Sono il frutto di un lontano passato ma i bond in dollari ad altissima cedola di Brasile (12,25% - scadenza 2030 - Isin US105756AL40 – taglio 1.000), Russia (12,75% - scadenza 2028 – Isin XS0088543193 – taglio 10.000) e Turchia (cedola 11,875% - scadenza 2030 - Isin US900123AL40 – taglio 1.000) rappresentano sempre un punto di riferimento per gli obbligazionisti italiani, sia cassettisti sia trader. La situazione dei tassi Usa li ha portati ormai a livelli di quotazione molto alti, il che rappresenta un’occasione per fare il punto sulle curve dei rispettivi rendimenti, considerando tutte le emissioni in Usd dei tre Paesi.

Brasile (rating BB-) al 5%

Il 12,25% ha visto salire – complice la crisi Covid – lo yield dal 3,5% di marzo all’attuale 5% (quotazione a 157 $) ma al culmine della pandemia aveva superato il 6%. In una mappa di confronto fra tutte le obbligazioni brasiliane in Usd è battuto da altre scadenze molto lunghe, che caratterizzano l’emittente, quasi sempre contrassegnate però da elevata volatilità. La migliore in assoluto è la 5,625% scadenza 2042 (Isin US105756BY51 – taglio però 200.000 Usd), che quota indicativamente sui 104 con yield al 5,4%. Volendo mantenersi invece sul fronte dei piccoli lotti si mette in luce la 7,125% scadenza 2037 (Isin US105756BK57 – taglio 1.000 Usd), che sui circa 120 $ garantisce un rendimento al 5,3%, rappresentando un buon compromesso rispetto a tutti gli altri bond brasiliani in valuta forte.

Russia (rating BBB-) al 2,5%

Il 12,75% è di nuovo sceso su micro rendimenti, con un 2,5% (quotazione 173 $) nettamente inferiore rispetto soltanto a metà marzo, quando aveva raggiunto il 4,3%. Sta per riavvicinarsi inoltre ai minimi del 2017. Tutto il fronte russo è caro e lo dimostra il 5,625% 2042 (Isin XS0767473852 - taglio 200.000 Usd), che in poche settimane ha visto il rendimento crollare dal 5% al 3,4%, con una quotazione ora sui 133-135 $ mai toccata in passato. Succede così che convenga quasi il 4,5% scadenza 2022 (Isin XS0767472458 – taglio 200.000 Usd), che – se comprato bene con un ask mirato – può anche assicurare l’1,4%, più opportuno rispetto agli yield dei lunghi, molto esposti in termini di “duration”.

Turchia (rating B+) al 6,6%

Dei tre resta il più speculativo e lo conferma proprio la valutazione di credito, la minore in assoluto. L’11,875% (quotazione sui 137 $) si conferma inoltre volatile, perché esposto alle contraddittorie notizie economico-politiche del Paese, con uno yield che dal quasi 10% di aprile è diminuito all’attuale 6,6%. I tempi dei 160 Usd sono lontani e probabilmente irripetibili. Ciò non esclude che il mercato abbia visto giusto nel puntare su Ankara e dintorni, spinto da valutazioni positive, che si stanno però attenuando poiché le quotazioni sono già salite parecchio. Sulla complessa mappa delle tante emissioni turche in dollari conviene guardare alle scadenze a 6-7 anni: per esempio alla 4,25% 2026 (Isin US900123CJ75 – taglio 200.000 Usd), che prezza sui 92 $ con yield di circa il 6%. Su un lotto basso invece si mette in luce la 7,375% 2025 (Isin US900123AW05 – taglio 2.000 Usd), trattabile sui 106 $ con yield al 5,8%.