Dove conviene minare Bitcoin? Scopriamolo insieme!

Minare Bitcoin non conviene certo farlo in Italia, dove l'elettricità ha raggiunto prezzi elevatissimi e non si riuscirebbero a pagare i costi di gestione dell'impianto. Se questa è una realtà che crea dei problemi a tutti coloro i quali vogliono lanciarsi in questo settore, è anche vera l'esistenza di altre infinite possibilità per coloro che vogliono entrare nel business.

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Minare Bitcoin non conviene certo farlo in Italia, dove l'elettricità ha raggiunto prezzi elevatissimi e non si riuscirebbero a pagare i costi di gestione dell'impianto.

Se questa è una realtà che crea dei problemi a tutti coloro i quali vogliono lanciarsi in questo settore, è anche vera l'esistenza di altre infinite possibilità per coloro che vogliono entrare nel business.

Oggigiorno l'elettricità è un problema un po' ovunque, poiché il mondo si evolve ma le tecnologie per produrla molto spesso rimangono indietro, con conseguente effetto collo di bottiglia e rialzo spasmodico dei prezzi.

Anche se questa triste realtà è assodata, non significa che non esistano luoghi nel mondo o metodi alternativi per ottenere energia elettrica a basso prezzo o anche gratuita (previo investimento iniziale).

Certo, per chi desidera minare Bitcoin potrebbe essere più semplice ed economico spostarsi dove conviene piuttosto che creare la propria personale centrale elettrica, ma qui ognuno deve fare i propri calcoli.

Esistono paesi con politiche energetiche davvero interessanti e proiettate al futuro e, unito al fatto che grazie a un passaporto europeo si può andare pressoché ovunque, l'idea di emigrare per fare il minatore può venire in mente.

Per questa ragione è bene fare un piccolo riassunto di come o dove conviene minare Bitcoin ottenendo dei ricavi all'altezza della spesa.

In questo video Marco Cavicchioli spiega e dinamiche del ban imposto dalla Cina nei confronti di Bitcoin e le conseguenze sul mercato.

Conviene minare Bitcoin in Italia?

La risposta è generalmente un no abbastanza deciso, ma non vuol dire che non vi sia uno spiraglio aperto per chi non ha nessuna intenzione di lasciare il bel paese.

Sebbene l'ENEL non sia certo l'alleato ideale dei miners, vi sono altri metodi per non dover dipendere dai loro prezzi folli che fanno venire il mal di mare.

Ovviamente qui l'unica vera soluzione è quella di costruirsi la propria centrale elettrica in grado di sostenere la baracca in ogni momento della giornata.

Contando che le possibilità legate all'Idroelettrico sono già state quasi tutte sfruttate e l'eolico non è esattamente rilevante in un paese poco ventoso come l'Italia, resta il solare.

Costruire oggi una piccola centrale a pannelli solari è sicuramente una prospettiva molto valida che può ripagare nel lungo periodo, ma non è esente da problemi.

In primis il fatto che la notte l'impianto risulta inutilizzabile è già di per se uno scoglio abbastanza grande, costringendo a servirsi della rete classica nei momenti in cui non si riesce ad auto sostenersi.

A questo vanno poi aggiunti tutti i giorni di pioggia e gli inverni dalle giornate ridotte che contribuiscono a peggiorare il rendimento dell'impianto, aggiungendo costi su costi.

In ultimo il prezzo non certo economico della creazione, il quale andrà a influire sul bilancio al quale occorre aggiungere ricambi e decadimento dell'apparato stesso.

Alla fine di tutti questi conti se sia effettivamente profittevole la soluzione o meno, è un calcolo che va fatto sentendo vari preventivi e traendo le proprie conclusioni.

Dove conviene minare Bitcoin 

Andando a vedere la classifica dei luoghi che ospitano le maggiori mining farm del mondo, oltre a Stati Uniti e Cina vi sono numerosi paesi dell'area medio orientale (più o meno).

Se i primi due meritano discorsi a parte, tutti gli altri possono essere inclusi in un quadro generale che traccia un filo conduttore dell'andamento del mining.

Questi paesi sono Iran, Russia, Malesia e Kazakistan, dove l'elettricità è ridicolmente economica e quindi non ci si deve preoccupare troppo della bolletta a fine mese.

Qui va inoltre aggiunto che anche la manodopera ha generalmente un costo inferiore alla fascia europea, aggiungendo un ulteriore tassello di valore all'equazione.

Se da un lato si possono facilmente elencare numerosi lati positivi, non si può ne si deve soprassedere sulle controindicazioni che queste regioni portano con se.

Per prima cosa i materiali, specialmente in luoghi come l'Iran, hanno dei costi per l'importazione assolutamente proibitivi e non si ha possibilità di reperirli in luogo.

A questo bisogna poi aggiungere il punto più importante di tutti, la situazione politica in continuo mutamento e una democrazia assente (o comunque limitata) che può fare il bello e il cattivo tempo.

Aprire una mining farm in Iran salvo poi vedere il governo locale proibire dal giorno alla notte le criptovalute, è un colpo che farebbe molto male al cuore oltre che al portafogli.

Se qualcuno pensa che questa cosa non potrebbe mai succedere, allora non ha mai sentito notizie legate alla Cina.

Minare Bitcoin in Cina

La Cina è stata per molti anni leader indiscussa del mining di Bitcoin e altre criptovalute, fino a pochi mesi fa quando il governo ha deciso che non era più nei suoi interessi la pratica.

Dal giorno alla notte è stata varata una legge che proibiva il mining su tutto il territorio nazionale, rincarata poi da una successiva che metteva completamente fuorilegge le criptovalute.

Minare Bitcoin in Cina conviene (o meglio conveniva) proprio grazie alle politiche energetiche locali arretrate, dove centrali a carbone e altre soluzioni qui limitate proliferavano indisturbate.

La transizione ecologica che questo paese sta cercando di attuare il più velocemente possibile (e di questo non si può che dargli merito) non poteva permettersi un esborso di chilowatt tanto grande come quello derivante dal mining.

Se voleva ridurre l'inquinamento nel più breve tempo possibile questa era una decisione che offriva innegabili vantaggi, ma che ha danneggiato moltissime persone.

Gli imprenditori si sono trovati a dover smantellare baracca e burattini in brevissimo tempo per emigrare verso lidi più amichevoli, ammesso che ne abbiano avuto la possibilità.

Al di la di quanto ci si possa sentire o meno vicini agli imprenditori cinesi, questa storia deve far capire quanto possa essere rischioso andare a operare in luoghi non esattamente democratici.

Il rischio costante è quello di doversi adattare a leggi in continuo mutamento e dettate senza alcun rispetto del cittadino, ma solo volte all'interesse governativo.

Minare Bitcoin negli Stati Uniti

Gli Stati Uniti sono poi gli ultimi su questa classifica ma non certo per importanza dell'industria criptomineraria nella zona in quanto, dopo la dipartita della Cina, si trovano più che mai avanti sulla concorrenza.

Per cominciare però occorre dire che, sebbene nei 50 stati degli U.S.A l'elettricità abbia dei prezzi molto variabili, non la rendono mai davvero economica, affatto.

Il costo medio non è tanto dissimile dal alcuni stati europei, eppure li il mining sembra aver attecchito molto più che in questo continente, con farm che spuntano come funghi.

I fattori da considerare sono molti, ma si possono racchiudere a tre fondamentali che la fanno da padrone su tutti gli altri, facendo pendere l'ago della bilancia qui piuttosto che altrove.

Il primo è certamente legato alle fonti rinnovabili e all'ancora scarso sfruttamento di luoghi dove creare installazioni di grande entità a prezzi non troppo elevati.

La transizione green di uno dei paesi che ha fatto del petrolio il suo alleato principale è stata piuttosto scarsa fino a poco tempo fa, aprendo scenari interessanti per i miners.

A questo va poi aggiunta la presenza di grandi "spazi vuoti", dove la popolazione non si è insediata e laddove il vento, il sole o le acque dei fiumi non sono ancora stati sfruttati.

Il secondo punto è tutto racchiuso nel fatto che minare Bitcoin dove esiste una politica stabile e accogliente, conviene sicuramente rispetto a luoghi dove i dittatori possono fare i capricci.

In uno stato come il Texas ad esempio, il governatore locale ha puntato molto sull'incentivare la pratica del mining, creando strutture e condizioni ideali per accogliere i minatori già molto tempo fa.

Avere l'appoggio e (chissà) magari anche qualche incentivo economico per aprire una farm in America ha sicuramente un fascino diverso rispetto al medio oriente.

In ultimo va poi considerato che il centro del mondo tecnologico, la Silicon Valley, si trova proprio nel paese a stelle e strisce piuttosto che altrove.

Mettere su una struttura mastodontica rimpinzandola di tecnologia sofisticatissima in un luogo in cui i rifornimenti di tali pezzi arrivano in ritardo e a prezzi rincarati, ha davvero poco senso.

Qui si ha la possibilità di trovare gli Asic o qualunque altro materiale minerario ai migliori prezzi disponibili, cosa che quando se ne comprano a palate può davvero fare tutta la differenza del mondo.

In ultimo va considerato che, dopo l'uscita di scena della Cina dall'equazione, l'unico luogo davvero logico in cui spostarsi erano proprio gli U.S.A. che, con le loro politiche amichevoli, non mettevano in ansia gli investitori.

Quindi minare Bitcoin conviene un po' ovunque se lo si fa con le giuste condizioni ma, se si vole andare nello specifico, sicuramente i paesi dove l'elettricità viene venduta per due soldi o l'America offrono vantaggi maggiori.