Criptovalute, criptovalute e ancora criptovalute, il mondo sembra ormai ruotare interamente intorno a questo tema che sta catturando sempre più interessati.

Difficile dare torto a questi individui d'altronde, visti gli incredibili ricavi che molte persone hanno visto materializzarsi nei loro portafogli senza battere ciglio.

Ma il solo fatto di sentire il nome fa sorgere qualche dubbio in merito alla loro effettiva legalità, anche considerato quanto sia facile trovare truffe o cose illecite in rete.

Dal mondo poi sono arrivati segnali contrastanti, con alcuni stati che le hanno ripudiate proibendole all'interno dei loro confini mentre altre che le hanno abbracciate in toto, facendole diventare corso legale.

Il piccolo investitore che non ha davvero tempo per andare a seguire caso per caso il funzionamento di questo sistema, può facilmente chiedersi se le criptovalute siano legali o meno.

Come sempre la risposta non è bianca né nera, ma in tante piccole sfumature di grigio (non 50 per l'amor di Dio) che mescolano le carte e necessitano una discussione separata.

Prima di cominciare è bene dire però che le cripto, almeno ad oggi, sono completamente legali in gran parte del mondo e non sembrano esserci presupposti perché la cosa cambi.

Ovviamente però, meglio vedere tutti gli argomenti sviscerati qui sotto per capire bene i limiti di questa affermazione.

In questo video Marco Montemagno spiega le conseguenze del ban cinese delle cripto.

Come funzionano le criptovalute

Quasi tutte le criptovalute si basano sul medesimo principio e sistema operativo, quello di una blockchain scalabile e decentralizzata che lavora in modo autonomo.

Un sacco d'informazioni tutte nella stessa frase, quindi è giusto spezzettarla ed esaminarla con la lente d'ingrandimento per capire bene di cosa effettivamente si stia parlando.

La blockchain è una rete a circuito chiuso che gira in modo indipendente rispetto a un organo centrale poiché, nella maggior parte dei casi, non esiste.

Prendendo come esempio Bitcoin, creato nel 2008 da Satoshi Nakamoto (chiunque esso sia), è facile vedere come sia un organismo complesso e differente dai classici schemi.

La rete di Bitcoin opera grazie ai miners, i quali utilizzano sofisticati computer per svolgere le operazioni quotidiane in totale autonomia e senza ordini da parte di nessuno.

Ogni decisione influente viene presa attraverso delle votazioni che richiedono il 90% di consenso da parte di tutti gli operatori, altrimenti ogni proposta verrà cestinata.

Quindi una blockchain è una rete, ma scalabile e decentralizzata cosa significa?

La decentralizzazione è proprio quella appena citata, l'assenza di un organismo centrale e il fatto che i miners possano operare da qualsiasi angolo del mondo senza problemi.

Dall'Alaska fino alla Nuova Zelanda, chiunque potrebbe decidere un domani di aprire un nodo validatore (diventando miner) e mandare avanti le operazioni.

Questo riporta al secondo fattore, quella scalabilità dettata dal fatto che la blockchian possa operare sia in caso venga gestita da un milione di PC che da uno soltanto.

Questi fattori, anche se possono sembrare scollegati dalla legalità del sistema, ne sono invece i pilastri che sostengono le criptovalute contro ogni rischio legale.

Scenari teorici sulle criptovalute

Prima di vedere alcune cose appena accadute in un recente passato, è bene cercare d'immaginare cosa potrebbe succedere alle criptovalute in differenti scenari legislativi.

Per prima cosa gli enti governativi sono abituati a gestire scaramucce legali in contesti dove le società o le persone hanno sedi fisiche e tangibili, cosa non vera per le criptovalute.

Seconda cosa il fatto che Bitcoin venga letteralmente mandato avanti in cinque continenti diversi e in una lista praticamente infinita di paesi, lo rende tecnicamente intoccabile.

Potrebbe effettivamente accadere che una nazione decida di renderlo illegale sul territorio, perseguendo penalmente chi prova a comprarlo, minarlo o utilizzarlo.

Questo tuttavia non intaccherebbe minimamente il sistema, in quanto la blockchain continuerebbe a lavorare in totale autonomia nei restanti stati.

Ogni paese ha potere solo entro i suoi confini, il che rende impossibile perseguire un qualcosa d'intangibile che opera a livello internazionale.

Anche nel caso di una coalizione di stati come gli U.S.A. e tutti quelli a loro economicamente connessi che fanno muro contro le criptovalute, ne resterebbero comunque molti altri con l'interesse di fare opposizione e cercare di trarre vantaggio dalla situazione.

Non è difficile immaginare quanto potrebbero essere felici Russia, Iran e altri paesi simili di accogliere Bitcoin nel caso in cui il blocco N.A.T.O. decidesse di proibirlo.

Perché le criptovalute non saranno mai illegali

Venuti a capo dei possibili giochetti e scenari di potere che si potrebbero profilare all'orizzonte, è bene capire perché siano molto lontani dall'effettivo verificarsi.

I paesi più economicamente sviluppati vivono in una situazione di costante competizione tra loro, dove ogni avversario è pronto ad approfittare di un singolo centimetro concesso dal "nemico".

Immaginare un punto in cui l'Italia rende illegali le criptovalute è utopico, in quanto conosce benissimo l'incredibile volume d'affari che ruota intorno a esse e il ritorno che riesce a fare grazie alla tassazione.

Anche nel caso tali introiti iniziassero a scarseggiare o a penalizzare in modi indiretti lo stato, la soluzione migliore sarebbe quella di aggiustare un po' le regole per ottenere di più piuttosto che erigere un muro.

Con ogni probabilità si vedranno maggiori tassazioni sulle criptovalute, proprio come accadrà per le auto elettriche e per ogni altra realtà che si è affermata in Italia o altrove.

Per ora però si preferisce chiudere qualche occhio, lasciando zone grigie e una fiscalità abbastanza permissiva per supportare l'adozione di massa, piuttosto che strangolare il mercato sul nascere.

Il buon vecchio detto "se non puoi batterli, unisciti a loro" è quanto mai veritiero nel panorama cripto, con tutti i fattori in gioco che sanno di avere molto più da perdere che da guadagnare nell'iniziare una lotta alle blockchain.

Il caso della Cina

Tempo di abbandonare la teoria per andare a vedere un po' di pratica con un caso che ha fatto discutere il mondo intero ma che, per chi è avvezzo alle criptovalute, ha fatto solo sorridere.

Dal giorno alla notte la superpotenza economica (che si trova ad annaspare in realtà) ha deciso di proibire il mining su tutto il territorio, per poi rincarare la dose e bandire le criptovalute.

Titoloni altisonanti sono stati scritti a destra e a manca per questa cosa, con persone che hanno fatto panic sell (vendita in preda al panico) pensando fosse l'inizio della fine per Bitcoin e C.

La verità è che, se si guarda al passato, è facile accorgersi quanto il paese del dragone ami fare dentro e fuori dal mondo cripto, con periodi di ban e altri di distensione.

In rete è pieno zeppo di meme che prendono in giro e fanno humor riguardo questa grottesca situazione, tanto che gli investitori di lungo corso non fanno nemmeno più caso alla notizia.

Certo, ha causato uno scossone del mercato che ha fatto perdere qualche punto percentuale e ha costretto molti miners a emigrare altrove, facendo perdere efficienza alla blockchain di Bitcoin.

Se però si guarda ai risultati dopo appena una manciata di mesi, ci si accorge facilmente che Btc ha raddoppiato il suo prezzo, la rete è più efficiente che mai e le cripto hanno una presa sul mercato sempre maggiore.

Cosa ci ha guadagnato la Cina in tutto questo? La domanda andrebbe fatta ai vertici del Partito Popolare, ma con uno Yuan digitale appena lanciato sul mercato, è facile credere che stessero cercando di dargli maggior rilevanza.

Bandire tutte le cripto per fare spazio a una sola? Difficile dire se funzionerà ma, almeno per ora, tutti i concorrenti della Cina sentitamente ringraziano.

I paesi dell'America Latina

Se da un lato esistono paesi che bloccano le criptovalute (in verità solo uno) dall'altro invece ci sono quelli che non vedono l'ora di sguazzarci in stile Paperon de'Paperoni.

El Salvador ha da tempo ormai abbracciato completamente Bitcoin, facendola diventare addirittura una moneta di corso legale.

In pratica, al giorno della scrittura di quest'articolo, ogni negozio in questo paese è obbligato ad accettare Btc per comprare beni come pane, formaggio o qualunque altra cosa, praticamente un po' come dovrebbe avvenire in Italia con i pagamenti con la carta.

Ovviamente El Salvador è troppo piccolo per poter essere definito come rilevante, ma la forza del gesto ha dato una direzione al mondo delle criptovalute davvero importante.

Altre nazioni come il Messico hanno spalancato le porte a iniziative che supportano questo mondo, dipingendo scenari sempre più interessanti.

Oggigiorno si sentono arrivare da ogni lato nuove aperture a questa realtà, come Facebook con Meta e Amazon con i pagamenti in criptovalute (anche se questo rimane un rumor).

Ovviamente la strada è ancora lunga ma la palla di neve ha iniziato da tempo a rotolare giù dalla montagna e, dove o se si fermerà, non è ancora dato saperlo.