La Banca Centrale Europea starebbe pensando seriamente di creare una moneta europea digitale; una criptovaluta, insomma. 

Mentre la pandemia di COVID-19 ha accelerato l'abbandono del contante, l'ascesa delle criptovalute come i bitcoin, ha spinto la Bce a guardare con un crescente interesse questo settore.

Allo studio ci sarebbe un euro digitale che potrebbe vedere la luce entro i prossimi cinque anni. La criptovaluta europea diventerebbe un mezzo di pagamento sicuro per tutti i cittadini europei.

"Il nostro lavoro mira a garantire che nell'era digitale i cittadini e le imprese continuino ad avere accesso alla forma di denaro più sicura, la moneta della Banca Centrale", ha dichiarato la presidente della Bce Christine Lagarde.

Criptovalute: cosa significherebbe avere un portafoglio di euro digitali?

Un euro digitale, o "e-euro" sarebbe essenzialmente una versione elettronica della nostra moneta facente parte di un portafoglio digitale che verrebbe conservato in modo sicuro direttamente presso la BCE piuttosto che presso una banca commerciale.

Questo modo di conservare il proprio denaro dovrebbe essere più sicuro dei depositi presso banche consolidate e commerciali, che potrebbero fallire, e più sicuro anche rispetto alla detenzione di contanti che potrebbero essere smarriti o rubati.

L'obbiettivo è una sostituzione definitiva della liquidità, dunque? Addio al contante? Al momento, nonostante i mille dubbi legittimi, la Bce ci tiene a sottolineare che questo metodo di pagamento e di far girare l'economica, sarebbe solo un mezzo per "integrare la liquidità, non la sostituirebbe". Quindi al momento non si parla di una sostituzione della liquidità.

Qual è lo scopo che si vuole raggiungere creando una criptovaluta europea?

Secondo la Banca Centrale Europea, lo scopo di creare una criptovaluta europea sarebbe semplicemente quello di creare un metodo facile, veloce e sicuro per effettuare pagamenti, oltre a permettere una concorrenza reale e molto forte con società di carte straniere come Visa e Mastercard o servizi di pagamento digitale come PayPal.

In questi settori, infatti, finora non sono emersi attori europei forti che hanno potuto mettere in campo una reale concorrenza di mercato.

Al momento si sa solo questo. Non ci sono altri dettagli sugli scopi che si vogliono conseguire, né fin dove ci si vuole spingere con la criptovaluta e il superamento dei contanti. Quello che si sa è che la Bce nei prossimi due anni, continuerà a studiare quale tecnologia sia più adatta per sviluppare il suo euro digitale.

Criptovaluta europea o e-euro: perché ora?

La BCE, come altre banche centrali stanno tentando di fare in altri paesi del mondo, vuole cercare di soddisfare la crescente domanda di mezzi di pagamento elettronici e non vuole trovarsi impreparata di fronte alla rivoluzione digitale che si sta avendo con le criptovalute come i Bitcoin. 

La preoccupazione reale della Banca Centrale è che il boom dei pagamenti digitali vada a vantaggio soprattutto delle aziende private e delle valute estere.

Un euro digitale sarebbe un credito diretto nei confronti della Banca Centrale e quindi non avrebbe alcun rischio: nessun rischio di liquidità, nessun rischio di credito, nessun rischio di mercato.

La Banca Centrale ha accelerato la sua ricerca su un euro digitale dopo che Facebook ha svelato i piani nel 2019 per creare la propria valuta, in una mossa che molti hanno visto come una potenziale minaccia allo scopo principale delle banche centrali.

Fabio Panetta, membro del comitato esecutivo, BCEha affermato: "Data la trasformazione digitale in corso, che ha il potenziale per trasformare il panorama dei pagamenti e persino l'intero sistema finanziario, le banche centrali devono essere audaci e tenere il passo con il ritmo del cambiamento". Ecco spiegato l'interesse verso le criptovalute.

Nell'Euro Zona, un euro digitale, varrebbe comunque un euro, poiché sarebbe legato alla valuta fiat – o fisica – dell'eurozona. E poiché il suo valore sarebbe sostenuto dalla BCE, non sarebbe volatile come le valute digitali private, che sono state oggetto di un controllo crescente da parte dei regolatori.

"Proprio come i contanti, un euro digitale sarebbe un credito diretto sulla banca centrale e quindi non avrebbe alcun rischio: nessun rischio di liquidità, nessun rischio di credito, nessun rischio di mercato", ha sottolineato Panetta.

Molte altre banche centrali stanno anche cercando di offrire la propria moneta virtuale – nota come Central Bank Digital Currencies (CBDC) – come alternativa stabile e priva di rischi.

La banca centrale cinese sta sperimentando un renminbi digitale, mentre la Bank of England sta valutando la possibilità di lanciare un proprio "Britcoin" .

Cosa accadrà in questi due anni di studio sulla criptovaluta europea?

La fase di indagine, spiega la Bce, durerà due anni e avrà come obiettivo l'affrontare le questioni chiave riguardanti l'euro digitale che, come spiege l'Eurotower, deve "essere in grado di soddisfare le esigenze dei cittadini europei, contribuendo al contempo a prevenire attività illecite ed evitando qualsiasi impatto indesiderato sulla stabilità finanziaria e sulla politica monetaria e integrerebbe il contante senza sostituirlo".

I due anni di indagine serviranno a valutare le varie opzioni progettuali per garantire la privacy ed evitare rischi per i cittadini europei e per tutta l'economia dell'Eurozona e si definirà nei dettagli un modello di business per gli intermediari del sistema.

Si terrà conto del lavoro fatto dalla Bce, dalle banche centrali nazionali dell'area dell'euro negli ultimi nove mesi, e dagli studiosi del mondo accademico.

Le quattro macro aree sottoposte ad esperimenti sono state: il libro mastro digitale dell'euro, ovviamente la privacy e le norme antiriciclaggio, i limiti da porre all'euro digitale in circolazione e facilitare l'accesso dell'utente finale alla criptovaluta anche senza connessione internet.

Gli esperimenti si sono dimostrati in grado  di elaborare più di 40mila transazioni al secondo, con la promessa di un'infrastruttura digitale rispettosa dell'ambiente.

Criptovaluta europea: la promessa di un e-euro green!

Mercoledì, la BCE ha affermato che gli esperimenti finora mostrano che un'infrastruttura di base dell'euro digitale sarebbe rispettosa dell'ambiente, utilizzando energia "trascurabile" rispetto a criptovalute come Bitcoin, che secondo Fabio Panetta, membro del comitato esecutivo, consuma più elettricità della Grecia o del Portogallo.

I Bitcoin, infatti, hanno attirato su di sé pesanti critiche per l'enorme consumo di energia necessario per alimentare i computer che eseguono i complessi calcoli per mantenere la sua rete.

Ma anche il denaro tradizionale richiede risorse che inquinano il nostro pianeta: rame e stagno per le monete, combustibili fossili per i trasporti, elettricità per i bancomat.

Uno studio del 2018 della banca centrale olandese ha mostrato che l'energia consumata per consentire un acquisto tipico con banconote e monete potrebbe accendere una lampadina da 8 watt per due ore. Per una transazione con carta di debito, questo scende a 90 minuti.

Criptovalute: il superamento del contante non convince

Una sfida chiave per l'euro digitale potrebbe essere convincere gli utenti a "passare a un nuovo metodo di pagamento che è poco diverso da quelli esistenti", ha affermato l'analista di Deutsche Bank Heike Mai.

Tuttavia, ciò potrebbe cambiare nel tempo, poiché gli europei potrebbero apprezzare l'uso degli e-euro per effettuare trasferimenti di denaro rapidi a un costo minimo.

D'altra parte, se l'e-euro si rivelasse estremamente attraente per i consumatori a causa della sua sicurezza, ciò potrebbe svuotare le banche commerciali e questo sarebbe un bel problema per la Banca Centrale.

Uno scenario di rischio è che i clienti trasferiscano i loro depositi alla BCE, in un'effettiva corsa agli sportelli digitali.

Ma la Bce non potrebbe mai trattare con centinaia di milioni di correntisti. Così per ridurre tale rischio, Panetta ha suggerito un limite non superabile di criptovalute europee di circa 3.000 euro digitali ($ 3.550) che potrà essere detenuto da qualsiasi individuo. Oppure un'altra soluzione sarebbe stabilire dei  tassi di interesse profondamente negativi al di sopra di quella quantità di e-euro, per scoraggiare le grandi partecipazioni.

Saranno comunque le banche commerciali che si occuperanno dei correntisti, mentre la BCE si occuperà dell'infrastruttura tecnologica e della supervisione.

Quali sono i rischi di una criptovaluta europea?

I rischi ci sono e sono reali. I cittadini europei, per esempio, potrebbero evitare i conti tradizionali a favore del passaggio al digitale e preferire gli e-euro, indebolendo le banche al dettaglio nell'area dell'euro.

Il rischio sarebbe ancora più grande in tempi di crisi economica, quando i risparmiatori potrebbero essere tentati di fuggire verso la sicurezza di un euro digitale e innescare una corsa alle banche.

Per evitare ciò, la BCE probabilmente limiterà il numero di euro elettronici che le persone potrebbero detenere nei portafogli digitali, come abbiamo detto prima, basandosi sul consiglio di Fabio Panetta, membro del consiglio di amministrazione della BCE, che suggerisce una soglia di circa 3.000 euro.

Anche le preoccupazioni per la privacy e la garanzia che l'euro digitale non venga utilizzato per il riciclaggio di denaro sporco, faranno parte delle indagini della BCE che soppeserà i pro ei contro nei prossimi mesi.

Un'altra preoccupazione della Banca Centrale è evitare la cosiddetta tecnologia di registro distribuito come una blockchain, che è alla base di Bitcoin, perché si basa su un processo di verifica decentralizzato che potrebbe compromettere la supervisione.

La Banca Centrale ha già un altro sistema chiamato TARGET Instant Payment Settlement, o TIPS, lanciato nel 2018 e che sembrerebbe molto più adatto. Oppure potrebbe optare per un sistema ibrido che utilizzi TIPS e sistema di registro distribuito (DLT).

In conclusione, l'euro digitale potrebbe essere uno strumento potente nelle mani della BCE e potrebbe avere un ruolo centrale nel prossimo futuro europeo.