Nel 2008 Nakamoto ha lanciato una proposta per risolvere la validazione dei dati di una tecnologia blockchain, il famoso Proof of Work. Peccato che nonostante l'idea innovativa, i processi implicati non sono stati progettati pensando alla sostenibilità socio-ambientale.

A questo ci hanno pensato King e Nadal nel 2012 con la pubblicazione del loro lavoro "PPCoin: Peer-to-Peer Crypto-Currency with Proof-of-Stake". È vero che il protocollo Proof of Stake consumi meno energia però crea altri dilemmi in quanto favorisce in un certo senso la centralizzazione e i ricchi.

Ethereum, una delle criptovalute più popolari a livello internazionali, si sta preparando da anni al passaggio verso un protocollo Proof of Stake al 100% e ridurrà il suo consumo di energia elettrica radicalmente diventando più "amichevole" nei confronti degli investitori ma anche dei Paesi che esigono uno standard ambientale minimo.

Il Proof of Stake ridurrà la difficoltà di mining di ciascun blocco, dal momento che il Proof of Work implica che venga decriptato un complesso calcolo matematico, e accelererà il processo in generale in base a due fattori: la quantità di criptovalute possedute e il tempo di possessione di queste.

Ma quali "effetti secondari" potrebbe avere? L'affidabilità verrebbe garantita e gli impatti ambientali ridotti ma l'equità sarebbe forse il problema principale dal momento che le persone più ricche, cioè coloro che detengono più criptovalute, verrebbero favorite.

C'è quindi un modo per mettere insieme la sostenibilità, l'equità e l'affidabilità nel mondo cripto?

Ethereum 2.0 passa da Proof of Work a Proof of Stake

Si parla molto di Proof of Stake come alternativa al protocollo Proof of Work perchè i consumi di energia elettrica sono decisamente inferiori. L'impatto ambientale del Proof of Work, per esempio nella storia di Bitcoin, è già stato stimato come altamente contaminante, e di fronte a questa evidenza si sono mossi governi, privati e organizzazioni.

Governi come la Svezia, privati come lon Musk hanno bloccato totalmente lo scambio di Bitcoin per il suo impatto, e organizzazioni umanitarie non governative come Greenpeace hanno lanciato un appello per spingere Bitcoin a cambiare il suo codice e abbandonare il Proof of Work. 

Ethereum era una criptovaluta che si basava sul Proof of Work ma da alcuni anni si sta preparando ad un cambiamento. Attualmente la cripto funziona in parte sul Proof of Work e in parte sul Proof of Stake ma l'intenzione e rendere l'intero processo dipendente dal Proof of Stake.

Ma è per una ragione di sostenibilità che Ethereum ha deciso di cambiare il suo protocollo?

Ethereum 2.0 e Proof of Work: una crescita non sostenibile

  • Ethereum passerà verso un protocollo più sostenibile: CORRETTO
  • Ethereum ha deciso di cambiare il suo protocollo per essere più sostenibile: SCORRETTO 

È importante sottolineare questa differenza per non cadere nell'errore di idealizzare la criptovaluta come "green" dal momento che passare da un protocollo all'altro implica notevoli perdite e molti rischi. Ethereum ha deciso di passare al protocollo Proof of Stake per diverse ragioni e la sostenibilità ambientale "non era nelle top 3".

La rete Ethereum è cresciuta esponenzialmente soprattutto nell'ultimo anno, principalmente alla crescente popolarità dei progetti NFT, Non Fungible Token, e la Decentralized Finance (DeFi) diventando una buona scelta per gli sviluppatori e gli investitori.

Ciò ha implicato un aumento del numero delle transazioni che i miner dovevano "minare". Ergo, più potenza di calcolo e più velocità per decriptare i codici e validarli, e più impatto ambientale che non è passato inosservato agli occhi degli esperti. Secondo Digiconomist,

"una singola transazione Ethereum può consumare la stessa quantità di energia utilizzata da una famiglia americana media in più di una settimana."

Ethereum 2.0 e Proof of Stake: il compromesso 

L'impatto generato aumenterebbe esponenzialmente con la crescita della criptovaluta rendendo la sua gestione sempre più difficile. Alcuni paesi come la Cina hanno vietano l'uso di determinate criptovalute per l'impatto ambientale che generano e con le ultime pubblicazioni potrebbero essere sempre più numerosi i Paesi che adotteranno queste misure, tra cui l'Europa.

Ma i problemi della rete Ethereum sono molto più grandi. Primo fra tutti c'è la velocità della rete che è davvero molto lenta: permette 15 transazioni al secondo rispetto alle normali transazioni bancarie che ammontano in media a 1500. Altre criptovalute come Solana e Cardano sono molto più competitive perchè arrivano a coprire anche centinaia di transazioni al secondo.

Il secondo problema sono le tasse e le commissioni per ogni transazione. Ogni utente ha un costo esuberante per verificare le transazioni usando il protocollo Proof of Work. Per non parlare della mancia che gli utenti devono dare ai validatori nella rete per avere la priorità alle loro transazioni!

Quest'anno la transizione finale a Ethereum 2.0 verso un protocollo Proof of Stake, dovrebbe garantirgli di raggiungere 100.000 transazioni al secondo consumendo il 99% in meno di energia. Ecco un breve video di Slance che ti mostrerà in dettaglio come funziona il meccanismo di consenso Proof of Stake (PoS).

Ethereum 2.0 e Proof of Stake: le implicazioni dei meccanismo di consenso

Quindi Ethereum 2.0 anche senza priorizzarlo, sarà un esempio del processo di creazione di una nuova moneta virtuale più efficiente e più sostenibile. Tuttavia, occorre ricordare che il problema dell'impatto ambientale non è il solo e unico e non dipende solamente dall'energia consumata ma anche da altri fattori.

Questi sono per esempio il raffreddamento dei computer che per la grande capacità di calcolo dissipano grandi quantità di calore, e l'usura dei componenti che con i ritmi imposti ha bisogno di un mantenimento continuo. Purtroppo l'economica circolare è ancora un esercizio che a grande scala non trova una soluzione.

A parte l'impatto ambientale bisogna considerare geograficamente dove - e chi - stiamo contaminando e quali conseguenze a cascata si generano. Con il Proof of Work (PoW) dovremmo parlare delle miniere di criptovalute e della grande migrazione dello scorso anno, indice che il meccanismo di consenso PoW incentiva i miners a muoversi verso le nazioni che presentano deboli politiche ambientali e un basso costo dell'energia elettrica.  

Se da un lato il Proof of Stake potrebbe essere una soluzione perchè diminuisce la quantità di energia consumata dai miners, dall'altro lato questo è il meccanismo di consenso più criticato perchè favorisce la centralizzazione e le persone più ricche.

Ethereum 2.0 e Proof of Stake: le critiche degli esperti

Simon Chandler, sulla rivista Cryptonews scrive:

"In effetti, almeno una figura di spicco del settore ha recentemente affermato che la Proof-of-Stake non è molto diversa da come funziona l'attuale sistema monetario fiat, con i possessori di stake maggiori che hanno un controllo quasi monopolistico sull'intero sistema."

Questo passaggio a Etherem 2.0 potrebbe essere un'arma a doppio taglio perchè garantisce tutti i benefici di una moneta virtuale adottando una metodologia simile a quella delle banche centrali. Questo perchè favorisce la centralizzazione e ai più ricchi di arricchirsi ancora di più.

Secondo Pavol Rusnak, co-fondatore di SatoshiLabs, co-creatore di Trezor e collaboratore di Bitcoin Core, scrive su Twitter:

Proof of Stake is how Fiat works.

The ones with most stake control the validation rules and they receive a reward for doing so.

Once you acquire a large stake, there is no way for smaller players to take you down.

Proof of Stake is not a step forward.

It's a step back.



Ethereum 2.0 e Proof of Stake: è una soluzione sostenibile?

Sicuramente non al 100%. Riduce la contaminazione ambientale rispetto al protocollo Proof of Work ed è quindi in parte un'alternativa perchè propone un meccanismo di consenso che consente di validare i blocchi senza la necessità di offrire grossi somme di denaro per attarre nuovi miners, e aumentare la competitività tra loro.

Nello stesso tempo riconduce indirettamente al problema iniziale. Le criptovalute sono nate per eliminare intermediari e per garantire l'accessibilità a più persone facilitando gli scambi. Con il Proof of Stake torniamo allo stesso problema: chi ha più monete virtuali gestisce le transazioni.

Le banche centrali saranno le prime sostenitrici del cambiamento di Ethereum perchè potrebbero essere le prime beneficiarie. Quello che dovranno fare è stampare più monete per acquistare abbastanza Ethereum 2.0 e potersi aggiudicare l'onore di controllare il meccanismo di consenso.

In questo modo potranno influenzare l'andamento della nuova moneta digitale e gestirla come se fossero monete fiat diventando a questo punto i "nuovi vecchi intermediari" delle transazioni che verranno effettuate.

Ethereum 2.0 e Proof of Stake: le prospettive del mondo cripto

Anche se è difficile trovare un compromesso tra l'innovazione tecnologica e la sostenibilità, ridurre al minimo gli impatti ambientali dovrebbe sempre essere la priorità. In questo caso, aumentare il numero di transazioni al secondo con il PoS permetterà alla rete Ethereum di essere più competitiva e meno impattante.

Il futuro della finanza decentralizzata, delle blockchain e delle criptovalute è nelle mani di poche persone che decideranno quali saranno le priorità del momento. Il cambiamento climatico è forse un tema di contorno, che molti accettano quasi passivamente.

Sbagliato! Viaggiando a pochi km da casa nostra verso i Paesi in via di sviluppo che presentano ancora una struttura sociale poco strutturata, si può vedere il vero impatto ambientale che a casa nostra è nascosto dalle infrastrutture e dalla tecnologia avanzata.

Prima di nominare il termine sostenibilità è importante vedere con i propri occhi com'è connesso il nostro mondo nel 2022 per capire che non ci sono confini nè limiti geografici che impediscano all'uomo di evolversi.