Dai 112 $ di inizio febbraio ai massimi di 140 $ della scorsa settimana: la volata del bond Sprint Capital 8,75% 15mz2032 (Isin US852060AT99 – Tlx – taglio 1.000 Usd) è proprio il caso del mese. Purtroppo l’emittente statunitense è presente sul sistema multilaterale italiano solo con due obbligazioni, mentre nell’ambito Otc lo si ritrova massicciamente partecipe a un secondario molto attivo nei suoi confronti. Sono infatti tredici i titoli più liquidi, caratterizzati da rendimenti nominali elevatissimi. Si va dal 7 all’11,5%. Tutti hanno accelerato notevolmente nell’ultima settimana, fra l’altro poco dopo una fase di debolezza. Chi avesse per esempio puntato sull’emissione 7,125% 15gn2024 (Isin US85207UAH86 – taglio 2.000 Usd) si troverebbe a incassare plusvalenze di assoluto rilievo, dato il balzo nell’arco di poche ore fra lunedì 10 e martedì 11 scorsi da 103,5 a oltre 115 $. 

Il rating non fa paura

Eppure Sprint si caratterizza per una valutazione di credito molto bassa, con un B da parte di S&P e un B+ di Fitch! Perché allora tanto interesse nei confronti di un tipico high yield in Usd? Fra l’altro soggetta negli ultimi anni più a downgrade che a upgrade! La svolta ha una sola motivazione: il via libera alla fusione con l’altro gigante Usa della telefonia T-Mobile. Un’operazione da quasi 30 miliardi di dollari, avversata da alcuni Stati, fra cui New York e California, certi che un merger si tradurrà in riduzione della concorrenza e quindi in un rialzo delle tariffe per i clienti finali. La magistratura, cui si sono rivolti, ha ritenuto invece che non si violi l’antitrust, concedendo il via libera a un’operazione molto attesa dai mercati, che hanno festeggiato comprando a man bassa azioni e obbligazioni soprattutto di Sprint. Ora si punta a una rivalutazione del rating, che potrebbe giungere nei prossimi mesi e che le quotazioni di fatto già scontano.