Più della metà delle monete digitali presenti al giorno d'oggi utilizza un protocollo di consenso chiamato Proof of Work che per funzionare ha bisogno di essere alimentato da grandi quantità di energia elettrica e da apparecchiature potenti e veloci.

Sappiamo però che ci sono anche altre criptovalute che non consumano molta energia sia perché utilizzano altri meccanismi di consenso sia perché lo scambio di tali monete digitali non richiede che vengano utilizzati quantità così elevate di energia.

Anche i bitcoin nei primi anni non sono stati una grande preoccupazione anzi, più della metà dell'energia elettrica a cui attingevano proveniva da fonti di energia rinnovabile e le apparecchiature necessarie per minarli erano dei semplici PC. Cosa è successo negli anni successivi?

Come si definisce un piano di crescita sostenibile

Quando si parla di piano di crescita sostenibile bisogna prendere in considerazione tutti gli aspetti della sostenibilità che si basano sul piano sociale, economico ed ambientale. Soffermandoci su quest'ultimo occorre ulteriormente suddividerlo in più categorie e considerare ogni impatto che potrebbe generarsi.

Il consumo di energia elettrica è uno dei problemi che compromette la crescita sostenibile di quelle criptovalute che utilizzano il Proof of Work ma anche l'uso e lo smaltimento dei rifiuti elettrici ed elettronici fa parte del ciclo della sostenibilità di una criptovaluta.

Bitcoin è un esempio di moneta digitale che nella sua fase di progettazione non prevedeva un piano di controllo nè dal punto di vista dei consumi nè dell'uso delle apparecchiature.

Gli albori di Bitcoin: dal 2008 al 2015

Quando ci si documenta in modo approfondito riguardo gli effetti delle criptovalute sull'ambiente si legge per esempio che è difficile vedere un miglioramento nel sistema Bitcoin a causa della sua progettazione. Per certi versi questa semplice spiegazione ha le sue ragioni.

La pubblicazione del White Paper di Satoshi Nakamoto del 2008 aveva un focus centrale sulla finanza decentralizzata e proponeva un'alternativa al sistema bancario tradizionale. Sarebbero state le stesse persone della rete di scambio a verificare l'attendibilità delle transazioni.

Un punto fondamentale è: quante transazioni si possono validare in un secondo? Questo è calcolato con l'hash rate che permette quindi di comprendere la potenza della rete. Fino al 2015 per minare bitcoin non c'era bisogno di gradi quantità di energia perché il numero di transazioni da validare era molto basso.

In altre parole i minatori di bitcoin dovevano risolvere calcoli matematici poco complessi e avevano molto tempo a disposizione. Per questo erano sufficienti apparecchiature semplici e quindi ipoteticamente molte persone potevano competere per guadagnarsi la ricompensa.

Leggi anche: La contaminazione ambientale del Proof of Work: impatti reali e stime

L'evoluzione di Bitcoin dopo il 2015 fino ai giorni d'oggi

Il concetto di decentralizzazione e di libero accesso decade quando il potere e il controllo torna nelle mani di pochi attori e purtroppo è proprio quello che sta succedendo a Bitcoin. Da quando il prezzo della moneta è cresciuto per la sua popolarità le dinamiche di Nakamoto sono cambiate radicalmente.

Il piano di sviluppo e di crescita dei bitcoin non è stato strutturato sui principi della sostenibilità, forse perché nel 2008 ancora non c'era ancora la sensibilità ambientale e la coscienza degli impatti devastanti delle attività antropiche. 

L'energia elettrica necessaria per minare un bitcoin nel 2021 era 70 volte maggiore a quella che si necessitava nel 2015.

Il valore della moneta digitale aumenta molto più velocemente rispetto al consumo di energia elettrica infatti l'anno scorso ha toccato il massimo storico arrivando a crescere del 170% sempre dal 2015 al 2021. Quali altri fattori determinano quest'alto consumo di energia?

Il Proof of Work e l'imprescindibile relazione con l'impatto ambientale

Il protocollo Proof of Work si basa sulla risoluzione di complessi calcoli, la cui difficoltà dipende da diversi fattori tra cui il numero di transazioni totali da validare e la somma di denaro che si sta scambiando. C'è però un altro fattore: la velocità da cui dipende la tanto ambita ricompensa.

Se un minatore non è abbastanza competitivo allora non potrà mai confrontarsi con coloro che posseggono apparecchiature all'avanguardia con un'alta potenza di calcolo e che lavorano efficientamente in pochi secondi. Ciò significa spingere al massimo i dispositivi e consumare quantità ingenti di energia elettrica.

Per come è stato progettato il sistema Bitcoin non era previsto un piano di sviluppo sostenibile che determinasse regole precise per ridurre al minimo i consumi e non concentrare il potere nelle mani di quelle persone che possono investire milioni in apparecchiature e perdere il 60% delle inversioni per pagare i costi dell'energia.

Leggi anche: Quali sono gli impatti del mining sull'ambiente?