Bitcoin consuma troppo: è il segreto di Pulcinella di cui però si è iniziato a discutere seriamente solo dopo l'inaspettato dietrofront di Elon Musk sulla criptovaluta. "La vera battaglia è tra monete a corso legali e criptovalute e a conti fatti sostengo queste ultime", ha recentemente scritto su Twitter il numero uno di Tesla, che ha sollevato il polverone ma vuole prendere le distanze dall'esercito di detrattori degli asset digitali confortati proprio dal suo dietrofront sul bitcoin. La questione della sostenibilità ambientale della criptovaluta era nota da tempo (il network del bitcoin consuma ogni anno più energia di Paesi come il Pakistan) e c'è chi lavora su un'alternativa. Si tratta di Ethereum che grazie agli sforzi "ecologisti" potrebbe riuscire a compiere il sorpasso con il suo Ether ai danni di quella che è oggi la prima criptovaluta.

"Passare al proof-of-stake è diventato più urgente per come le criptovalute ed Ethereum sono cresciute nell'ultimo anno. Sono decisamente felice che uno dei maggiori problemi della blockchain scomparirà quando il proof-of-stake sarà completo", Vitalik Buterin, creatore di Ethereum.

Bitcoin consuma troppo. Ethereum lavora al sorpasso

Ethereum come la blockchain rivale di Bitcoin usa un sistema proof-of-work, che per dirla semplicemente si basa sugli investimenti da parte degli stessi miner in acquisto e manutenzione dell'hardware e in elettricità necessaria per la sua operatività. Più si investe in potenza di calcolo maggiore è la possibilità di essere i primi a verificare le transazioni di criptovalute. Sforzi che vengono premiati con bitcoin o ether gratuiti. Nel sistema proof-of-stake, invece, la priorità va a chi maggiori quote di criptovalute, rendendo inutile la spinta al sempre più potente. Va considerato, oltre tutto, che il proof-of-stake rende anche più difficili gli attacchi malevoli alla blockchain.

Il proof-of-stake abbatterà i consumi di 10.000 volte

Secondo Danny Ryan, ricercatore della Ethereum Foundation citato da Bloomberg, attualmente il network di Ethereum consuma 45.000 gigawattora l'anno. Passando al proof-of-stake la verifica di una blockchain potrebbe essere realizzata con un "laptop consumer”. “La mia stima è che si possano ridurre i consumi energetici di 10.000 volte", ha dichiarato Ryan. Vitalik Buterin, creatore di Ethereum spera che il passaggio avvenga entro la fine dell'anno, anche se altri ipotizzano che succeda nella prima metà del 2022. In ogni caso si tratta di circa un anno in meno rispetto a quanto previsto soltanto lo scorso dicembre. Buterin, va detto, spingeva per questo trasferimento sin dal lancio della "sua" blockchain nel 2015.

Ethereum vuole essere la Netflix delle criptovalute

"Nessuno parla dell'impronta ambientale di Netflix perché gestiscono solo server", nota Tim Beiko, che coordina il lavoro degli sviluppatori sulla nuova rete per l'Ethereum Foundation. E con il proof-of-stake l'obiettivo è proprio quello: diventare la Netflix delle criptovalute. I progressi del proof-of-stake sono stati mostrati di recente da una prova in cui le transazioni sulla blockchain esistente di Ethereum sono state testate con successo nel nuovo sistema. "Sono più fiducioso di quanto non fossi un mese fa. Ci sono un sacco di problemi non banali da risolvere, ma l'architettura fondamentale è impostata e piuttosto promettente", ha spiegato Beiko.

(Raffaele Rovati)