Se è vero che le criptovalute sono una realtà decentralizzata è anche vero che dipendono strettamente dalle regolamentazione di ogni Paese. Ci sono nazioni che hanno vietato completamente il trasferimento delle monete digitali, altri che lo hanno limitato e altri ancora che non lo hanno proprio regolamentato.

In generale le criptovalute sono state accolte e solo negli ultimi anni sono diventate un punto di discussione nei casi in cui lo sviluppo di queste non prende in considerazione il fattore sostenibilità oppure danneggia la Nazione sul piano economico, sociale oppure ambientale.

Perché sono nate le regolamentazioni per il mondo cripto

Le criptovalute nonostante siano in circolazione dal primo decennio degli anni 2000 sono state sempre un argomento poco discusso ed inserito come un punto aggiuntivo di altre direttive. In generale non c'è molta chiarezza sull'argomento e non sempre è così facile capire se le criptovalute siano legali o meno nel proprio Paese.

Il primo problema identificato dai governi centrali è l'anonimato perché per lo scambio di criptovalute non sono richiesti dati di identificazione. La mancanza di controllo e il fatto che le attività illecite approfittano di questo sistema per scampare alla legge sono state le ragioni che hanno spinto molti Paesi a prendere provvedimenti.

Inizialmente la maggior parte delle Nazioni che ha registrato delle attività anomale ha emanato regolamenti contro il riciclaggio di denaro e contro il terrorismo. Tra questi troviamo anche l'Italia ma non solo: l'Europa nel complesso prima di definire dei limiti al mondo cripto si è limitata a ridurre le conseguenze del mercato nero.

Cos'è successo negli ultimi anni

Solo negli ultimi anni i governi si sono mossi verso una politica più definita in materia di criptovalute. L'aumento delle truffe e delle attività illecite insieme con gli alti consumi di energia elettrica sono solo alcune delle ragioni. 

Anche gli investitori sono aumentati e non si limitano più ai gamers ma coprono una fetta sempre più grande che va dai grandi imprenditori, i personaggi dello spettacolo fino ai comuni cittadini. Alcune monete digitali sono diventate così importanti e di valore da non poter più passare inosservate.

I Paesi più restrittivi

La Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti ha dichiarato che ci sono 42 Paesi che hanno stabilito divieti specifici per il trasferimento di criptovalute nel loro territorio 

Tra i Paesi più restrittivi troviamo sicuramente la Cina che ha vietato il trasferimento di criptovalute e le miniere di estrazione di monete digitali a partire dallo scorso anno. Questa presa di posizione ha determinato grandi cambiamenti soprattutto nel mondo Bitcoin generando il fenomeno conosciuto come la Grande Migrazione.

Ma la Cina non è l'unica. Anche l'Algeria, il Marocco, l'Iraq, la Tunisia e tanti altri hanno preso gli stessi provvedimenti. In queste zone i cittadini non possono investire legalmente né usufruire di trasferimenti in criptovalute.

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I Paesi che hanno adottato restrizioni meno severe

Sempre secondo la Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti sono 42 le Nazioni che hanno preso dei provvedimenti nei confronti di determinate criptovalute. Tra questi troviamo per esempio le Maldive, la Libia, la Georgia e il Vietnam.

Questi Paesi permettono i trasferimenti di criptovalute ma le restrizioni impediscono per esempio di consumare determinati quantitativi di energia elettrica o limitano i trasferimenti a piccole somme di denaro. 

Il risultato è una limitazione del potenziale ideale del mondo cripto ma indirettamente si riducono le attività illecite e anche l'impatto ambientale alla fine è meno forte rispetto a quello generato nei Paesi più permissivi. I Paesi che adottano queste misure cercano di limitare i danni senza chiudere del tutto le porte alle criptovalute.

I Paesi più permissivi

Gli Stati Uniti e l'Unione Europea sono aperte alle criptovalute. È infatti legale il loro scambio e l'investimento. Ciò non significa che non stiano portando avanti una politica regolamentare: per esempio l'Europa ha istituito una commissione speciale per il controllo e la gestione del mondo cripto.

In Europa nonostante le critiche contro il mining e la contaminazione ambientale dei bitcoin non sono state definite delle limitazioni. Per ora quindi non ci sono misure speciali nemmeno per le criptovalute che usano il protocollo Proof of Work.

I costi dell'energia elettrica e la politica ambientale definita dalla crescita sostenibile dei Paesi dell'Unione Europea determinano indirettamente una serie di condizioni che i Paesi più restrittivi non hanno. Infatti laddove le criptovalute sono inserite in un contesto avanzato in termini di politiche ambientali è più difficile vedere degli effetti negativi.

Un esempio è El Salvador, un Paese particolarmente problematico e debole senza politiche sociali o ambientali bene definite. Ha adottato le criptovalute come moneta ufficiale incrementando esponenzialmente il traffico illecito e aumentando i divari delle classi sociali.

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