Non c’è pace per le obbligazioni argentine. Reduci da una sofferta ristrutturazione e rinegoziate, nel caso di quelle in $, su Tlx dal 12 ottobre, ora vengono sospese per gli investitori “retail”, il che dovrebbe escludere la categoria dei cosiddetti “professionali”. La comunicazione ufficiale cita in realtà una dicitura un po' equivoca di “restrizione alla vendita”. Ciò riguarda tutte le sei emissioni nel biglietto verde: Argentina 1% Call Sink 09lg29 in Usd (Isin US040114HX11), Argentina Step Up Call Sink 09lg30 in Usd (Isin US040114HS26), Argentina Step Up Call Sink 09lg35 in Usd (Isin US040114HT09), Argentina Step Up Call Sink 09ge38 in Usd (Isin US040114HU71), Argentina Step Up Call Sink 09lg41 in Usd (Isin US040114HV54) e Argentina Step Up Call Sink 09lg46 in Usd (Isin US040114HW38). Allo stesso tempo però arrivano sempre su Tlx tre nuove emissioni in euro, su cui in pochi giorni si sono concentrati gli scambi. Si tratta degli Argentina 0.5% Call Sink 09lg29 € (Isin XS2200244072), Argentina Step Up Call Sink 09ge38 € (Isin XS2177365017) e Argentina Step Up Call Sink 09lg41 € (Isin XS2177365363). 

Se euro deve essere!

Il mercato è sembrato un po' incerto su questa decisione, anche perché gli Argentina in Usd continuano a essere negoziati su altri mercati, per esempio le Borse tedesche. Ed è lì che probabilmente si sposteranno le contrattazioni, sempre che gli intermediari lo consentano per il “retail”, viste le continue restrizioni poste per proteggersi le spalle da eventuali sanzioni o dispute future. Non resta allora che rifugiarsi sulle Argentina in euro? No perché anche loro presentano restrizioni alle vendite per i piccoli e medi investitori, in questo caso comunicate già in fase di avvio delle negoziazioni. Prima di valutare le prospettive future per chi ha emissioni in portafoglio, frutto dell’ennesima ristrutturazione, è il caso comunque di fare il punto sui tre titoli in euro, tutti nominalmente a micro lotto (1 € quello base), su cui si sono polarizzati gli investitori cui è ammesso restare sul mercato. Il 2029 in pochi giorni è salito da 39,3 a 41 euro con scambi abbastanza tonici ma molto frazionati, tipici degli istituzionali. Il 2038 si è mosso di meno, mentre il 2041 ha registrato un trend negativo con minori contratti.

Una decisione inesorabile

I regolatori del mercato hanno fatto bene a chiudere le porte per evitare situazioni come quella dei Venezuela, su cui i piccoli trader operavano in maniera talvolta incauta anche pochi giorni prima del default, e inoltre perché il quadro argentino sembra tutt’altro che rasserenato. L’inflazione continua a crescere e le voci della richiesta di un ulteriore piano di assistenza da parte del Fondo monetario – poi smentite – hanno di nuovo provocato tensioni. Le previsioni economiche sono pessime e in un simile contesto i titoli governativi saranno sottoposti a probabili veloci scossoni da cui è il caso di proteggere le fasce non professionali degli investitori. Che possono comunque fare marginalmente ricorso al settore azionario con Etf sui cosiddetti mercati di frontiera, nei cui indici l’Argentina è presente dal 5 al 10% relativamente soprattutto a società del comparto materie prime e agricole, le due maggiori ricchezze di un Paese dissanguato dalle pessime scelte politiche degli ultimi trent’anni.