Il risiko bancario italiano fra Intesa e Ubi è stato protagonista per tutta la seduta di ieri ma ha avuto effetti modesti in ambito obbligazionario. In primo piano due altre vicende, che analizziamo naturalmente in chiave operativa: l’arrivo di Intek e la situazione dei bond argentini.

Finalmente Intek

Le previsioni erano indirizzate alla cautela ma l’atteso esordio sul Mot del nuovo Intek Group 4,5% Fb2025 (Isin IT0005394884) è stato più che favorevole, con una performance a fine giornata dell’1,75% e un trend rialzista per l’intera seduta, favorito da scambi significativi. Si impone qualche prima considerazione da quanto ha evidenziato il grafico: i 102 euro sono alla portata del titolo se si considera un massimo intraday a 101,78 rispetto all’apertura a 100,39. Il mercato è sembrato quindi prudente all’inizio per poi accelerare e caratterizzarsi per volumi in crescita. Poche le candele sul minuto rosse e concentrate nella prima ora di contrattazioni, con uno spread contenuto in circa 10 pb. Un primo bilancio consente pertanto di sostenere che è entrato in scena un nuovo protagonista nel novero dei bond da trading stretto. Occorrerà naturalmente che i contratti restino elevati, dell’ordine almeno di 400-500 al giorno.

Fra Ubi e Intesa vince la prima

Il confronto post annuncio del merger è inesorabile. Successo per Ubi, le cui emissioni subordinate Tier 2 hanno battuto quelle di Intesa Sanpaolo in un raffronto diretto. Ad avvantaggiarsi maggiormente l’Ubi 5,875% 2029 (Isin XS1958656552), il che è risultato un po’ strano se si considera la sua elevata quotazione a 117,2 euro. Inevitabilmente modesti i volumi, trattandosi di un’emissione a taglio 100.000. Le altre obbligazioni dello stesso tipo presenti sul Mot si sono limitate a performance marginali ma pur sempre migliori rispetto al risultato del Tier 2 di Intesa a piccolo taglio quotato su Tlx. L’Isp Tv Sub 30gn2022 (Isin IT0005118838) ha infatti chiuso con un -0,05%, sebbene reduce da settimane di lento progresso. Sulla linea piatta l’Isp-Tv Sub 26st2024 (Isin IT0005279887 – taglio 100.000 euro), che pur riconosce una cedola dell’1,52% con quotazione poco sotto 101.