La sostenibilità di Tesla, in termini di business come pure di valutazione al Nasdaq, presenta da sempre un grande punto interrogativo. Nonostante alla fine Elon Musk sia riuscito a festeggiare l'esordio della sua azienda tra le "grandi" di Wall Street (con l'ingresso nell'S&P 500), la situazione non è cambiata negli ultimi tempi e, anzi, per certi versi è peggiorata. Dagli incidenti legati ai software per la guida autonoma, alle tensioni in Cina, dalla crescente concorrenza nel segmento delle vetture elettriche da parte di praticamente tutti i player tradizionali delle quattro ruote, fino alla perdita di uno dei principali generatori di utile: i crediti incassati sulle emissioni di concorrenza. Tutti fattori ribassisti, cui ora si aggiunge l'intervento di S&P Global Ratings a mettere in discussione i recenti investimenti operati da Tesla nelle criptovalute.

"Le criptovalute non sono simili al contante ai fini del credito. Il continuo aumento dei prezzi di molte criptovalute - per esempio l'Ethereum è salito di oltre il 1.500% nell'ultimo anno - e l'acquisto di alto profilo di Tesla di 1,5 miliardi di dollari in bitcoin a gennaio sta intensificando domande più ampie su loro uso e regolamentazione", S&P Global Ratings.

Per S&P bitcoin non sosterrà rating su credito Tesla

Nell'edizione di mercoledì 5 maggio del suo Ratings Weekly Digest, S&P ha affrontato il tema delle criptovalute in scia alle plusvalenze miliardarie messe a segno da Tesla. Secondo quanto emerso dalla documentazione regolatoria depositata da Tesla presso la U.S. Securities and Exchange Commission (Sec, l'autorità di controllo dei mercati finanziari Usa), il valore dell'investimento in bitcoin dell'azienda di Elon Musk è cresciuto a 2,48 miliardi di dollari. A inizio febbraio Tesla aveva reso noto l'acquisto di 1,5 miliardi di dollari nella criptovaluta. Allo scorso 31 marzo la società di Palo Alto aveva ridotto la posizione di circa il 10% ma la plusvalenza rimane di circa 1 miliardo di dollari.

Criptovalute non sono liquidità. Troppi rischi per S&P

Secondo S&P, però, i bitcoin, al fine del giudizio sul credito, non possono essere considerati contante. Le criptovalute non sono liquidità. Oltre al fatto di essere estremamente volatili presentano significativi rischi regolatori. "Riteniamo che gli investimenti dovrebbero essere in grado di essere liquidati rapidamente e non richiedere sconti elevati. Nel caso del bitcoin, la vendita rapida di grandi volumi è direttamente collegata alla disponibilità del mercato che si combina con il rischio di volatilità dell'attuale congiuntura", spiegano gli analisti di S&P. "Sebbene ci siano scambi per acquistare e vendere valuta digitale, la fluttuazione dei prezzi giornalieri e la mancanza di regolamentazione creano rischi operativi e legali", sottolineano ancora.

"Le valute digitali come il bitcoin comportano una volatilità significativa e un rischio normativo e, di conseguenza, il valore riportato non verrà compensato nel nostro calcolo del debito netto. Accessibilità e liquidità sono i due fattori chiave che utilizziamo per determinare se le valute digitali possono essere rapidamente convertite in contanti per ripagare il debito. Permangono difficoltà su entrambi i fattori", S&P Global Ratings.

Tesla perde anche i crediti di Stellantis su quote verdi

Carlos Tavares, chief executive di Stellantis, in un'intervista a Le Point, ha anticipato che il colosso dell'auto nato dalla fusione di Groupe Psa e Fiat Chrysler Automobiles (Fca) non pagherà più crediti a Tesla, visto che i francesi hanno portato sufficienti quote di "tecnologia pulita" nel nuovo gruppo da non rendere più necessario l'esborso. Fca tra 2019 e 2021 aveva speso circa 2 miliardi di euro in Europa per ottenere crediti da Tesla (che essendo solo "elettrica" ne ha ovviamente da cedere). Va ricordato che l'azienda californiana è riuscita a chiudere in utile gli ultimi trimestri solo grazie della cessione di crediti ad altre case automobilistiche che non riescono a produrre abbastanza veicoli "verdi" per soddisfare gli standard. Come Stellantis, però, nei prossimi anni verosimilmente faranno anche tutti gli altri gruppi, compresi quelli Usa. Non una prospettiva rosea per Tesla cui questo punto non rimane neppure la scommessa sui bitcoin.

(Raffaele Rovati)