La violenta diffusione del coronavirus rappresenta un forte pericolo per i titoli di Stato italiani, soprattutto in presenza di un panic selling sul fronte azionario. E subito ieri lo si è temuto, dato un improvviso balzo per il rendimento del decennale dallo 0,90% all’1%. In realtà si è assistito soprattutto a debolezza iniziale, con successivi rialzo delle quotazioni e ridiscesa dello yield nel primo pomeriggio sotto lo 0,93% e una chiusura a 0,97%. Scampato pericolo quindi? No, perché un’analisi più approfondita dei singoli titoli sull’intera curva evidenzia elementi di instabilità che riportano indietro nel tempo. 

Corti e medi un po’ in affanno

La conclusione di seduta ha registrato infatti debolezza soprattutto per le scadenze corte e medie. Qualche esempio spiega la situazione. Il 5,5% 2022 (Isin IT0004801541) ha visto nettamente invertire il segno di molti indicatori tecnici, passati violentemente sul “sell”, sebbene si debbano segnalare scambi modesti. Il 2,45% 2023 (Isin IT0005344335) ha fornito indicazioni simili, con in particolare l’oscillatore di momentum – utile per valutare la velocità di movimento dei prezzi – scivolato sul negativo. Situazione analoga per l’1,85% 2024 (Isin IT0005246340), sul quale la media mobile a 10 sedute si è inclinata al ribasso. Potremmo proseguire con tante altre valutazioni ma la sintesi porterebbe allo stesso risultato: il sentiment su questo tratto di curva è peggiorato, sebbene però più nelle indicazioni tecniche che non nelle variazioni percentuali.

E i lunghissimi invece?