bitcoin, ogni investitore che detiene i suoi titoli è esposto a questo mercato e deve incoraggiarlo a qualunque costo.

Bitcoin: i dati del fenomeno

  • Bitcoin: nel 2020 ha quadruplicato il suo valore
  • Bitcoin: sfonda quota 60 mila dollari
  • Bitcoin: obiettivo a 72 mila dollari 
  • Bitcoin: a inizio anno segna un rialzo spettacolare di oltre il 100%
  • Bitcoin: nel 2021 ha più che raddoppiato il suo valore e supera i 1.000 miliardi
  • Bitcoin: su base annua le quotazioni si sono moltiplicate per quasi 12 volte

Bitcoin: sdoganata dai maggiori operatori, frenata da Tesoro e FED

Alla fine banche e corporazioni hanno finito per fidarsi: l'unico ostacolo che si frappone fra i maggiori operatori e quell'entità immateriale che una volta era guardata con sospetto, è la resistenza del Tesoro, che per bocca del ministro Janet Yellen scaglia invettive dal sapor tardo antico, frutto di un vincolo con un passato old style e non future-oriented come vorrebbe l'onda.

Altro muro fra chi spinge sul freno del progresso e l'inarrestabile ascesa del Bitcoin, sembra essere costituito dalla Federal Reserve (FED) e Jerome Powell è dell'opinione che le «criptovalute possano diventare un rischio sistemico per il dollaro». 





 

Bitcoin: green or not green?

Per alcuni la rincorsa ai Bitcoin è fonte di grossa ipocrisia da parte di una frangia del mercato istituzionale. 

Sappiamo che ormai la parola d'ordine imperante è “green” e tutti, dai Fondi d’investimento alle banche, passando dalle assicurazioni per finire con le big corporation, sono smaniosi di mostrarsi quanto siano virtuosi nell'essere eco-compliance: ecco che si spiega l’emissione di green bond con cui porre in essere strategie di abbattimento dell’inquinamento oppure azioni che mirano allo smaltimento dei comparti dell’economia non sufficientemente green. 

Nondimeno se c’è un “dirty asset” è proprio quello del Bitcoin.

Dove risiede l'ipocrisia della green finance? Ad esclusione dei cosidetti esperti, pochi sanno che per fare "mining", per “estrarre” un blocco di valuta digitale servono calcoli decisamente lunghi e complessi. Si stima che ogni secondo ne vengano effettuati 160 miliardi di miliardi, una cifra enorme avidissima di consumi altrettanto enormi di energia. 

Gli specialisti analizzando la cosa, scoprono che il “mining” dei Bitcoin equivarrebbe ai consumi energetici annuali di grosse entità statuali delle dimensioni della Serbia o della Bulgaria: ergo Bitcoin è ben lontano dall'essere amico dell’ambiente. 

Aggiungiamo un'ulteriore considerazione, e non da poco: per oltre la metà, il “mining” avviene in Cina, la cui produzione di energia è ottenuta in larga parte ricorrendo alle centrali a carbone...

Un'altra prospettiva suggerirebbe che la finanza tutta sembrerebbe ostentare le sue istanze “green”, ma al contempo si lancerebbe in un negozio ad alto tasso inquinante. 

Tesla e il paradosso green

Tesla, paradigma delle istanze green più spinte, fonte di un cattolicesimo della zero emission, baluardo sempiterno della philosophy of new ecology, le cui azioni sono diventate ormai oggetto di culto, è immischiata in affari sporchi, nel senso di poco green, ovviamente.

Coloro i quali sono più sensibili (e mediamente facoltosi) alle tematiche ambientali comprano Tesla (e ora possono farlo con i Bitcoin) per cui le auto del colosso americano sono certamente una valida alernativa verso cui orientarsi: ma è un business inquinante, il che fa di Tesla e dei suoi stessi fan degli attori inconsapevolmente inquinanti, li rende meno ambient friendly.

Bitcoin e India: un amore impossibile

I Bitcoin vengono messi al bando in India.

Non si era mai vista una legge più dura contro le criptovalute e a giudicare dalle notizie che stanno circolando, il possesso e il mining stesso potrebbero diventare illegali: Nuova Delhi vuole ostracizzare gli investimenti in criptovalute, multando chiunque sia in possesso della moneta virtuale.

Il premier Narendra Modi detiene una salda maggioranza in parlamento e non smentisce lo scenario che contempla il bando dei Bitcoin: il governo indiano concederebbe infatti sei mesi ai suoi cittadini per liberarsi delle criptovalute in loro possesso, terminati i quali verrebbero messe in atto le sanzioni. 

Questo rumor riverbera i suoi effetti negativi direttamente sui milioni di investitori di ogni nazione che scommettono su Bitcoin e co., e se il parlamento indiano ratificherà in sede istituzionale queste decisioni, oltre otto milioni di investitori autoctoni che detengono 1,4 miliardi di dollari in Bitcoin saranno messi a dura prova.

La motivazione di unadecisione tanto drastica e prima del suo genere? Un'India turbata dall'impatto ambientale del mining

Non proprio. A inizio anno le autorità statali indiane hanno deciso di creare una valuta digitale statale e questa legge punterebbe a sbarazzarsi della concorrenza dei Bitcoin e dei suoi simili.

Detto questo, Reuters conferma il trend al rialzo, mentre Bitbns fa sapere che il un volume delle operazioni è 30 volte quello rilevato nelle criptovalute 12 mesi fa. 

Con oltre 20 mila nuovi investitori da inizio anno, Unocoin sbandiera i numeri del successo, mentre ZebPay plaude al raggiungimento di un numero giornaliero di transazioni che è lo stesso dei livelli raggiunti nell’arco di un solo mese. 

Lo spettro del bando sembra ancora lontano e non c'è modo di credere che possa inficiare un'ascesa senza precedenti: chi vivrà vedrà, nel frattempo il margine di speculazione rimane alto.