Il decennale italiano allo 0,82% di rendimento! Esattamente due anni fa era oltre il 3,4%. In realtà con uno spike intraday si è anche vista una veloce escursione sotto lo 0,80%. Proprio a inizio settimana ci si domandava se l’emissione in asta del dieci anni di martedì allo 0,89% avrebbe retto in futuro e soprattutto quando un simile yield avrebbe potuto essere battuto. Ciò non è avvenuto in collocamento ma in maniera meno clamorosa sul secondario. Inevitabile allora porsi due domande:

  1. quali margini di discesa ci sono ancora?
  2. è ipotizzabile vedere un Btp decennale a tasso negativo o comunque vicino allo zero, come qualcuno vagheggia?

Il caso Spagna

Certamente se si effettua un confronto con il Bono di Madrid la seconda supposizione è meno utopistica di quanto si possa credere. Il titolo spagnolo allo 0,23% è il risultato di una veloce marcia che l’ha portato in cinque mesi da oltre lo 0,90% a circa lo 0,20%. È pur vero che la Spagna gode di un ottimo rating (A), forse un po' immotivato alla luce delle ultime vicende sanitarie, e di un migliore rapporto debito/Pil al 95,5%. Le distanze sono quindi abissali – almeno in termini di sottostante – rispetto all’Italia. Se il Btp scendesse verso lo 0,20-0,30% di yield il Bono entrerebbe allora ampiamente in territorio negativo ma l’eventualità è poco praticabile, sebbene nulla sia impossibile nel quadro completamente stravolto dell’obbligazionario. Inesorabile fare allora un po' di calcoli relativamente alle potenzialità di ulteriori ribassi di rendimento del decennale italiano.

La teoria dà questi valori

In assenza di riferimenti numerici, visto che si entra in un territorio vergine, utilizzando i Pivot Points, estrapolazioni matematiche, si determinano due nuove resistenze per il Btp a dieci anni: se superasse stabilmente lo 0,80% potrebbe scendere prima allo 0,74% e poi allo 0,63%, il che trova conferma con calcoli sia su base settimanale sia mensile. La coincidenza è importante e dà luogo a due barriere da considerare obiettivi di breve/medio termine se il quadro politico italiano rimarrà stabile, se il Covid non tornerà a degenerare e se la Bce confermerà ulteriori passi avanti nella sua strategia. Pensare oggi quindi a una discesa verso lo 0,60%, nel caso più positivo, appare già ottimistico ed esclude eventualità di ulteriori corse delle quotazioni e quindi di successive compressioni dei rendimenti.

Piuttosto potrebbe succedere che!

L’analisi della “yield curve” avvalora questa prudenza. Il livello infatti dei rendimenti negativi coinvolge ancora e solo la scadenza italiana a 3 anni (-0,13%), mentre per la Spagna sale all’8 anni (-0,007%), per la Francia al 15 anni (-0,097%) e per la Germania interessa l’intera famiglia dei governativi fino al 30 anni. Il vero divario comportamentale sta in questo aspetto, che lascia al massimo sperare in una discesa al segno meno – relativamente ai Btp – della scadenza a 5 anni, pur già precipitata allo 0,218%. Qui i Pivot Points fanno supporre, se il trend proseguisse positivamente, resistenze prima allo 0,14%, con coincidenza dei calcoli mensili e settimanali, poi allo 0,04% e infine nell’area del segno meno. Non bisogna infine dimenticare che proprio un mese fa i sentiment dei mercati erano piuttosto negativi rispetto ai Btp per il mese di settembre. Hanno sbagliato. Ora si esprimono in termini forse eccessivamente positivi. Non è che prenderanno una cantonata anche questa volta?