Il 2021 era iniziato in crescendo per il Bitcoin, che in aprile aveva segnato il record assoluto sfiorando i 65.000 dollari di valore. Da allora, però, è crollato del 47% con il peggiore secondo trimestre della sua seppur breve storia (la criptovaluta nasce intorno al 2009 a opera di un personaggio, o di un gruppo di persone, noto come Satoshi Nakamoto). Da questo punto di vista è in buona compagnia, visto che anche per Ether (Ethereum) il secondo trimestre è stato il peggiore di sempre. La differenza? Che il primo semestre della seconda più nota criptovaluta, apprezzatasi del 185% circa, è invece il migliore dal 2017. Volatilità è stata sicuramente la parola chiave per la prima parte dell'anno per gran parte delle monete virtuali, ma che cosa rischia il Bitcoin per il resto del 2021?

Il Bitcoin, crollato del 47% dal record, che cosa rischia ora?

Il primo rischio sarà ancora l'estrema volatilità ma è davvero un male? Certo non per tutti. Come spiega alla Cnbc Ross Middleton, chief financial officer di DeversiFi, la volatilità può spaventare qualche investitore ma certo non è un ostacolo per gli istituzionali. "Può rappresentare anzi un'attrattiva importante in quanto il potenziale per grandi movimenti di prezzo significa che i fondi possono realizzare profitti significativi con un'allocazione relativamente piccola rispetto alle dimensioni del loro portafoglio complessivo", nota Middleton.

Bitcoin su questione regolatoria rischia soprattutto in Usa

Uno dei principali punti interrogativi è quello relativo alla stretta regolatoria. Il recente intervento di Pechino ha spaventato molti ma potrebbe non rappresentare il principale problema per il Bitcoin, che invece potrebbe arrivare dagli Usa. “Come Paese gli Stati Uniti hanno troppe istituzioni che regolano da diverse angolazioni. Le criptovalute sono un titolo? Un bene? Una proprietà? Finora gli Usa non hanno capito come regolamentare adeguatamente il settore, il che spesso porta a decisioni difficili da gestire per le criptovalute", ha sottolineato Simon Yu, co-fondatore e chief executive della start-up StormX.

Bitcoin rischia anche per speculazioni su meme-coin e truffe 

Gli eccessi di speculazioni nel comparto sono un altro rischio per il Bitcoin e in particolare lo sono i meme-coin, equivalente valutario delle meme-stock (le azioni pompate sui forum di Reddit come WallStreetBets). L'esempio più lampante è Dogecoin, criptovaluta nata per scherzo, arrivata a valere più di Ford e di altri big della Corpate America, in gran parte al sostegno di celebrità come Elon Musk di Tesla e quindi deprezzatasi significativamente. "Un'altra preoccupazione è la quantità di truffe registrate quest'anno. Soprattutto con i meme-coin, abbiamo visto molte attività di pump and dump, che hanno bruciato gli investitori retail", ha ricordato Yu, notando che quando questo succede le autorità intervengono con il rischio di influenzare negativamente l'industria nel complesso.

Il tema ambientale resta uno dei nodi principali per il Bitcoin

Nonostante pareri contrastanti, il tema ambientale, che aveva portato lo stesso Musk di Tesla al suo brusco dietrofront sul Bitcoin, rimane uno dei nodi principali per la criptovaluta. Anche se nel lungo periodo dovrà essere la tecnologia a risolvere i problemi di consumo (e quindi emissioni) del mining di Bitcoin, nel breve gli asset manager finiranno per essere sottoposti a una forte pressione per limitare gli investimenti su beni più sostenibili. Già a inizio anno gli analisti di Citigroup notavano che la questione ambientale rischiava quanto meno di "dissuadere alcuni investitori dal detenere Bitcoin". Non solo. Le polemiche potrebbero "spronare l'intervento del governo per vietare il mining", come successo di recente proprio in Cina.

(Raffaele Rovati)