Settembre è storicamente un mese ricco per i corporate bond in Usa. Quello del 2020, però, si anticipa da record, considerando che nei soli primi nove giorni sono stati raccolti 46,7 miliardi di dollari dalle emissioni obbligazionarie della Corporate America. Secondo i dati di BofA Global Research, citati da MarketWatch, la raccolta si confronta con i 106,2 miliardi dell'intero settembre 2019 e con i 95,6 miliardi del 2018 (85,2 miliardi invece nel settembre 2017).

Nel 2020 raccolti 1.500 miliardi dalla Corporate America

In settembre abitualmente le aziende si concentrano sulle ultime settimane dell'esercizio per ottenere un finanziamento ottimale, in vista del Thanksgiving Day, quando di fatto l'anno finisce (e nel 2020, con le elezioni presidenziali del 3 novembre il tutto verrà anticipato). Tuttavia il settembre di quest'anno, per quanto da record, segnerà un rallentamento rispetto a marzo, aprile e maggio, nel pieno della crisi del Covid-19. In quel caso, però, si trattava di prestiti "da panico". Panico che ha portato alla cifra monstre di 1.500 miliardi di dollari raccolti da inizio anno.

Perché indebitarsi? Per finanziare fusioni e acquisizioni

Tutto questo debito è negativo? Tutt'altro. "È una decisione aziendale intelligente. Fusioni e acquisizioni sono aumentate e bisogna essere cauti al riguardo", ha spiegato a MarketWatch Wendy Wyatt, di DuPont Capital. E con lo stimolo senza precedenti messo in campo dalla Federal Reserve, ci sono poche ragioni per pensare che le grandi imprese ne abbiano avuto abbastanza dei tassi d'indebitamento estremamente bassi di oggi. Per cui la corsa alle emissioni di corporate bond è tutt'altro che finita. E a festeggiare, per prime, sono le investment bank, chiamate a gestire le emissioni: i ricavi per loro sono rimbalzati del 32% annuo nel primo semestre (sui massimi dal 2012, secondo i dati di Coalition).