Ci mancava anche questa! L’ouverture dell’Unione europea con la sua prima mega iniziativa di social bond, destinata a finanziarie il programma Sure contro gli effetti economici della pandemia, ha avuto un effetto un po' depressivo per i nostri Btp. Data la fortissima richiesta delle due tranche dal rating AAA - ma AA per S&P - a 10 anni (scadenza 4 ottobre 2030 - Isin EU000A283859 - cedola 0% - rendimento indicativo in emissione negativo dello 0,238% - importo 10 miliardi - taglio 1.000 - quotazione Borsa del Lussemburgo) e 20 anni (scadenza 4 ottobre 2040 - Isin EU000A283867 - cedola 0,1% - rendimento indicativo in emissione dello 0,131% - importo 7 miliardi - taglio 1.000 - quotazione Borsa del Lussemburgo) l’impatto è stato inevitabile: il mercato ha venduto Btp e si è messo in coda per conquistare gli Ue bond, con un eccesso di domanda record per 230 miliardi. Intanto l’Unione si è già collocata al quarto posto nella classifica dei maggiori emittenti di titoli in euro (nelle varie tipologie) subito dopo la Spagna ma preceduta da Francia, Italia e Germania, che sono in testa alla classifica. La valutazione prevalente è che il mercato istituzionale in questa fase abbia deciso di sgravarsi in piccola parte di asset rischiosi per far spazio a quelli più remunerativi e forse affidabili rispetto ai classici Bund tedeschi.

Guerra in casa

Il vero punto interrogativo è proprio questo. Bruxelles rischia di aumentare gli oneri di finanziamento dei singoli Paesi? L’opinione che abbiamo raccolto non va in tale direzione, attribuendo la battuta d’arresto dei Btp come riconducibile a una serie di concause. Una fase di debolezza si è registrata in effetti ieri anche per altri governativi europei, soprattutto periferici, ma il movimento non ha sollevato particolari preoccupazioni. Il successo dei bond Ue si ascrive in effetti in parte alla domanda (37% per il dieci anni e 13% per il vent’anni) proveniente dalle varie Banche centrali del mondo vincolate a investire riserve in euro e che si sono improvvisamente trovate a comprare degli AAA a un costo inferiore dai 35 ai 50 pb rispetto ai Bund. La concorrenza con questi ultimi è quindi evidente e lo conferma il fatto che il debutto dei social bond di Bruxelles sia avvenuto pochi giorni prima varie aste di importanti Paesi europei. La reazione pertanto più evidente è doppia. Il mercato cerca di puntare su rendimenti meno negativi rispetto a quelli finora disponibili nell’ambito dei tripla A ma dovrà tornare a compare periferici per garantirsi yield positivi. Un fattore destabilizzante è entrato quindi a scompigliare le carte più dei primi della classe che non degli italiani.

Anche i vecchi Ue soffrono un po’

Bruxelles non può però cantare vittoria, perché proprio nelle ultime sedute alcune sue precedenti emissioni hanno evidenziato titubanza da parte dei mercati. Per esempio l’Unione europea 3% 2026 (Isin EU000A1GVVF8 - importo 4 miliardi di euro) ha registrato un allargamento degli spread denaro-lettera, con una quotazione che non riesce a ritrovare i livelli pre Covid. Dai massimi a 123 di inizio marzo, dopo un tonfo sui 119, sta navigando sui 120,5-121, come se fosse ancora in convalescenza. 

Ora l’Italia risponderà 

In questo strano conflitto a distanza fra Unione europea e singoli Paesi membri bisogna tuttavia segnalare la replica di Roma, che annuncia una seconda edizione del Btp Futura con scadenza 8 anni e non più i 10 del precedente, ma con un’identica struttura di indicizzazione al Pil. Se ne saprà di più il 6 novembre, pochi giorni prima dell’inizio delle sottoscrizioni (13/11). Una seconda risposta verrà successivamente con la tanto attesa emissione dei Btp “green”, utili per progetti di natura ambientale. Il mercato insomma rischia un eccesso di nuova carta, considerando anche le necessità di finanziamento di molti altri Paesi europei, motivo di incertezza che potrebbe caratterizzare l’ultima parte di questo stranissimo 2020.