Negli ultimi giorni la polemica di Elon Musk intorno all’eccessivo consumo energetico di Bitcoin ha fatto il giro del mondo. Intanto, Chia Network è una nuova criptovaluta che vuole risolvere proprio questo problema. In questo contenuto vi spiegheremo tutti i dettagli. In allegato troverete anche il video dell’esperto Tiziano Tridico dal titolo “Il farming di Chia Network Crypto Review” nel quale potrete prendere visione della recensione completa. 

Elon Musk si scatena contro Bitcoin e Chia Network risponde

Prima di delineare i tratti della nuova Chia Network e capire che cos’è e come funziona, facciamo luce sugli albori di questa cripto, focalizzandoci sul “perché” della sua nascita. Qualche giorno fa Elon Musk ha dichiarato di non voler più accettare Bitcoin tra i suoi sistemi di pagamento Tesla per via del suo eccessivo impatto ambientale provocato dai tassi di consumo energetico estremamente elevati.

In un articolo di Samuel Haig per Cointelegraph leggiamo: 

“Tesla ha sospeso la possibilità di acquistare i suoi veicoli utilizzando Bitcoin, a causa di timori legati alla sostenibilità ambientale del mining”.

A soli tre mesi dalla dichiarazione di accettazione di Bitcoin tra i propri sistemi di pagamento, il CEO di Tesla fa marcia indietro e punta l’attenzione sulla questione della sostenibilità ambientale. In effetti il cd. Mining, la procedura di estrazione di Bitcoin comporta un dispendio di energia non indifferente, al punto da spingere le aziende a trovare soluzioni più green come Chia Network. 

Il mining di Bitcoin non è green: ma è davvero così?

Il processo di estrazione della criptovaluta necessita di un computer con un sistema di calcolo molto complesso, che sappia risolvere i problemi matematici prodromici alla trascrizione delle transazioni sulla Blockchain. Come leggiamo su Focus:

Il processo di generazione dei Bitcoin prevede la risoluzione di complicatissimi calcoli che richiedono computer molto potenti dotati di processori dalle prestazioni particolarmente elevate. Chi estrae bitcoin utilizza speciali super computer, spesso auto costruiti ed equipaggiati con decine di processori che lavorano contemporaneamente con l'obiettivo di generare la valuta digitale. Richiedono sistemi di raffreddamento molto efficienti e avidi di energia, indispensabili per evitare il surriscaldamento delle macchine”. 

Per monitorare il consumo di energia di Bitcoin, l’Università di Cambridge ha studiato un sistema di analisi che aggiorna i dati ogni trenta secondi. Questa stima è in grado di dirci realmente quanta energia elettrica viene impiegata dalla criptovaluta. 

Sul punto è intervenuta anche l’Harvard Business Review affermando che per valutare realmente il consumo energetico di Bitcoin bisognerebbe prendere in seria considerazione non soltanto l’hashrate necessario all’estrazione della criptovaluta, ma anche la quantità delle emissioni di carbonio che si possono calcolare soltanto se si ha conoscenza del mix di fonti energetiche utilizzate.

Come afferma il prof. Ferdinando Ametrano, Amministratore Delegato di CheckSig e docente del corso Bitcoin e tecnologia Blockchain presso l’Università di Milano-Bicocca: 

L'attività di mining è portata avanti da agenti economicamente razionali e dunque tende a collocarsi in aree dove le riserve di energia rinnovabile sono ampie. Le maggiori farm di mining sono nei pressi dei bacini idroelettrici cinesi e canadesi o sfruttano il solare texano. (…) Bitcoin consuma, dunque, “ma non in maniera sproporzionata rispetto ad altre attività industriali come la produzione di banconote e monete o come l'estrazione auriferia”. 

Tra tutte le fonti che imputano a Bitcoin l'eccessiva produzione di energia, questa impostazione ci sembra la più corretta.

L’Università di Cambridge monitora il consumo energetico di Bitcoin

Il consumo energetico che ruota intorno all’estrazione di Bitcoin, in realtà, è un tema che sta a cuore a molti. In effetti il nodo focale del problema si sviluppa in due instradamenti diversi: la quantità di energia necessaria al mining e soprattutto la modalità con la quale essa viene prodotta. Nella pagina ufficiale del CBECI leggiamo:

“Il Cambridge Bitcoin Electricity Consumption Index (CBECI) fornisce una stima in tempo reale del carico e del consumo totale di elettricità della rete Bitcoin. Il modello si basa su un approccio dal basso verso l'alto inizialmente sviluppato da Marc Bevand nel 2017 che prende come punto di partenza i diversi tipi di hardware di mining disponibili.

Dato che il consumo di elettricità esatto non può essere determinato, il CBECI fornisce una serie di possibilità che consistono in una stima del limite inferiore (floor) e di una stima del limite superiore (massimale). Entro i confini di questa gamma, il valore stima è calcolato per fornire una cifra più realistica che crediamo più si avvicina al consumo annuo di elettricità reale di Bitcoin”.

Come si evince, dunque, dalla descrizione, l’Università di Cambridge ha messo a punto un sistema di monitoraggio del consumo energetico di Bitcoin in grado di determinare il valore più realistico possibile del consumo medio di elettricità prodotta. Se i numeri di produzione di energia elettrica legati a Bitcoin sono tanto allarmanti, è altrettanto vero che la produzione di un’energia pulita, con sistemi amici dell’ambiente non genererebbe tanto scalpore. 

Chia Network: la criptovaluta che vuole essere ecosostenibile

Alla luce delle innovazioni lanciate da Chia Network, abbiamo voluto approfondire di più su questa nuova nascita del mondo cripto, e analizzando il white paper abbiamo scoperto cosa pensa il team:

“Questo sviluppo ha indebolito un altro principio fondamentale di Bitcoin, il decentramento, come l’hardware "mining" specializzato è sempre più posseduto e gestito da poche grandi entità in data center di grandi dimensioni appositamente costruiti situati vicino all'elettricità economica.

Così c'è stata più centralizzazione di quella che doveva essere in una rete di consenso decentralizzata. Tale centralizzazione abbassa la fiducia e solleva questioni difficili per quanto riguarda il consumo di elettricità, i rifiuti elettronici, generazione di carbonio e geopolitica.

Undici anni dopo la pubblicazione del white paper di Satoshi, il mondo ha imparato molto dall’esperimento Bitcoin. Anche i progressi della ricerca in crittografia sono progrediti. A Chia, abbiamo deciso di sfruttare questa esperienza e stare sulle spalle di giganti come Merkle, Rivest, Hellman, Finney, Wuille, Boneh e altri, per applicare la nuova crittografia, alcune delle quali abbiamo anche aiutato inventare e perfezionare, per creare il prossimo capitolo dell'esperimento Bitcoin”.

Un progetto che nasce con un intento chiaro dunque: perfezionare le riscontrare lacune del sistema Bitcoin sulla questione del consumo di elettricità e connesse problematiche di rifiuti elettronici e generazione di carbonio. 

Come funziona il sistema di Chia Network

Quello di Chia Network è un progetto innovativo, fondato su una Blockchain che usa un nuovo algoritmo di consenso rispetto a quello di Nakamoto chiamato Proof of Space e Proof of Time. 

Come leggiamo su Wikipedia:

La prova di spazio (PoS) è un mezzo per dimostrare che si ha un interesse legittimo in un servizio (come l'invio di un' e-mail) allocando una quantità non banale di memoria o spazio su disco per risolvere una sfida presentata dal fornitore del servizio. Il concetto è stato formulato nel 2013 da Dziembowski et al. e (con una diversa formulazione) da Ateniese et al.

Le prove di spazio sono molto simili alle prove di lavoro (PoW), tranne per il fatto che invece del calcolo viene utilizzata la memoria. La prova di spazio è diversa dalle funzioni di memoria rigida in quanto il collo di bottiglia non è nel numero di eventi di accesso alla memoria, ma nella quantità di memoria richiesta.

Dopo il rilascio di Bitcoin, sono state ricercate alternative al suo meccanismo di mining PoW e PoS è stato studiato nel contesto delle criptovalute. Le prove di spazio sono viste come un'alternativa più giusta ed ecologica dagli appassionati di blockchain a causa della natura generica dello stoccaggio e del minor costo energetico richiesto dallo stoccaggio, ma sono state criticate per l'aumento della domanda di stoccaggio. Sono state rilasciate e discusse diverse implementazioni teoriche e pratiche di PoS, come SpaceMint e Burstcoin”.

Tra gli algoritmi di consenso e minerario blockchain, uno degli algoritmi più sorprendenti è quello della Prova del tempo trascorso (PoET), che può tradursi anche nella espressione “Test del tempo trascorso”. Questo, tecnicamente, è un algoritmo di consenso che è stato progettato da zero per essere altamente scalabile ed essere utilizzato all’interno di blockchain private. Per questa ragione, difficilmente lo vedremo sostenere l'attività di una blockchain pubblica, come quella di Bitcoin. 

Le caratteristiche di Chia Network 

Dall’analisi degli algoritmi che governano le dinamiche di Chia Network, è possibile notare che si tratta di un impianto diverso da quello a cui siamo abituati con Bitcoin. 

Per evidenziare le caratteristiche di Chia Network possiamo richiamare le parole di Icorating:

“Chia è una valuta digitale e blockchain che si basa su prove di spazio e prove di tempo. Chia "coltiva" tramite lo spazio di archiviazione inutilizzato assegnato dagli "agricoltori" che riceveranno monete Chia per risolvere una sfida a blocchi come meccanismo di consenso. 

Chia è coltivata con spazio di archiviazione come dischi rigidi invece di mining con potenza di elaborazione. Ciò consente un accesso più ampio agli utenti di tutti i giorni e riduce il costo / spreco di protezione della rete con elettricità bruciata o hardware personalizzato consumato.

Chia è resistente alla centralizzazione degli agricoltori. Chia includerà anche una serie di miglioramenti di base al protocollo bitcoin: tutto è firme BLS per un migliore supporto delle transazioni intelligenti e includerà una serie di correzioni di bug per cose come il timewarp mentre renderà disponibili quelle correzioni a Bitcoin”.

In conclusione, basterà produrre energia più pulita per risolvere il problema.