Meglio non confondere criptovalute e blockchain. Mentre le prime nel corso degli anni hanno dimostrato tutta la loro natura di bolla speculativa, il secondo continua a promettere di essere una tecnologia disruptive in grado di cambiare il modo in cui le persone vivono.

I numeri

Il Bitcoin (la divisa virtuale più famosa) oggi ha un valore di circa 6mila dollari. Una quotazione ben lontana dai massimi storici di oltre 20mila dollari toccati il 17 dicembre 2017 e dalla quale si è allontanata in mezzo a forti scossoni.

Andamento Bitcoin da 17 dicembre 2017 a 7 maggio 2019

Fonte: CoinMarketCap

Secondo i dati elaborati da Pitchbook, l’interesse delle società di venture capital nei confronti delle aziende che si occupano di blockchain è cresciuto costantemente. Dal 2012 al 2017, gli investimenti dei venture capitalist nel settore sono passati da 14 milioni di dollari a 628 milioni. Dopo una fase di rallentamento nel 2018 (dovuta anche al crash delle criptovalute), il trend sembra essere ripreso: da inizio anno (fino a fine febbraio) nel segmento sono già stati versati 108 milioni di dollari. “La tecnologia che alla base del blockchain mantiene la sua integrità e promette di cambiare il modo in cui nel mondo si raccolgono, si ordinano e si accede alle informazioni, anche nei paesi soggetti a censura e a un forte controllo autoritario”, spiega un report di Pitchbook. “Nel frattempo dovrà cercare di scrollarsi di dosso una certa cattiva reputazione. Il problema, qui, è che alcune delle tecnologie più promettenti utilizzano procedure che all’inizio venivano impiegate dalle monete virtuali. Il crollo delle criptovalute, insomma, non ha giovato alla causa del blockchain”.