Buy, sell, hold e quant’altro: l’azionario è abituato a confrontarsi con report di ogni tipo. L’obbligazionario invece – data l’enorme quantità di emissioni trattate – non dispone di simili indicazioni, privando l’investitore di valutazioni utili per muoversi in maniera adeguata. E’ il caso di strutturare allora delle analisi di bond più significativi scambiati sul secondario, per offrire un quadro di numeri e informazioni che consentano a ciascuno di esaminare autonomamente la validità o meno di una certa scelta. Il nostro non deve e non può essere un suggerimento di negoziazione ma è una verifica di come si muove un certo titolo. Oggi iniziamo con uno strumento abbastanza “popolare”, il Bei 5,5% scadenza 23Ge2023 in peso messicano (Mxn), dall’Isin XS1524609531, a lotto minimo 1.000, con ammontare emesso di 500 milioni di Mxn. La sua frequenza di pagamento cedole è annuale (23 gennaio).

Dove si colloca

Nel quadro delle obbligazioni espresse nella valuta centro americana presenti sul regolamentato italiano il Bei 2023 risulta uno dei meno cari in assoluto, data l’accelerazione delle quotazioni registrate da quasi tutte le emissioni a seguito del taglio dei tassi nell’area monetaria di riferimento. Questi ultimi si attestano nella fase in corso al 6%, con ultima variazione annunciata da pochi giorni dopo la riduzione dal precedente 6,5%. Rispetto alla curva globale dei rendimenti dei bond in Mxn il Bei 2023 si colloca sulla parte bassa, con yield lordo del 4,82% (4,21% netto, godendo di aliquota fiscale 12,5%). E’ pur vero che con la “duration”(sensibilità ai tassi) di 2,58 attenua nettamente il relativo rischio in confronto alla maggioranza degli altri sovranazionali in peso. Inevitabile un raffronto con il Bei 8% scadenza 11Ge2027 (Isin XS1547492410), nella fase in corso nettamente meno scambiato, a causa dell’elevata quotazione a 111,5 Mxn (chiusura ieri). Lo yield lordo di quest’ultimo si posiziona al 5,87% ma con “duration” più elevata di 5,4. Quanto conta nella fase attuale la sensibilità ai tassi? Probabilmente poco nel breve e medio termine, poiché il costo del denaro resterà basso anche in Messico fino a un rilancio dell’economia, sebbene si debba tenere conto della maggiore dinamicità del relativo sistema produttivo, strettamente correlato ai consumi Usa e interni. Quanto è decisivo invece il fattore prezzo più o meno elevato nella valutazione? Non poco considerando due fattori: la forte variabilità in una situazione di contrattazioni generali di mercato poco significative, come dimostra proprio l’8% 2027, che ieri ha perso di colpo il 3%; spread denaro-lettera minori al contrario di quanto avviene per quelli più cari e solitamente meno scambiati.

L’assillo del differenziale

Qualsiasi valutazione deve tenere conto in primo luogo di quest’ultimo paramento operativo. Nel caso del Bei 5,5% 2023 una verifica costante attesta una situazione di spread compresa entro i pur ampi 100 pb, anomali in contesti standard di mercato ma purtroppo generalizzati per bond in valute emergenti nella fase in corso, anche perché l’ostacolo di un book sul Mot limitato da qualche tempo al solo primo livello non agevola la comprensione del problema e anzi lo esaspera. E’ pur vero che il titolo è quotato anche su Tlx – ormai assorbita da tutti i punti di vista da Borsa Italiana – dove il vincolo del book non c’è. Qui gli spread sono un po’ più ampi e superano i 100 pb, mentre la profondità del libro ordini è ottima e progressiva. Le quotazioni di chiusura ieri sera a 101,68 sul Mot e a 102,4 su Tlx, con un disallineamento che consiglia attente verifiche prima di qualsiasi transazione, si confrontano con prezzi sui 101,4 a Francoforte ma anche leggermente sotto su altre Borse tedesche, comprovando come il mercato italiano sia meno conveniente rispetto a quello nord europeo. Infine un dato importante riguarda la volatilità media del titolo, situata sul 7%, inferiore rispetto a molti altri bond in Mxn.

La valuta ancor più decisiva

L’analisi deve infine tenere conto della situazione di estremo stress del cross euro-peso messicano. La debolezza di quest’ultimo è nettissima a seguito soprattutto della crisi economica da coronavirus negli Usa e del crollo del prezzo del petrolio. Sui 25,8-26 della chiusura di ieri si colloca di poco sotto i minimi storici a 27,35. Gli analisti di Commerzbank ipotizzano un ipotetico traguardo a 30, che giudicano però più psicologico che reale. Il calcolo di pivot point matematici porta a queste ipotesi: supporti per il peso (e quindi resistenze per l’euro) a 27,2 e infine a 28,2. Un rafforzamento si manifesterebbe invece – con il sostegno in tal caso dell’analisi grafica - alla rottura di 25,5 e successivamente di 23,37 ma una vera inversione avverrebbe solo al ritorno sotto i 22, dove si posiziona al momento la media mobile a 200 sedute.