Se ci stessimo chiedendo: "Le criptovalute possono risolvere i problemi sociali?" allora inizierebbe una lunga discussione che vede come protagonisti due grandi gruppi, i grandi sostenitori e i grandi oppositori (e nel mezzo tutto il resto). 

Per i primi le monete digitali sono una forma di scambio di denaro ideale che in un certo senso libera i cittadini dalla schiavitù delle banche e dei governi centrali. Per i secondi invece, sono uno strumento di cleptocrati e trafficanti, mostruoso dal punto di vista ambientale per il suo consumo di energia.

Nel mezzo ci sono tutti gli altri che per scetticismo, ignoranza o paura tendono a non esprimersi. Per rispondere alla domanda con un esempio pratico possiamo analizzare il caso de "El Salvador", il Paese del Centro America popolarmente conosciuto per il suo alto tasso di violenza.

Esattamente il 7 di settembre dello scorso anno, questo Paese si è aggiudicato una medaglia per essere il primo al mondo ad inserire il bitcoin come moneta legale. Le nuove tecnologie e la nuova finanza sono diventate il motore centrale per Bukele, il presidente de "El Salvador".

Le criptovalute da sole NON hanno aiutato il Paese a risolvere i suoi problemi interni, ma hanno contribuito a peggiorare la condizione di migliaia di persone tanto da ricevere un richiamo da Amnesty International.

Questo passerà nella storia un esempio di fallimento: l'arroganza di portare le ultime tecnologie dove mancano l'umanità, l'educazione e l'attenzione per la salute produce conseguenze devastanti.

El Salvador e le ciptovalute: il discorso del presidente

Bukele, di fronte a tutti i problemi del Paese, ha semplicemente dichiarato:

"Il piano è semplice. Quando il mondo cadrà nella tirannia, creeremo un paradiso per la libertà".

Con questa provocazione, il nuovo presidente de "El Salvador" è passato ai fatti. Per legge tutti devono accettare i bitcoin come forma di pagamento ma ci sono anche degli esenti: coloro che non hanno accesso alle tecnologie e quindi non possono adottare.

Considerando che nel Paese più del 77% delle persone non ha un conto di risparmio e che in generale il metodi di scambio più utilizzati sono i contanti, Bukele non ha iniziato con un buone premesse. Senza migliorare l'accesso alle risorse tecnologiche e ad internet, bitcoin è entrato alla portata di tutti, o meglio nessuno.

Senza considerare il lato oscuro delle criptovalute le cui attività illecite dello scorso anno ammontavano a 14 miliardi di dollari a livello internazionale, un bell'ostacolo per questo Paese. Considerato tra i primi al mondo per i suoi tassi di omicidio e violazione di diritti umani, El Salvador diventa il primo Paese al mondo a legalizzare il bitcoin.

El Salvador e le ciptovalute: la situazione del Paese

El Salvador a livello sociale è davvero un Paese complicato, corrotto e classista. Per capire le mosse di Nayib Bukele, l'attuale presidente, è importante sapere che quando è stato eletto ha licenziato decine di dipendenti e funzionari tramite Twitter con l'accusa di essere (forse) parenti di politici dell'opposizione.

Come si può leggere su "El País", governava da soli otto mesi quando ha invaso il potere legislativo con i militari per minacciare l'opposizione quando ancora aveva ancora la maggioranza assoluta in Parlamento. Il giorno in cui i loro delegati sono entrati in carica, hanno destituito illegalmente la Camera costituzionale e il procuratore generale che stava indagando sui casi di corruzione nell'amministrazione Bukele.

Oggi Bukele ha ancora il controllo assoluto dei tre organi dello Stato, il che rende molto difficile definire questo Paese "repubblicano, democratico e rappresentativo".

Dall'altro lato della politica troviamo la situazione sociale della popolazione, che secondo gli ultimi dati del Banco Mondiale:

"La criminalità e la violenza sono una minaccia per lo sviluppo sociale e la crescita economica in El Salvador e sono tra le ragioni principali per cui molti salvadoregni migrano."

Nonostante il tasso di omicidi sia sceso degli ultimi due decenni rimane molto elevato rispetto ad altri Paesi.

El Salvador e le ciptovalute: cos'è successo durante l'ultimo mese

Circa due mesi fa, l'Assemblea legislativa di El Salvador ha approvato lo stato di emergenza su richiesta del presidente Nayib Bukele, a seguito delle segnalazioni di un picco di omicidi legati alle bande, senza diritto alla difesa nè all'informazione.

La risposta alla crescente criminalità è stata la riduzione dei diritti ed ingiustizie che non servono ad altro che giustificare le azioni violente del governo che dovrebbero servire per opprimere la violenza. Ma cosa centra tutto ciò con le criptovalute?

Una delle primissime mosse strategiche di Nayib Bukele è stato legalizzare l'uso quotidiano delle criptovalute ed incentivare la loro circolazione. Questo è avvenuto senza un piano previo di miglioramento della rete internet, educazione al mondo digitale e quant'altro.

Immaginatevi quindi un Paese dove la maggior parte delle persone non ha nemmeno un conto in banca, non ha un facile accesso ad Internet e senza un sistema educativo appropriato. Inoltre più della metà della popolazione non prevedeva nessuna altra opzione di pagamento se non i contanti.

Con i trasferimenti e i pagamenti virtuali sicuramente non è stato il piccolo imprenditore e la persona che possiamo definire "comune" a migliorare la sua condizione di vita ma è stato senza ombra di dubbio un affare per la maggior parte delle attività illecite di trafficanti.

El Salvador e le ciptovalute: il richiamo di Amnesty International

Qualche settimana fa la situazione sociale in "El Salvador" è peggiorata drasticamente e l'organizzazione Amnesty International è intervenuta pubblicamente per denunciare i crimini non organizzati e le mosse del governo del presidente.

“Negli ultimi 30 giorni, il governo del presidente Bukele ha calpestato i diritti del popolo salvadoregno. Dalle riforme legali che violano gli standard internazionali, agli arresti arbitrari di massa e al maltrattamento dei detenuti, le autorità salvadoregne hanno creato una tempesta perfetta di violazioni dei diritti umani, che ora dovrebbe continuare con l'estensione del decreto di emergenza."

Inoltre “In El Salvador oggi i bambini di età compresa tra i 12 e i 16 anni sono soggetti a pene detentive fino a 10 anni, le persone provenienti da comunità povere ed emarginate possono essere arbitrariamente arrestate senza diritto alla difesa legale, i prigionieri possono essere trattenuti senza cibo o aria fresca sufficienti e i giornalisti possono essere incarcerati solo per aver riferito di attività legate alle bande."

Ci sono in questo scenario delle analisi accurate riguardo i traffici illeciti di monete digitali? Ma soprattutto quali saranno le ripercussioni dopo la caduta del bitcoin?

El Salvador e le ciptovalute: i traffici illeciti

Già lo scorso anno Alexis Henshaw scriveva su Global Network:

"I booster di criptovaluta sono arrivati ​​a considerare l'America Latina come un potenziale sito per il mainstreaming della criptovaluta e, cosa più problematica, come una sorta di laboratorio per nuovi interventi nella tecnologia finanziaria."

Questa frase rende perfettamente l'idea quanto questa parte del mondo sia un terreno fertile per le monete digitali perchè i rischi percepiti dalle persone sono minimi dal momento che la volatilità della loro valute tradizionale non è per niente stabile rispetto all'euro o al dollaro.

Senza considerare la poca fiducia nelle istituzioni finanziarie tradizionali che, secondo i dati del 2017 degli indicatori di inclusione finanziaria del G20, solo il 30% dei salvadoregni ha aperto un conto bancario tradizionale, e il 24% utilizza una qualche forma di sistema di pagamento mobile nell'ultimo anno.

In questo scenario la promessa di una nuova moneta a cui tutti potranno accedere facilmente, con tasse molto basse, sentendosi liberi di scambiare i propri soldi a livello internazionale e senza intermediari è come vendere un sogno!

El Salvador e le ciptovalute: le ripercussioni del bitcoin

Gli analisti avevano già previsto il peggio dal momento che ancora prima dell'annuncio di Bukele, l'America Latina aveva un grave problema di cripto-criminalità. Questo non dovrebbe sorprenderci perchè è proprio nei Paesi dove le politiche sono più deboli che la criminalità mette le sue radici.

Sempre secondo Alexis Henshaw:

"Nel 2019, gli investigatori brasiliani che seguivano un giro di traffico di droga hanno scoperto un'operazione sotterranea di estrazione di bitcoin con legami diretti con la Cina. Questo fatto è diventato famoso perchè nel 2018 si è interrotto uno schema transnazionale di riciclaggio di denaro basato su bitcoin che coinvolgeva i trafficanti di droga in Spagna e Colombia.

In Messico, sia i cartelli della droga che i trafficanti di esseri umani sono stati coinvolti nel riciclaggio di denaro attraverso la criptovaluta, spesso utilizzando pratiche volte a eludere i requisiti di segnalazione imposti agli scambi di criptovaluta."

In Guatemala che in El Salvador, le bande hanno sfruttato la tecnologia delle comunicazioni e i programmi di pagamento virtuale a sostegno delle operazioni di estorsione. Il che è di nuovo perfettamente in linea con la mancanza di educazione e un programma di miglioramento delle condizioni sociali.

El Salvador e le ciptovalute: le conclusioni

La crisi del bitcoin a cui stiamo assistendo era un panorama probabile se consideriamo l'alta volatilità delle criptovalute e la non conoscenza di come questo sistema potrebbe funzionare a larga scala. El Salvador, o meglio la sua popolazione, altro non è che una cavia di questo esperimento.

Purtroppo il mondo non si muove in parallelo e nonostante la globalizzazione ci sono ancora tantissime differenze sociali relazionate con lo stile di vita, l'accesso alle risorse, all'informazione e al miglioramento delle condizioni di vita in generale.

Promettere di fronte ad un Paese che il solo inserimento legale delle criptovalute nell'economia del Paese sarà la salvezza a tutti i problemi sembra una barzelletta.