Anche chi non ha dimestichezza con gli asset crittografici o con gli investimenti in criptovaluta ha sentito parlare almeno una volta nella vita dei Bitcoin. La loro invenzione che risale al non troppo lontano 2009 la si deve ad un personaggio misterioso noto con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto. La criptovaluta al giorno d’oggi ha già  raggiunto il valore di ben 40.000 ad unità, con un picco massimo registrato l’anno scorso che li ha portati addirittura a quasi 70.000 dollari a BTC.

Ma perché i Bitcoin valgono tanto? Una delle ragioni risiede nel fatto che il loro creatore li ha progettati perché essi fossero coniati in numero limitato e cioè pari ad un massimo di 21 milioni di token. Questo limite di 21 milioni di token si chiama in gergo tecnico “hard cap” ed è stato fissato perché la fornitura dei BTC fosse limitata in natura proprio come accade per oro e metalli preziosi e si creasse quell’effetto di aumento della domanda e diminuzione dell'offerta proprio di questi asset.

Contrariamente a quel che si crede infatti i Bitcoin sono stati creati perché il loro comportamento sui mercati segua quello di beni come l’oro che sono riserve di valore, piuttosto che per soppiantare il dollaro in senso stretto.

Michaele Saylor, CEO di MicroStrategy, che con la sua azienda è il più grande detentore di BTC al mondo, spesso sottolinea come i Bitcoin siano un bene rifugio migliore dei metalli preziosi perché a differenza di questi non sono deperibili e non possono essere distrutti. Le criptovalute si basano infatti sulla tecnologia Blockchain che non dipende da un server centrale, distrutto il quale si perdono i dati, ma è una piattaforma decentralizzata.

I Bitcoin come "oro digitale", da dove viene questa definizione?

I Bitcoin non sono un bene fisico ma digitale, eppure il codice sorgente è strutturato in modo che non possano esistere più di 21 milioni di token.

Questa affermazione spesso genera confusione, in quanto un procedimento logico ci porta a pensare che se i BTC alla fine altro non sono che un’applicazione, come è possibile che non si possa modificare il codice sorgente in modo da creare tutti i token che si vogliono.

Ebbene, quello che bisogna capire è che i BTC piuttosto che essere semplicemente creati in numero limitato, sono strutturati in modo tale che nessuno abbia alcun vantaggio dall’abbattere l’hard cap e superare questo limite di 21 milioni.

Prima di tutto i Bitcoin sono filosoficamente concepiti per comportarsi come l’oro o asset simili, cioè perché la forza che spinge verso il rialzo di prezzo risieda proprio nella scarsità in natura degli stessi, abbattuta la quale crollerebbe anche il valore della moneta.

L’hard cap fissato a 21 milioni di unità, che per altro è un limite molto basso se si considera ad esempio che gli Ethereum possono essere coniati in numero illimitato, è proprio uno dei principali responsabili dell’enorme valore dei Bitcoin.

Come funzionano i Bitcoin e che cos’è il “mining” di criptovalute 

I Bitcoin sono organizzati in modo che gli unici cha abbiano il potere di modificare la rete, cioè i “miners”, siano proprio quelli che hanno il minor interesse ad abbattere l’hard cap di 21 milioni e questo anche per un fenomeno, che fa sempre parte del codice sorgente, e che si chiama “halving”.

Per capire quanto stiamo dicendo dobbiamo dare qualche base sul funzionamento della criptovaluta, partendo dal fatto che per convalidare le transazioni sulla Blockchain dei Bitcoin si utilizza il protocollo chiamato Proof-of-Work, che consiste in una serie di hardware collegati alla medesima rete che risolvono calcoli matematici complessi. L’utilizzo di questi particolari hardware fa sì che il costo dell’energia elettrica e l’impatto ambientale di queste operazioni sia altissimo. 

Ogni qual volta si risolvono dei calcoli complessi e si convalidano le transazioni si aggiunge un blocco alla rete e i “miners” cioè coloro che per mezzo di questi hardware risolvono i calcoli ricevono come paga per il loro operato nuovi Bitcoin estratti. Questo processo di coniazione di nuovi token in gergo si chiama “mining”. Per l'esattezza al momento i miners ricevono come ricompensa 6,25 BTC per ogni blocco aggiunto.

Che cos’è l’halving e come influisce sul prezzo Bitcoin?

Il codice sorgente BTC prevede un fenomeno chiamato "halving" che ricorre in media ogni quattro anni e consiste nel dimezzamento delle ricompense dei miners. Ovvero ogni 210.000 blocchi aggiunti alla rete Blockchain c’è l’halving e i miners ricevono la metà dei BTC che ricevevano prima come premio. Il prossimo halving dovrebbe avvenire a fine 2024 e portare la ricompensa per 1 blocco aggiunto a soli 3,125 BTC.

Quello che viene da chiedersi leggendo questo è: dov'è allora il vantaggio per i miners?

In questo sistema, per evitare che il mining diventi meno redditizio, all’halving segue un rialzo di prezzo della criptovaluta che fino adesso ha sempre portato ai massimi storici. In questo modo, è vero che i miners ricevono meno Bitcoin come ricompensa del loro lavoro, ma questi stessi token valgono molto di più. Motivo per cui i miners sono i primi a non aver alcun interesse ad abbattere l’hard cap e coniare più di 21 milioni di BTC, perché questo deprezzerebbe il valore della moneta digitale stessa.

Si tenga poi conto che i Bitcoin sono anche creati perché più si vada avanti nel mining più difficile diventi estrarre gli ultimi token. Ad oggi sono stati estratti 19 milioni di token, ma il sistema prevede che per la circolazione di tutti e 21 i milioni si debba aspettare intorno al 2140.

Una spiegazione chiara, dettagliata e semplice di cosa siano i Bitcoin la trovate anche nel video YouTube a cura di “Te lo spiego”, che vi proponiamo qui sotto:

  

È possibile hackerare la Blockchain dei Bitcoin e abbattere l’hard cap di 21 milioni di token

Una volta che tutti i 21 milioni di BTC saranno in circolazione allora la paga dei miners avverrà attraverso le commissioni sulle transazioni convalidate.

Per quanto riguarda un possibile hackeraggio della rete al fine di distruggere l’hard cap anche in questo caso, se tutto è possibile in teoria, è una cosa decisamente più semplice a dirsi che a farsi poiché i Bitcoin non hanno un solo codice sorgente, ma più codici sorgenti e ogni cambiamento richiede il consenso unanime della rete.

L’andamento ciclico del prezzo Bitcoin. Cosa aspettarsi dal prossimo halving?

Per quanto riguarda il prezzo dei Bitcoin molti analisti guardando ai dati storici sono convinti che esso segua un ciclo quadriennale per cui dopo l’halving vi sia un anno attraversato da un forte trend rialzista della moneta, seguito da un anno in cui il prezzo va a ribasso e poi due anni di un rialzo più lento che prepara all’halving successivo.

Tuttavia, sono anche in molti a sottolineare come con il passare del tempo l’halving potrebbe influenzare sempre meno il prezzo della criptovaluta. 

Nello specifico del prossimo halving secondo molti esperti potrebbe rompersi il ciclo e non arrivare il nuovo massimo storico tanto atteso per i Bitcoin a causa di motivazioni di natura macroeconomica.

Questo perché al momento dovremmo essere nel biennio che precede il dimezzamento e attraversato da un costante anche se non molto marcato trend rialzista. Il problema è che tale circostanza tarda a verificarsi anche per motivazioni legate alle banche centrali a livello mondiale, prima fra tutte la Fed statunitense, che programmano l’aumento dei tassi di interesse obbligazionari con effetti disastrosi sui mercati per gli asset crittografici. Ricordiamo infatti, che una molteplicità immensa di fattori influenza il valore delle singole criptovalute sui mercati.