Sempre più spesso si sente parlare di stablecoin come monete digitali contrapposte alle criptovalute poiché presentano meno rischi di investimento, rispetto a quelli che possono essere ad esempio i Bitcoin.

Questa convinzione risiede nel fatto che mentre le criptovalute hanno una forte volatilità sui mercati, gli stablecoin sono invece ancorati con un rapporto 1:1 ad un asset collaterale, che in genere è una valuta fiat e di cui seguono gli andamenti di prezzo.

Eppure, questa convinzione che gli stablecoin fossero monete digitali in cui è meno rischioso investire è crollata di colpo dopo i fatti che di recente hanno coinvolto Terraform Labs ed il suo stablecoin UST.

Questo stablecoin che segue il dollaro USA ha perso l’ancoraggio e da lì è precipitato in una caduta discente che ha portato con sé tutta la Blockchain Terra e anche l’altra criptovaluta nativa della medesima piattaforma Terra Luna.

Quello che ha sconvolto l’opinione pubblica è che prima del tracollo l’intero progetto della Blockchain Terra veniva considerato tra i più promettenti nel mondo crypto e vantava una capitalizzazione di mercato complessiva di ben 60 miliardi di dollari che sono andati completamente in fumo.

Di base questo ci insegna che uno stablecoin è meno volatile e più stabile sui mercati dei Bitcoin, ma non è per forza un investimento meno rischioso.

Ma come fa uno stablecoin a mantenere l’ancoraggio e, soprattutto, cosa è accaduto a Terra Luna e lo stablecoin UST? 

Come funziona lo stablecoin algoritmico UST (TerraUSD)

Terraform Labs ha progettato una Blockchain su cui opera uno stablecoin UST e una criptovaluta Terra Luna. 

UST, anche noto come TerraUSD, è uno stablecoin algoritmico. Normalmente gli stablecoin hanno lo stesso ammontare corrispondente all’intera fornitura in circolazione detenuto in valuta fiat in una riserva. Se immaginiamo uno stablecoin ancorato all’euro con un rapporto di 1:1, ogni volta che viene coniato un nuovo token 1 euro viene depositato su un conto che costituisce la riserva per sostenere il token.

UST non funziona in questo modo è si avvale di un processo complesso per il “peg”, che viene automaticamente regolato da un algoritmo.

Alla base del suo funzionamento vi è però un equilibrio che deve essere mantenuto sulla Blockchain tra la fornitura di token della criptovaluta Terra Luna e quelli dello stablecoin UST. In linea generale quando il valore scende sotto il dollaro vengono coniati più UST, al contrario si bruciano token per far scendere il valore se questo supera il dollaro.

Il precario equilibrio tra la criptovaluta Terra Luna e lo stablecoin UST per mantenere l'ancoraggio al Dollaro

Per mantenere l’ancoraggio al dollaro, cioè fare in modo che il valore di 1 UST fosse sempre il più vicino possibile al valore di 1 dollaro, Terra utilizzava un sistema chiamato “arbitraggio” e basato sull’equilibrio tra il numero di stablecoin e quello di criptovalute Luna in circolazione.

Spiegando più chiaramente, la Blockchain Terra si basava sul presupposto che chi deteneva UST dovesse sempre avere la possibilità di scambiare 1 UST con il valore corrispondente ad 1 dollaro in Luna e viceversa. Ovvero, anche se il valore di 1 UST scendeva sotto il prezzo di 1 dollaro, il possessore poteva scambiare 1 UST per il valore di 1 dollaro esatto, solo che questo importo veniva corrisposto nella criptovaluta Luna. Scambiando 1 USD per 1 dollaro di Luna, la Blockchain coniava una criptovaluta e bruciava uno stablecoin. All’opposto 1 dollaro in Luna poteva sempre essere scambiato per 1 UST innescando un meccanismo inverso. 

Questo sistema doveva appunto mantenere l’ancoraggio, perché quando il valore di 1 UST scendeva sotto il dollaro a unità, allora gli utenti erano incentivati a scambiare i loro stablecoin con i Luna per ottenere un ricavo. 

In questo modo si riduceva la fornitura di token UST, cioè aumentava la scarsità della moneta digitale e quindi anche il suo valore. 

Al contrario quando il prezzo di 1 UST saliva sopra il dollaro allora avvenivano gli scambi in senso opposto, così aumentando la fornitura di UST scendeva anche il valore dello stablecoin che si livellava un’altra volta a quello del dollaro.

Cosa ha portato UST e Terra Luna al collasso?

Il tracollo della Blockchain Terra è legato ad un’altro servizio, Anchor, che la piattaforma offriva ai possessori delle sue monete digitali, praticamente uno staking di criptovalute con rendimenti annui pazzeschi fino al 20% della somma depositata. Questo ha creato una concentrazione enorme di capitali in questi fondi, cioè gran parte della fornitura di token UST era depositata su questa piattaforma, parliamo di 14 miliardi di UST su una fornitura circolante complessiva di 18 miliardi.

A inizio mese in poco tempo e all’improvviso quasi tutti i depositi sono stati ritirati, tanto che il valore di UST depositati è sceso da 14 miliardi a soli 3 miliardi. Questo ritiro improvviso e massiccio ha portato il CEO di Terraform Labs a parlare di complotto per distruggere il progetto volontariamente.

Il dato di fatto è che la situazione ha generato quello che si chiama “panic selling", dove quando lo stablecoin ha perso l’ancoraggio e il suo valore ha cominciato a scendere sotto il dollaro sono cominciati gli scambi, con la Blockchain che si è trovata così inondata di criptovalute Luna. Il dato di fatto è che entrambe le monete digitali sono colate letteralmente a picco fino a valere pochi centesimi, con 60 miliardi di dollari di capitali in fumo e Terraform Labs costretta ad annunciare l’interruzione dei servizi sulla Blockchain, praticamente il progetto fallisce.

The Crypto Gateway in un video YouTube pubblicato di recente analizza l’ipotesi della creazione della Blockchain Terra 2.0, cioè un Fork per salvare il progetto:

  

Terraform Labs cerca di salvare UST e Luna vendendo i suoi Bitcoin

Nel tentativo di salvare UST dal tracollo Terraform Labs tra il 9 ed il 10 maggio ha venduto tutte le sue riserve di Bitcoin per il valore di 3,5 milioni di dollari, che sono stati inviati una parte all’exchange Binance e un’altra su Gemini. 

Il tracollo della Blockchain Terra ha avuto perciò un impatto enorme sul prezzo Bitcoin, che è anche lui colato a picco per questa fuga di capitali, anche perché queste sono situazioni che innescano sempre quello che si definisce “panic selling”, dove gli investitori spaventati dal cattivo andamento di mercato degli asset posseduti se ne liberano in massa.

Ad avere un effetto catastrofico sui Bitcoin ha giocato poi anche il fatto che la vendita massiccia da parte di Terraform Labs è arrivata praticamente in concomitanza all’annuncio della Fed, la banca centrale statunitense, che in linea con le mosse delle altre banche centrali comunicava che i tassi di interesse sarebbero aumentati di 50 punti base.

Le teorie su cosa abbia portato la Blockchain Terra al tracollo

Le teorie su chi o cosa abbia causato il tracollo di Terra sono molteplici e al momento nessuna è stata confermata o smentita da prove.

I primi pettegolezzi volevano un complotto ai danni di Terraform Labs e dei Bitcoin portato avanti dalla azione combinata di Blackrock e Citadel, con la complicità dell’exchange Gemini, il quale però ha categoricamente smentito ogni coinvolgimento con un post pubblicato su Twitter. Anche il colosso degli hedge fund, Citadel, e la società di investimento, BlackRock, hanno negato ogni coinvolgimento nella vicenda.

Una parte del mondo crypto crede invece che dietro il tracollo della Blockchain Terra vi sia la stessa Terraform Labs che avrebbe costruito un maxi schema Ponzi. Anche in questo caso il CEO Do Kown ha smentito tali voci e anzi annunciato che saranno fatti tentativi per salvare il progetto, probabilmente con un Fork.