I problemi legati alla valuta turca, la Lira, e al suo crollo nei mercati hanno spinto il Paese nella direzione delle criptovalute, con il risultato che, secondo gli analisti di blockchain Chainalysis, in tre diverse borse i volumi di scambio cripto sono saliti al valore di quasi 2 miliardi di dollari. Certo, nulla in paragone ai più di 70 miliardi che smuove ancora la Lira, ma un passo importantissimo, sia pratico che politico, destinato ad avere il suo peso nel futuro delle valute digitali.

Secondo un recente articolo apparso su The Wall Street Journal il 12 gennaio scorso e scritto da Caitlin Ostroff e Jared Malsin, complice di questa spinta del paese verso la criptovaluta è la volatilità della moneta di Stato, che da settembre ha perso il 40% del suo valore rispetto al dollaro americano.

Sempre seguendo la nostra fonte principale, il WSJ, ormai Istanbul, che se non è la capitale del paese è comunque la città più grande, pullula di negozi exchange che scambiano Bitcoin e altre criptovalute. Pare che l’operazione abbia anche una certa rilevanza a livello di marketing con cartelloni pubblicitari sparsi sui mezzi pubblici e persino in uno degli aeroporti della città, che spingono ad effettuare scambi in criptovaluta.

Il WSJ, il quale sembra avere una fonte che ha visto le cose di persona, riferisce proprio di negozi che scambiano Bitcoin spuntati a macchia d’olio nei vicoli del Gran Bazaar di Istanbul. 

Bitcoin? No, in Turchia si preferisce la stablecoin Tether! 

Ad attirare l’attenzione del popolo turco non sono i Bitcoin, ma è soprattutto Tether che è una stablecoin legata ai valori del dollaro. 

Per i neofiti una stablecoin è una criptovaluta a tutti gli effetti dal punto di vista tecnologico, soltanto, a differenza dei Bitcoin, è legata agli andamenti di mercato di una valuta fiat specifica, nel caso di Tether è il dollaro americano.

Tendenzialmente queste valute rappresentano i vantaggi delle criptovalute, ma per natura sono meno soggette a volatilità, ecco spiegato cosa abbia spinto la Turchia verso queste specifiche monete.

Per far capire i livelli di scambio in Turchia la prima valuta è la Lira, segue Tether e solo dopo Euro e Dollaro.

La Lira turca ha infatti dimostrato una tendenza alla volatilità nei mercati, cioè un drastico crollo, perdendo in pochi mesi il 40% rispetto alla moneta statunitense. Questi i dati a partire da settembre, cioè nel periodo in cui i Bitcoin schizzavano sopra i dollari.

Erdoğan vs Federal Reserve: A cosa è dovuto il Crypto-boom in Turchia? 

Secondo gli esperti dei mercati finanziari e gli autori del WSJ, la volatilità della Lira turca e le nuove forze, che spingono i cittadini verso Bitcoin e stablecoin, sono dovute alla politica finanziaria di Erdoğan che ha ridotto di continuo i tassi di interesse facendo salire l’inflazione.

Cioè esattamente all’opposto di come pianifica di muoversi la Federal Reserve (Fed), cioè la banca centrale statunitense, che invece ha annunciato qualche giorno fa che avrebbe alzato i tassi di interesse per combattere l’inflazione del dollaro, con la conseguenza di aver causato un crollo immediato delle criptovalute sul mercato.

Va detto comunque che dopo il recente crollo la Lira turca sembra essersi stabilizzata, tuttavia dopo il picco a ribasso è plausibile che i cittadini, considerando le stablecoin legate a valute più forti, come dollaro ed euro, le reputino un mondo più sicuro della Lira turca, così come di Bitcoin e criptovalute nel senso classico del termine.

In ogni caso, se analizziamo la situazione nel complesso pare che le criptovalute stiano trovando terreno soprattutto nelle parti del mondo che più risentono della crisi globale, si pensi ad El Salvador, perché in esse vedono una fonte di investimento più stabile e redditizio di metalli preziosi e valute tradizionali, il che la dice lunga sullo stato dell’economia mondiale ai nostri giorni.

Il video YouTube a cura di Bloomberg Quicktake illustra in che modo la scelta della Fed di aumentare i tassi di interesse influenzi il mondo delle criptovalute:

  

Bitcoin, valute Fiat e stablecoin. Quali sono i vantaggi di Tether?

Tornando in Turchia, che la Lira sia ormai vista come una valuta poco affidabile mostra i suoi sintomi non solo nel boom del mondo cripto, ma anche nel fatto che due terzi degli investimenti nella nazione siano in valuta estera.

Il concetto che sta alla base di questo timore è semplice e deriva dal funzionamento stesso dei mercati finanziari, perché le banche in cui fisicamente sono depositate le valute estere le hanno prestate alla banca centrale al fine di intervenire sui mercati finanziari e controllare l’inflazione della Lira, senza però riuscirci. In parole povere, se tutti gli investitori decidessero al momento di ritirare i loro soldi non ci sarebbe assolutamente la valuta a disposizione. 

Il timore reale degli investitori è che il Governo possa obbligare chi ha depositi in valuta estera a convertirli in Lire.

Uno scenario questo in cui le stablecoin come Tether sono un investimento perfetto, perché su di loro il governo Turco non ha potere e rispetto a Bitcoin, Ethereum & Co., essendo legate all’inflazione di monete forti come dollaro o euro, non sono soggette alla medesima volatilità, cioè presentano meno rischi anche se meno guadagno.

Erdogan pianifica restrizioni all’uso di Bitcoin e criptovalute

La cosa più rilevante in questa storia è che mentre la Turchia va verso le criptovalute in modo autonomo e naturale, in realtà Erdoğan pianifica di almeno a parole di vietare le valute digitali nel Paese, con un annuncio che lo corso anno ha gettato nel panico gli investitori turchi in crypto.

Anche se in questo senso pare che lo stesso governo stia tornando sui suoi passi poiché è stata promessa a breve l’introduzione di una legge che regoli lo scambio in criptovalute, senza abolirlo.

Lasciando i mercati ed entrando nel campo della legislazione e della politica, Erdoğan aveva annunciato la sua intenzione di rendere illegale in Turchia non il possesso di criptovalute, ma i pagamenti con esse.

Tuttavia, in realtà, le successive rivelazioni del governatore della banca centrale Turca, confermano una Legge in fase di stesura, ma che intenda solo regolamentare l’utilizzo delle criptovalute e non proibirle.

In ogni caso, come riportano molte testate internazionali tra cui CoindeskErdoğan a fine anno ha annunciato che la Legge è scritta e pronta per essere presentata in Parlamento, quindi presto scopriremo novità in merito.

I Bitcoin la moneta di Stato in El Salvador, tra entusiasmo e scetticismo 

Ma se Erdoğan e la Federal Reserve cercano di contrastare Bitcoin e criptovalute, il primo con leggi restrittive e la seconda alzando i tassi di interesse, in El Salvador invece, dopo decenni di economia legata al dollaro, la valuta ufficiale diventano i Bitcoin, con Crypto-ATM sparsi nelle strade e intere centrali geotermiche ad alimentare l’attività di meaning. In ultimo la prossima emissione di Bitcoin Bond (Volcano Bond) a febbraio.

Se l’intera operazione viene accolta positivamente dai Bitcoin Bulls, cioè i principali investitori privati in criptovalute, interessati soprattutto all’ingente capitale che confluisce nel mercato, diversamente in molti, soprattutto nel settore degli analisti finanziari, vedono con scetticismo la manovra perché viene da un paese con un’economia di per sé poco stabile.

Stando alla valutazione di Bloomberg, rivista finanziaria, fino adesso in realtà Bukele, il presidente salvadoregno, avrebbe solo perso i soldi dei cittadini. Al momento egli possiede 1.319 BTC, come da lui stesso dichiarato, acquistati al prezzo medio di 51.056 dollari ad unità, cioè per una spesa complessiva di circa 70 milioni di dollari.

Il problema è che da allora i Bitcoin sono crollati determinando per El Salvador una perdita cospicua, visto che ora, dopo il recente picco a ribasso, detiene meno di 60 milioni di dollari in BTC.

Se questa volatilità dei Bitcoin è vista come una caratteristica propria delle cripto-valute in questa fase della loro esistenza, destinata a sparire quando il mercato sarà più solido, la scelta di investire esclusivamente in criptovaluta da parte di un paese con un’economia come quella di El Salvador rischia di avere terribili ripercussioni, anche se si tratta di perdite a breve termine.