Lo scorso anno, il governo britannico ha emanato una serie di nuove norme volte a impedire che le criptovalute siano una copertura per l'evasione delle sanzioni.

In base a queste nuove norme, tutti gli exchange custodiali - cioè quelli che custodiscono fondi o beni per conto dei loro clienti - sono tenuti a segnalare qualsiasi attività sospetta da parte dei loro clienti, che potrebbero violare le leggi sulle sanzioni.

L'obiettivo è quello di impedire l'utilizzo delle criptovalute per sostenere il terrorismo e le armi di distruzione di massa, nonché le attività nucleari illecite.

È urgente che le aziende si conformino a tutte le nuove normative in vigore. Le autorità di regolamentazione hanno dichiarato che chi commercia in valuta virtuale deve attenersi alle nuove regole, altrimenti si rischia una sanzione fino a 500.000 sterline o al 5% del fatturato annuo, a seconda di quale sia il dato maggiore.

Questo potrebbe significare multe salatissime per gli exchange non conformi. 

Exchange e criptovalute nell’occhio del mirino 

La scelta del governo britannico in verità riflette un problema diffuso a tutte le società che si occupano di servizi in criptovalute.

Anche gli exchange regolarmente iscritti ai registri, legali e riconosciuti come Coinbase, devono adeguarsi alle nuove restrizioni imposte, pena la ricezione di multe molto pesanti e persino il blocco delle attività, con conseguenziale congelamento di fondi.

Tale imposizione normativa si riflette sugli utilizzatori dei sistemi di scambio crypto, che potrebbero sentirsi scoraggiati dalle nuove regole di vigilanza e controllo. 

Le criptovalute sembrano essere ancora nell’occhio del mirino per via della loro adeguatezza al compimento di transazioni illecite agevolate dall’uso di pseudonimi.  

Anche i wallet custodial saranno sotto controllo

Ad interessare le nuove restrizioni sull’uso e lo scambio di criptovalute verso valute Fiat vi sono anche le aziende che forniscono agli utenti servizi di portafoglio digitale. Il timore principalmente avvertito non è confinato alla gestione delle società che offrono i servizi in criptovalute, bensì all’uso che ne fanno i correntisti in termini di possibili reati.

La detenzione di criptovalute, ricordiamolo, specie se in grandi entità, potrebbe derivare da azioni di reciclaggio di denaro, o altre operazioni illecite.  

Criptovalute: l’attuale fotografia italiana

Nonostante il calo dei prezzi, i disordini generali su alcuni progetti nati e falliti in breve tempo, negli ultimi mesi le criptovalute hanno continuato a riscuotere ottimi consensi, almeno per quanto riguarda l'interesse di banchieri centrali e di autorità di regolamentazione.

I banchieri centrali hanno guardato con meno diffidenza alle distributed ledger technologies (acr. DLT) - in altre parole, la cosiddetta blockchain.

Nel nostro Paese, ad esempio, il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, ha riservato grande fiducia alle DLT, riconoscendone senza dubbio i rischi, ma evidenziandone i possibili benefici nell'offerta dei servizi finanziari e di pagamento risultanti dall’innesto con esse notevolmente migliorate in termini di efficienza e inclusività.

Visco, inoltre, ha voluto sottolineare le iniziative della Banca centrale volte a promuovere:

"lo sviluppo di tecnologie in grado di portare maggiori benefici alla collettività"

riferendosi alla creazione di una sandbox regolamentare utile alla sperimentazione di servizi futuristi in ambito fintech. 

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Le avvertite urgenze dell’UE sulla regolamentazione 

Sulla stessa falsariga italiana, anche l’Unione Europea ha preso parte ad una espressione ben diretta alle criptovalute: Fabio Pandetta, pochi giorni fa, in qualità di membro del comitato esecutivo dell’UE, ha analizzato le schizofrenie oscillatorie dei capitali crypto evidenziandone la necessità di una regolamentazione globale che possa calmierarne gli andamenti.

Se nel 2008, in effetti, il loro valore ha iniziato una corsa contro il tempo per la conquista dei mercati finanziari, da allora si sono registrati alti e bassi da montagne russe che da un lato hanno incoraggiato gli investitori e dall’altro li hanno spaventati.

Forse allora una regolamentazione sarebbe utile ad un percorso più stabile e sicuro, ma si perderebbe l’essenza stessa delle criptovalute: la libertà di rappresentare ciò che sono, senza limiti e senza regole.