La confusione è totale sul fronte argentino. Appena terminata la ristrutturazione del debito con l’offerta di nuovi titoli in sostituzione dei precedenti, ecco che le vendite hanno avuto il sopravvento, con rendimenti di mercato saliti in pochi giorni dall’11 a quasi il 15% e in certi momenti anche oltre. Gli operatori specializzati sul settore ritengono che la debolezza dipenda da due fattori: 1°) strutture cedolari alquanto ambigue e giudicate come irragionevoli; 2°) introduzione di limitazioni agli scambi in dollari da parte dell’Argentina, allo scopo di arginare il calo delle riserve. Di qui le vendite sulle obbligazioni, avvenute in America Latina all’interno di circuiti non ufficiali, nell’ottica di incassare valute forti su cui si ha più fiducia rispetto alla detenzione di titoli di Stato. 

Quotazioni sotto le lente 

Vediamo subito cosa sta succedendo su due delle emissioni più importanti della nuova compagnie. Lo “step-up” con cedola in corso 0,125% in Usd scadenza 2041 (Isin US040114HV54) è entrato sul regolamentato attraverso le Borse di Francoforte, Stoccarda e Berlino, sebbene si trovino i maggiori scambi sulle piattaforme di alcuni broker specializzati. Le indicazioni di prezzo sono scombussolate, con differenze anche di 3-5 dollari. A Francoforte – punto di riferimento solido per il mercato europeo – dai circa 45 Usd iniziali del 10 settembre si è già scesi a 34 Usd, con spread di circa 300 punti base. Indicativamente il rendimento è salito dall’11% al 14% circa, con informazioni però incerte sulle quantità trattate. Eppure la struttura dello “step-up” potrebbe anche destare interesse, visto che allo 0,125% fino al 2021 subentrerà una cedola del 2,5% al 2022 e poi un rialzo al 3,5% sino al 2029 per trovare infine un 4,875%. C’è chi ammette proprio fra gli operatori argentini che questi numeri appaiono un po' casuali e dettati più dal desiderio di lanciare dei bonbon ai detentori di debito che non di costruire un effettivo piano di sostenibile aumento del costo del debito con il passare degli anni. Si diceva dei volumi scambiati: da una nostra analisi sembrerebbe che si sia fermi a Francoforte all’ultima contrattazione il 21 settembre, mentre ieri qualcosa è passato di mano soprattutto a Stoccarda. 

E in euro invece? Lo 0,125% scadenza 2041 (Isin XS2177365363) ha una struttura “step-up” ancora più complessa. Tuttavia viene trattato con spread più contenuti in presenza di quotazioni altrettanto in crollo: dai 47 Eur del 10 settembre si è già scesi a 30-31, con un’accentuazione del calo rispetto alle obbligazioni in dollari. La seduta di ieri è risultata addirittura catastrofica, con un picco al ribasso a 28 euro verso metà giornata. Qui si sono visti però scambi più consistenti.

Rischiosità in forte aumento

Il fatto sorprendente è che non esiste la possibilità di identificare un comportamento omogeneo da parte del mercato. I disallineamenti sembrano voler prendere il sopravvento. Morgan Stanley ha così parlato della peggiore ristrutturazione degli ultimi vent’anni. Possibilità di rimbalzo? Modeste e legate a minori vincoli sugli scambi in dollari. Al punto tale che un indice di rischio obbligazionario del Paese è salito dal valore 80 post ristrutturazione ai 1.350 di ieri. Ciò è causato dal vero e proprio “shock” dovuto al ribasso quasi a quotazioni da default in pochi giorni. In questo contesto si aspetta l’entrata in scena degli Argentina su Tlx, perché se i detentori italiani di debito ristrutturato vogliono seguirne da vicino i prezzi c’è chi ipotizza già un nuovo contesto di trading ad altissima volatilità.