In campo obbligazionario il dollaro ha svolto negli ultimi tempi un ruolo fondamentale, per tre motivi:

  • il continuo trend di rafforzamento, che dura dall’inizio del 2018
  • il netto più elevato rendimento medio rispetto in particolare all’area euro
  • l’enorme disponibilità di nuove e vecchie emissioni.

Ora però il quadro è cambiato. Con l’inversione della politica monetaria Fed e con la discesa dei tassi a zero l’attrattività delle obbligazioni nel biglietto verde è calata, sebbene non così tanto quanto ci si poteva attendere. Lo conferma il rendimento del decennale Usa, molto volatile da marzo in poi, con minimi allo 0,50% e massimi oltre l’1%. In questo contesto il fattore cambio sta svolgendo un ruolo fondamentale nella bilancia complessiva delle performance ed è quindi importante valutarne con attenzione i movimenti. 

Su e giù senza tregua

I tentativi di inversione ribassista sull’euro sono stati vari: per ben tre volte da marzo si sono registrati picchi prima oltre 1,14, poi su 1,11 e infine a 1,10, per tornare nelle ultime sedute sotto 1,09. Prove di indebolimento quindi non riuscite! C’è chi attribuisce l’ottima resistenza del dollaro ai problemi politici dell’eurozona, chi a disfunzioni tecniche dei mercati e chi a una fuga di capitali verso gli Usa soprattutto dai Paesi emergenti, complice il timore della pandemia. Ora però qualcosa potrebbe cambiare. Se il Covid-19 arretrasse e l’economia mondiale ripartisse il ruolo di valuta rifugio del biglietto verde si attenuerebbe e l’orientamento favorevole si invertirebbe. Per il detentore di bond sarebbe una notizia negativa, perché delle tre condizioni iniziali una seconda – dopo quella dei più elevati rendimenti – verrebbe a mancare. 

Tutto sta nella propensione al rischio

Appena le Borse mondiali riprenderanno una fase di normalità, aiutate da notizie favorevoli, il dollaro sarà presumibilmente la vittima sacrificale dei mercati, poiché il fattore “risk off” verrà a mancare. Naturalmente occorre restare in un contesto di “se” e di “ma” in ottica tuttavia di brevissimo periodo: già entro fine aprile un’inversione a favore del “risk on” è probabile e ciò imporrebbe prudenza sul fronte dei bond in $, come ha dato un primo segnale il Treasury, il cui decennale ha guadagnato in pochi minuti proprio questa notte un 10% di rendimento, dovuto logicamente al parallelo ribasso delle quotazioni. Il movimento potrebbe estendersi e annullerebbe la forza della cassaforte Usa. 

I livelli da seguire

In tal caso anche le certezze sul dollaro si attenuerebbero, costringendo gli obbligazionisti a valutare forme di protezione.

  • La prima e più semplice consisterebbe nel vendere le posizioni con maggiore marginalità da cambio;
  • La seconda contemplerebbe un eventuale parallelo collocamento su un Etn valutario short per il biglietto verde;
  • La terza considererebbe una gestione dinamica di entrate e uscite con il supporto di un conto in valuta.

Tutto questo deve tenere conto di una serie di progressivi livelli dell’euro/dollaro, così impostati: 1,089 (su cui si muove attualmente), 1,1075, 1,1183 e infine 1,14. Chi segue i tanti vaticini sul biglietto verde ha sempre sbagliato. Chi invece ha adottato strategie molto tecniche spesso ha portato a casa buoni risultati. Anche questa volta potrebbe andare così!