I bitcoin sono sicuramente la criptovaluta che ultimamente ha ricevuto più critiche, sia da parte di alcune entità statali che dalle organizzazioni umanitarie ambientaliste come Greenpeace. Nonostante si riconosca il potenziale che potrebbe rivoluzionare il mercato finanziario, la strada per la sostenibilità è ancora lunga.

Bitcoin è una realtà storica che ha dato via ad una nuova era finanziaria, e la sua crescita è in parte dovuta al protocollo di consenso adottato, il Proof of Work (PoW). Purtroppo il PoW è stato protegettato senza prendere in considerazione gli impatti ambientali e sociali che avrebbe generato.

Considerando quindi le grandi quantità di energia elettrica che consuma, ad oggi sempre più "miniere di criptovalute" stanno cercando di puntare verso fonti energie rinnovabili per permettere una crescita più sostenibile dei bitcoin, come la bitcoin valley, nata quest'anno in Trentino. 

Ma l'energia elettrica è l'unica fonte di contaminazione ambientale? Ci sono sempre più piccole realtà come la bitcoin valley ad adottare soluzioni sostenibili ma in realtà ci sono solo 50 persone nel mondo in grado di poter cambiare questo impatto.

Criptovalute e sostenibilità: gli impatti del bitcoin

Il mondo scientifico si è mosso negli ultimi anni iniziando ad analizzare e a comparare il trend delle criptovalute per capire quali sono le prospettive future secondo la loro crescita. Su Nature Climate Change si legge che "le sole emissioni di bitcoin potrebbero spingere il riscaldamento globale sopra i 2°C".

L'attenzione e la preoccupazione degli esperti è cresciuta quando il consumo di energia elettrica "sporca" è cresciuto esponenzialmente dopo la grande migrazione delle "miniere di criptovalute" dell'anno scorso, quando la Cina, prima potenza mondiale in termini di mining, ha cambiato le sue politiche interne.

Secondo lo studio pubblicato su Joule, la rete bitcoin prima fino all'anno scorso usava all'incirca il 46% della sua energia da fonti rinnovabili. Ma quando i minatori si sono spostati dalla Cina verso altri Paesi come il Kazakistan e gli Stati Uniti, la percentuale di energia rinnovabile della rete bitcoin è scesa al 25,1%.

Inoltre secondo l'Università di Cambridge la maggior parte dell'estrazione di Bitcoin, più del 42% dell'anno scorso, è avvenuta proprio negli Stati Uniti, Paese che ha una normativa ambientale molto debole, infatti la prima fonte di energia sono i combustibili fossili. 

Criptovalute e sostenibilità: come reagiscono i beneficiari

Come abbiamo accennato prima, è proprio il protocollo adottato da bitcoin che impedisce una crescita sostenibile. Nel processo di mining, il protocollo Proof of Work si basa su un sistema di guadagno che premia il miner più veloce e di conseguenza lo spinge a cercare soluzioni economiche per guadagnare di più.

Dalla mappa della grande migrazione si vede come i miners si spostano verso Paesi dove la regolamentazione ambientale è molto debole e dove l'energia elettrica è economica, senza preoccuparsi degli impatti che stanno generando.

Davanti a queste evidenze bitcoin non sta a guardare e si sta preparando ad un cambiamento. Con l'ultima campagna lanciata da Greenpeace e l'Environmental Working Group, anche le organizzazioni umanitarie - ma non solo - stanno spingendo il colosso a cambiare il proprio codice.

Greenpeace ha ricevuto donazioni di Bitcoin per sette anni, tra il 2014 e maggio 2021, prima di annunciare l'interruzione dell'accettazione di donazioni in Bitcoin citando preoccupazioni ambientali. Più o meno nello stesso periodo, anche Elon Musk, CEO di Tesla, ha smesso di accettare pagamenti in Bitcoin per l'acquisto di veicoli Tesla.

-Cointelegraph Italia

Criptovalute e sostenibilità: bitcoin alle strette

Parlando in termini pratici, forse è stata proprio a far crollare il bitcoin a maggio dello scorso anno, quando ha dichiarato che più accettato bitcoin. Oltre a mandare il bitcoin sulle montagne russe, Tesla ha anche innescando una reazione a catena mostrando la gravità del suo impatto ambientale.

Bitcoin è in una posizione complicata dal momento che Etherem si sta preparando per passare ad un protocollo più sostenibile probabilmente tra qualche mese, il Proof of Stake (PoS). È da anni che gli sviluppatori stanno lavorando per minimizzare gli impatti economici del passaggio da PoW a PoS. 

Anche se non c'è un'informazioni ufficiale, Ethereum dichiara che presto gli utenti dovranno convalidare le transazioni in base a quante monete virtuali gestiscono. In questo modo gli utenti hanno una maggiore probabilità di essere scelti per convalidare le transazioni sulla rete e guadagnare una ricompensa.

Come abbiamo visto in questo caso, il risultato è che le "miniere di criptovalute" scompaiano perchè il lavoro dei minatori non è più richiesto, infatti coloro che riceveranno la ricompensa sono definiti "validatori". Quindi quale sarà la prossima mossa di bitcoin alle critiche che sta ricevendo?

Criptovalute e sostenibilità: la risposta di bitcoin

Nonostante le pressioni sembra che bitcoin se la stia prendendo con calma. Sul sito ufficiale nella sezione delle FAQ relativa al mining, si legge questo:

Spendere energia per assicurare ed operare un sistema di pagamento si rivela difficilmente uno spreco. Come ogni altro sistema di pagamento, l'utilizzo di Bitcoin implica i costi delle operazioni. 

Peccato che ora come ora per aggiungere un solo blocco ad una catena, l'energia che si consuma è pari a:

più di 1 milione di transazioni che si effettuerebbero con una carta di credito.

Al giorno d'oggi i minatori che scelgono di minare secondo i principi di una consapevolezza ambientale e sociale, non ricevono un incentivo tale da abbandonare i metodi contaminanti per l'ambiente per scelte più sostenibili. 

Inoltre sempre nella stessa sezione bitcoin scrive:

Quando il mining di Bitcoin diventa troppo competitivo e meno propizio, alcuni minatori scelgono di cessare le loro attività.

Nuovamente possiamo dimostrare con la grande migrazione delle miniere di criptovalute che NON è così. Magari lo è per i piccoli minatori che realmente non stanno generando grandi impatti dal momento che non entrano in competizioni con i i principali miners, exchange e sviluppatori di bitcoin.

Criptovalute e sostenibilità: perchè bitcoin non abbandona il PoW

Come si legge sul manifesto di Greenpeace, gli stakeholder di bitcoin non sono incentivati a cambiare il loro protocollo perchè renderebbe inutili molte infrastrutture esistenti che sono costante molti soldi, soldi che gli investitori hanno appunto investito e dovrebbero recupererare nel tempo.

Il passaggio verso il PoS non potrebbe essere che graduale, proprio come è successo con Ethereum, e nel caso che avvenisse, le parti interessate dovrebbero abbandonare le loro infrastrutture cercando di ammortizzare i costi investiti (in alcuni casi irrecuperabili) e trovare nuove soluzioni creative.

Una volta che il protocollo utilizzato diventasse al 100% Proof of Stake, i miners non "servirebbero" più e quindi non potrebbero recuperare i debiti con i guadagni a cui possono ambire adesso. Se facciamo riferimento ai big mondiali che si occupano della rete bitcoin, parliamo di più o meno 30 persone in tutto il mondo.

Criptovalute e sostenibilità: la mossa delle banche

Una realtà come bitcoin anche se particolarmente criticata negli ultimi tempi, non può passare inosservato. Il valore della moneta digitale è cresciuto a tal punto da catturare l'attenzione di molti enti governamentali e anche delle banche.

Questo è un paradosso perchè da un lato ci sono nazioni come la Svezia che si sono schierate contro i bitcoin, mentre altre come gli Stati Uniti lo accolgono a braccia aperte. Inoltre, nonostante le monete digitali siano delle realtà decentralizzate e non dipendenti da intermediari hanno addirittura trovato un consenso nelle banche.

Una di queste è Morgan Stanley, la prima grande banca statunitense, che ha addirittura incluso i bitcoin come parte dei loro portafogli di investimento. Questa mossa non è stata una scelta propria della banca ma una risposta alla pressione dei suoi clienti.

Infatti sono stati gli stessi clienti che hanno chiesto l'inserimento della criptovaluta.

Le persone hanno rifiutato di essere identificate condividendo i dettagli riguardo le transazioni interne della banca. Bitcoin nell'ultimo anno ha infatti messo le aziende di Wall Street sotto pressione per prendere in considerazione l'idea di essere coinvolte nella nascente classe di asset.

Criptovalute e sostenibilità: cosa stanno facendo i piccoli minatori

I piccoli minatori di bitcoin che decidono di adottare scelte sostenibili non ricevono particolari incentivi, ma sicuramente l'approvazione di molti investitori più attenti all'ambiente. Uno di questi ce l'abbiamo dietro casa ed è proprio il Borgo d’Anaunia, in provincia di Trento.

In questo Borgo si trova una vecchia centrale idroelettrica costruita nel 1925 che verrà utilizzata come fonte di energia rinnovabile invece dei combustibili fossili che alimenteranno 40 supercomputer. La potenza e la velocità dei supercomputer verrà coperta al 100% dall'energia fornita dalla centrale diminuendo la contaminazione.

Lo scopo il progetto bitcoin valley è di incentivare i cittadini e i turisti, così come nuove start-up, a far "rivivere" il Borgo dove ora vivono 2500 abitanti. Con le criptovalute le persone potranno pagare nei ristoranti ma anche fare un passaggio di proprietà della propria auto e usufruire di tantissimi servizi.

Criptovalute e sostenibilità: l'energia rinnovabile

Se ti stessi chiedendo: perchè tutte le miniere di criptovalute non usano energia rinnovabile al 100%? Questo perchè la produzione di energia rinnovabile non è stabile ed è difficile da immagazzinare. Alcune nazioni tipo il Paraguay potrebbero farlo perchè hanno un approvvigionamento energetico basato quasi al 100% su fonti idroelettriche.

Questo significa che i bitcoin estratti in Paraguay, generano un impatto ambientale inferiore rispetto ai bitcoin estratti negli Stati Uniti. Se solo bitcoin incentivasse con una ricompensa i minatori che estraggono bitcoin in modo sostenibile, questi sarebbero più propensi ad adottare scelte diverse.